domenica 26 aprile 2020

Cal Loop devotion report. A look back to my Canyons 100k.

Should we turn left now?mi chiede il ragazzo che corre con me lungo Main Road. Dovremmo girare a sinistra adesso? Ma come, e me lo chiedi pure? La mia risposta yes sir, just take the most iconic left turn in the ultrarunning world, sì, la curva a sinistra più famosa, iconica e suggestiva probabilmente della storia del nostro sport. 

Un angolo secco, e un cartello chiaro: California Street.

Okay, uno dei miei soliti flashback. La mattina del Venerdì decido di fare un passo qui a Foresthill. Un po´per prendere coscienza del posto (mi piace sempre conoscere in anticipo il percorso dal mio bnb alla zona di partenza, la situazione parcheggi, la logistica, ecc..), e un po´ovviamente per cominciare a respirare l´aria del´evento. 

I ragazzi che montano su la zona di start e finish line, l´instancabile Paulo che scorrazza su e giù da Auburn con il suo mostruoso pick up, Chaz e Chris a coordinare tutto. 

In più, tutto quanto immerso in un Sole del mattino spettacolare, già caldo ma assolutamente confortevole, con questa luce della California che se non l´hai mai vista è meglio che corri a farti un biglietto aereo subito. 

Passeggio un po´su Main Road. Sì, voglio andare a quella curva, voglio vedere il cartello, voglio percorrere qualche centinaio di metri di asfalto prima dell´inizio del sentiero, della lunga picchiata verso l´American River. 

Sono in piena Terra Santa, tutto esprime sacralità qui. Ho un attimo di pelle d´oca e fiato corto. 

Finalmente ci sono, qui è dove comincia il sentiero: il leggendario Cal Loop.

Okay, torno al presente, a questo Sabato caldo e tosto, pieno di corsa e bel racing. 

Ho appena lasciato l´halfway point di Foresthill, con tanto di incitamento del grande Rick. A parte che ho appena perso gli occhiali da Sole (e da vista, argh!) a Vulcano Creek, e dall´incazzatura mi sono corso quasi tutta Bath Road, e che quindi mi aspetta un bel pomeriggio di visiera sulla faccia in stile Hal Koerner, sto benissimo. 

Sono entrato bene in ritmo e pacing e strategia alimentare stanno funzionando bene. Piano piano mi faccio strada attraverso il pack, qualcuno è già un po´cotto, altri se la godono, e lì davanti c´è battaglia vera (che belli che sono gli switchbacks, avere la possibilità di tifarsi e incoraggiarsi a vicenda tra top runners e mid- e backpackers è davvero una grande esperienza, e ti da pure un certo senso di prospettiva). 

Il ghiaccio fa il suo lavoro negli armsleeves, e sul collo, e tutto sommato mi sento ancora abbastanza fresco quando finalmente incontro di nuovo il sentiero. 

Ora siamo io e il Loop, giù fino a Rucky Chucky AND back. Sì, il più lungo e difficile switchback della giornata probabilmente, ma sono anche le miglia che ci riporteranno a casa finalmente.

Scendo bene di buon trotto, saluto i runner della 25k che stanno risalendo e più tardi i top della 100k, anche loro sul proprio home stretch che per i top two delle due classifiche significa anche Golden Ticket. 

A ogni mini creek, a ogni ruscello, investo una trentina di secondi per bagnarmi cappello, braccia, gambe, tutto. 

Continuo a recuperare gente nel frattempo easpetta, ma quella è Kathy D´Onofrio! Pacer del Cinghiale a States, ma anche leggenda vera del WS trail: per dire, questa si giocava la WS con Ann Trason tra ´80 e ´90. 

Tiro giù ormai fino al fiume, in una cornice di colori e profumi che solo il Cal Loop in Primavera può regalare. Mi dicono che c´è tanta Poison Oak in giro: io che non so come sia fatta, nel dubbio stavolta non tocco niente e resto pienamente sul sentiero. 

BOOM, alla fine di questo meraviglioso e burroso single track ecco una bella coltellata sotto forma di rampa di fire road in pieno Sole. 

E´di fatto Ford´s Bar, AKA Cal 3, dove oggi però non c´è una Aid Station ad aspettarci. Solo The Queen, la meravigliosa e regale Meghan, che come un puma inferocito si mangia letteralmente Kellie Emmerson proprio di fronte a noi e va via leggiadra, con sorriso spietato e compiaciuto. 

Il fiume finalmente, e laggiù la AID (eh sì è proprio in corrispondenza del river crossing, ma quella sarà roba per Giugno semmai). 

Strategia solita e si riparte in fretta, che c´è da far rotta ora finalmente verso Foresthill. Mi sento anche meglio rispetto alle ultime miglia, recupero un paio di coppie runner-pacer e maciniamo queste 15 miglia di ritorno, correndo spesso e lavorando duro. 

Dopo Cal 2 ancora l´elevator shift, e poi via di corsa in stile A-Train con Meredith e la sua pacer verso Cal 1. 

Resto solo proprio dopo Cal 1, un po´di sensazione da sitting duck, sento le voci dietro di chi viene su. Forse la fermata a Cal 1 mi ha tolto un filo di ritmo. Vado su di power hiking deciso, soprattutto accellero prima delle curve e dei tornantini, non voglio farmi vedere da chi sta dietro, voglio sparirepresto dal campo visuale di chi mi insegue. E soprattutto voglio tenere lo score pulito (nessuno mi ha superato nelle ultime 35 miglia). 

Shit, non ci riesco, arriva su Laura che va al triplo di me e mi lascia lì (pazienza dai, l´avevo presa io ancora a Michigan Bluff e ci eravamo un po´inseguiti per tutto il giorno). 

Ma poi basta, mi dico. Voglio l´asfalto finalmente, da lí solo mezzo miglio o poco più, e lì so, sono sicuro, che nessuno oserà anche solo pensare di raggiungermi. 

Il Cal Loop così è alle spalle, imbocco finalmente Main Road e sento voci e musica dal traguardo. 

E´fatta, Eric Schranz di URP (un idolo e un maestro) annuncia il mio nome e due cose a caso che avevo scritto nella interview di UltraSignUp. 

Taglio il traguardo, qualcosa sotto le 15 ore, come pensato e sperato. 

Chiacchiere e bibite fresche, ma poi è già tempo di rimettersi in auto e fare rotta verso Auburn. 

Non prima di aver dato ancora un´occhiata a quel cartello. 


Ci vediamo presto Cal Street. 

It´s always Canyons. Or never. 


sabato 1 febbraio 2020

About Kobe, life and love.

Kobe Bryant was my idol. 

Now this is already something special for me, being definitely not the kind of person that tends to idolize somebody. 

But he was my idol, my inspiration, my hero. He was invincible to me, immortal. Indeed he had to be here forever, he was meant to be here forever. Because heroes never die, legends never die. 

That is what he was; that is what he is still: a legend. 

We were pretty much same aged. In fact I pretty much grew with him. I remember when he was drafted, I remember his airballs against Utah, and of course I remember his titles, the 81-point game, the redemption; every of his All Star Game appearances, every of his buzzer beaters, every high and low. 

Yes, he had many highs and lows. And the lows were really deep, as much as high his highs were. 

I remember I wanted actually to be like him, even if I can not hoop at all. I barely know the rules of basketball actually. 

But the fact is, that Kobe was much more than a basketball player. He became an icon, again, something special. He became a mentality, a mindset, a way of life. 

I had his poster on the wall a couple of years ago, I had the newspaper page after the 61 points game at the MSG on the wall as well. 

I was working at the University back in those days, and I remember I just wanted to go out every day and kill everybody just because he was doin´the same the night before on a court. 

I never was a Lakers fan. I never was a fan of a particular franchise. I was just a fan of him. I was shocked that morning after the injury against GSW, thinking this was it: my idol was done with his career, I would have never seen him again, ever. 

Than he returned of course. Yes he was aging, yes he was not the same anymore, at least in terms of speed and strenght, but man, the guy was a monster; a monster of will, grit, determination. A beast. 

And so I wanted to be too. 

All the twenty years of inspiration and magic that he put night in and night out on the court, all of this came to a perfect ending with the 60s against Utah, again. And then I was fine: a sweet melancholy, watching my idol taking his last steps to te locker room, letting the mic drop with his legendary "Mamba out". 

Still I didn´t know. Still I didn´t know that his story was tight at the beginning.

He would have been the most inspirational father, husband, writer, podcaster, author, coach of this and the next era. 

His next 40 years would have been much better than the first ones. 

He would have written many books, produced many movies, taken many interviews and speeches. 

Yes, speeches. I still cannot accept that I will never hear his HOF induction speech late this year, together with Kevin´s and Tim´s ones. 

Everyday, every fuckin´day I checked YT for a new interview, or podcast, or speech. Everyday I was reading something about him, about his next book or movie. 

Or about his fatherhood. Yes he was a hell of a dad. And even if I have no children, watching him, like the black mamba, that merciless kind of beast, being the best father in the world, growing and coaching his girls, was really inspirational: it made me happy, and in peace. 

Now he´s gone. He and Gianna and the other seven people involved in the crashed. 

So this week I stopped. I stopped for a few days, and reflected about everything. 

About life and love. About how short life can be, and how deep love can be as well. 

Love for the things that you do, love for your loved ones, love for yourself. 

Even love for this crazy fucked up world. 

Today I went out for a run again. Nothing special, an hour or something. 

But enough, to understand that now, more than ever, it´s important to remember how thin and precious life can be. 

Do what you love, give love to your loved ones, to your passions, to your place and time. 

Because all of this is unique, for everyone of us. 

Manu


"Heroes come and go, but legends are forever".