lunedì 16 febbraio 2015

Distance vs Time on feet: una riflessione personale

Eccoci qua. E visto che questo weekend sono rimasto a riposo mezzo segato da mal di gola e sintomi influenzali assortiti, per una volta niente recap settimanale, niente immagini di panorami epici, niente selfies o foto al monitor del Garmin (vabeh, quelle non le metto mai: se mai cominciassi, rinchiudetemi). 

Bene, visto che con questa premessa mi sono così assicurato che i miei 6 lettori siano scesi già a 2 (forse), posso cominciare a parlare di un argomento, diciamo così, "teorico", che però mi sta molto a cuore, e del quale ho già forse accennato in qualche post precedente. Ovverosia, il confronto-rapporto tra distanza percorsa (potrei metterci dentro pure la grandezza "passo/velocità", ma magari questa la tengo buona per un'altra volta) e tempo sulle gambe, in tutte le sue declinazioni possibili. Lo spunto mi è stato dato per altro da un paio di scambi dialettici veloci con alcuni amici e compagni di corsa.

Partiamo da un presupposto. Siete ancora in tempo per evitarvi di ciucciarvi tutta questa minestra, prendendovi un testo di riferimento a caso dell' Anna Amalia del trail running (così a caso: Powell, Koerner o la spettacolosa e sempre attuale Guide to Trail running di Adame Chase e Nancy Hobbs). Non scrivo nulla di nuovo, anzi. Semplicemente, desidero riportare uno spaccato della mia personale esperienza con la materia, maturata in questi anni di trail running e ancor più recentemente in questi mesi di cammino verso SDW.

L'oggetto del contendere è in sostanza cercare di capire quale dei sopracitati fattori (ripeto un'ultima volta: distanza percorsa e tempo trascorso a girare) sia "più importante" (detta in maniera molto facilona) quando ci si appresta a preparare una ultramaratona (eh certo, io che ho fatto finora UNA ultramaratona, posso certo avventurarmi in questi discorsi istruttivi e concettuali, tse...).

Avendo iniziato a correre "su strada", così come tanti che in un modo o nell'altro si avvicinano al trail running (migrazione sempre più in espansione, ma questo sarebbe poi un altro discorso) ho sempre avuto lo schema in testa del "più km faccio e meglio è". Per me il problema di passo e velocità non è realmente mai esistito, perchè semplicemente non ho velocità, e dunque il determinare qualche improbabile progresso podistico passava giocoforza da guardare che la tal serata avevo corso 10 km invece che 8, e cose così. E sono andato avanti così a lungo, anche quando ho inziato a correre su sentiero (soprattutto perchè ho continuato pur sempre ad allenermi su strada, fino almeno al mitico Inverno in compagnia del mio Sensei). 

Mettiamola così: su strada viene più facile, data la relativa regolarità e ripetitività del terreno, concentrarsi su grandezze quali minuti al km o km totali percorsi, e così via fino alle più classiche routine di preparazione alle distanze da strada (maratona compresa), che contano di un lungo di tot km ogni tot settimane, o di tot km a tot minuti al km ogni tot di giorni (la sfida della serata è rileggere l'ultima riga 10 volte di seguito...).

Stringendo un po': su sentiero, è tutto un altro gioco. Direte, hai scoperto l'acqua calda. Sì, assolutamente, dico un'ovvietà totale...e però le ovvietà si finisce per comprenderle nel momento in cui le si vive sulle proprie gambe. Così è stato per me. Vuoi per "mancanza di stimoli" a cimentarmi in mega lunghi su asfalto dalle mie parti, vuoi al tempo stesso per la necessità di produrmi in un'uscita lunga più o meno con cadenza settimanale (e soprattutto: su un terreno il più possibile simile a quello su cui si svolgerà SDW - e grazie a San Bryon Powell e al suo tabellone di riferimento), ho cominciato a uscire sui trail qui intorno, senza preoccuparmi - per la prima volta nella mia "carriera" di corsa - di passo al km o di kilometri percorsi a fine giro. Uscire per il piacere di farlo (e ok), ragionare sulla strategia di pacing (di cui ho già scritto), e soprattutto mettere via ore e ore all'aria aperta. Ore di corsa e cammino, ore di tentativi con la strategia alimentare - tutt'ora in corso - ore ad ascoltare corpo e testa, a preparare soprattutto la seconda all'idea di star fuori 50 miglia a mangiar sentieri. Perchè è questo, almeno credo, l'obbiettivo di un percorso di allenamento: la creazione di una condizione di equilibrio psicofisico da poter portare il più possibile dentro la tua sfida, la tua gara o più semplicemente la tua giornata.

Oh intendiamoci, non sto dicendo che lo speed work e cose così non abbiano cittadinanza nel trail running, figuriamoci. Però...però...dico solo che se parliamo di lunghi, giocoforza il tempo che impieghiamo la' fuori assume un ruolo predominante, ripeto, sempre nella mia limitatissima esperienza.

"The slower...the better" è il mio mantra in queste uscite lunghe, perchè per quanto possa sembrare paradossale, imparare ad andare piano diventa decisivo per vedere il traguardo di una ultra (e soprattutto per capire le reazioni chimico-fisiologiche che giungono con il passare delle ore, che si tratti di bonking alimentare o più semplicemente nervoso).

Ecco, appunto, riflessioni a caso figlie di una serata a guardare l'agenda e a scoprire che ne mancano 7, di settimane, a SDW (diciamo, 5 più il tapering). Come dire, adesso arriva l'ultimo mese e mezzo di lavoro pesante, di sudate, e appunto...di ore su sentiero. 

Read you next.

Manu

fueling...
 


domenica 8 febbraio 2015

One of those days...

Evvai che la prima settimana di Febbraio è già in archivio. Tra km, nevicate e vento gelido, questo mese sembra pure partito bene. E allora vai con il solito miscuglio di cose scritte a caso.

Parto da Domenica scorsa, 1 Febbraio. Succede che si trattava del primo lungo dopo il "salto" della settimana precedente, e in generale di un lungo inserito in una settimana piuttosto stanca, lenta e impegnata. Insomma, non è che ci fossi arrivato benissimo quanto a morale e cazzimma. Però si imponeva assolutamente una nuova uscita per sentieri, un po' perchè appunto erano 15 giorni che non mettevo su le Grit, e un po' perchè qualche ora nella Foresta per me è anche momento di rifugio, di osservazione su me stesso, di pensieri in libertà e di tanta ricarica. 

Ari è al lavoro e così ho tutta la mattina per me. Fuori nevica, ma è un neve un po' bagnata, piovosa. Pazienza, farò del mio meglio come sempre.

Tra l'altro stavolta fanno il debutto ufficiale su un lungo gli splendidi pantaloni bracaloni Kalenji; oh yes, alla fine li ho trovati. Dopo spedizione al Decathlon di Mullhouse infatti, oltre ad aver trovato una stratosferica sottomaglia da sci con maniche lunghe e un altro paio di cosette (tra cui, la fondamentale bussola che fa parte del mandatory gear per SDW), ho messo finalmente le mani sui pantaloni Kalenji lunghi e "tre quarti" da vero freeballs come piace a me. Basta quindi con tutta questa lycra (no scherzo, l'ho usata ancora questa Domenica) però almeno adesso riesco a far girare l'aria in cantina e allo stesso tempo ad avere le gambe un minimo coperte, senza sentire quella - per me - fastidiosa sensazione di compressione che dà la lycra appunto.  

Ma torniamo al giro. Ecco, come se non bastasse stavolta ho fatto un erroraccio di tipo alimentare. Infatti, in luogo delle caramelline Poweshot vitaminiche (ovvero, senza caffeina) ho preso per sbaglio la busta di quelle con la caffeina, al gusto cocacola. Ora, sembra una cazzata, ma per me che alterno volentieri i normali gel alle caramelline e ai wafer (che a 'sto giro proprio no ci sono), e che però non mangio così volentieri caffeina (solitamente faccio così: dopo 40 minuti un gel con caffeina, eppoi uno circa ogni 3 ore),è un problema. Perchè vuol dire che dovrò mangiare più gel (ma non ne ho a sufficienza) e poi bombarmi di caffeina  neppure Carmencita del Caffè Paulista.

Comunque sali e scendi e di qui e di là, alla fine sono venute fuori 4 orette piene, con l'unico inconveniente dato dal terreno: infatti nel bosco sotto alla neve appena fresca c'era un bello stratto di ghiaccio duro, e vi assicuro che a fine giro avevo piedi e caviglie belle provate (perchè comunque ti sembra di appoggiare sul morbido, ma sotto è pieno di sassi e radici ghiacciati che in più non vedi, e quindi ti trovi sempre ad aggiustare il passo, più di quanto già non si faccia su trail). Ma sì che poi che caspita mi lamento. Via un bel lungo, doccia calda a casa e pomeriggio di sdivanata totale. Va bene così.

E veniamo a questa settimana vah, che il calendario scorre e siamo adesso siamo a meno di due mesi da SDW.

Fatte riposare le gambe al Lunedì, al Martedì mattina presto, molto presto, ho infilato le Kinvara e sono andato a girare un po' per il paese. Un'oretta tranquilla prima di iniziare la giornata, ci voleva per mettere a posto testa e morale.

Al mercoledì poi, gloriosissima uscita in compagnia di Ari (che stavolta ha corso pure lei) nel tardo pomeriggio. Discorsi e risate, un fantastico easy run come da tantissimo non mi capitava di fare, molto bene.

Giovedì poi ancora un'oretta tranquilla, ancora con le Kinvara, pur se stavolta il Lielerweg era bianco di fresca spolverata di neve. Però mi sono ancora sentito abbastanza a posto, pur al terzo giorno consecutivo di uscite, e quindi anche la fiducia è andata in crescendo.

Venerdì pomeriggio trascorso in MTB in compagnia di Ari per andare fino allo spaccio di Pwerbar e fare scorte, e veniamo finalmente al Sabato, giorno di lungo.

Stavolta infatti decido di tornare alle origini e di fare l'uscita lunga al Sabato invece che alla Domenica come era stato in questi mesi. Il motivo è essenzialmente uno: c'è un Sole spaziale. Una roba che davvero non si vedeva da mesi e mesi, e pur se da queste parti Sole significa freddo, a me va benissimo. L'umore è seubito positivo, le gambe stanno bene e c'è voglia di uscire. In più, visto che con Ari abbiamo poi rinunciato ad andare a Titisee a vadere la Coppa del Mondo di Skispringen, decidiamo che oggi è pure giorno di gita insieme. Dunque, avrò con me la mia pacer su MTB e fotografa ufficiale!

Colazione sostanziosa ma non troppo e per le 10 siamo fuori. Primo pensiero: madonna che freddo (la T°C resterà tutto il giorno tra gli 0 e i 4 °C). Secondo pensiero: che spettacolo! Sole pieno, non c'è una nuvola, e l'armonia di colori tra il Blauen completamente bianco e il cielo di un azzurro profondissimo, è roba che non si può spiegare.

Oggi tra l'altro troveremo i Weg ancora sostanzialmente innevati, e quindi ci sarà da divertirsi!


Oggi questo sarà il mio parco giochi

 Non ho obbiettivi particolari di tempo o km da percorrere. Ho solo voglia di andare. Mi sono caricato un po' di cibo nello zaino e il fido handbottle per il liquidi, stavolta ho preso anche le Shots giuste e gli irrinunciabili wafer, in più sono in compagnia...alla grande, si va.

I sentieri sono quelli ormai conosciuti. Oggi c'è solo un po' la preoccupazione di trovare qualche divieto, perchè essendo Sabato, pur se non è più stagione di caccia è però periodo in cui si fa la legna e si tirano giù un po' di alberi. 

Questo lo aggiungiamo alla rubrica "Runner avvisato..."

 E decisamente non è il massimo girare in Foresta tra ruspe e motoseghe in azione. Ma anche da questo punto di vista saremo fortunati tutto il giorno, con solo un passaggio in prossimità dei taglialegna - ma comunque in sicurezza - e una deviazione dovuta invece ad un Weg appositamente bloccato.


Sulla collina di St. Johannis

 I km e le ore passano via veloci tra chiacchiere e tante belle foto, io sono tornato finalmente al mio piano alimentare tradizionale (Gel, shots e wafer in alternanza, con in più stavolta un esperimento con una deliziosa Banana-mirtillo mousse sempre made by Powerbar: promossa a pieni voti), mi sento bello carico e le gambe girano bene. Madonna che differenza però, quando ci sono Sole, luce e colori. Ti senti proprio bene, percepisci quasi un senso di appartenenza a tutto questo, quasi un ritorno ad una dimensione più naturale del nostro essere...vabeh, robe che voi conoscete e sapete spiegare molto meglio di me.

Che giornata!

Cavolo però, il tempo passa veloce per davvero. Non me ne accorgo nemmeno infatti e sono già alla porta delle 6 ore di uscita. La chiamo "porta", essenzialmente perchè da lì in poi per me è territorio inesplorato, sia in termini di tempo sulle gambe, sia per quanto riguarda più semplicemente la distanza messa sotto i piedi, al netto del tipo di terreno di volta in volta incontrato.

Sul Planetenweg...deep into the miles...

 Da qui dunque, entro in una dimensione nuova, e i "sensori" che già tengo sempre accesissimi in ascolto di rumori e meccanismi di corpo e mente quando corro a lungo, stavolta sono ancora più attivi. 

Eppure mi sento sempre a posto: non dico fresco come al mattino, ma certamente in equilibrio alimentare perfetto (come poi verificherò una volta a casa) e soprattutto in the zone: mi godo la mia corsa, la compagnia, l'ambiente (bellissimo, adesso il Sole viaggia verso il tramonto e la luce ha assunto un colore completamente nuovo, di un giallo fuoco spettacolare) e penso a quanto sono felice a vivere tutto questo.

Volgiamo verso casa, l'aria si è fatta più fresca ma il pensiero del nostro traguardo ci scalda pensieri e gambe (e pure l'immagine di una pizza con bresaola e Bismark accompagnata da una buona Weiß, che si fa sempre più strada nella mente, contribuisce al morale). 

Passiamo il nostro Robie Point (breve spiegazione: da buon disadattato running-nerd ho dato a molti settori del mio percorso solito il nome di alcuni tratti celebri della WS, e così nelle mie uscite in foresta per un attimo mi trovo a passare sul Cal Loop, a Foresthill (circa 600 mt di paesino), agli Auburn Lakes, fino ad attarversare il No Hands Bridge e appunto, quando entro di nuovo in paese, il Robie Point) e percorriamo l'ultimo miglio ormai con le luci della sera (incredibile, pensare che eravamo partiti alla mattina con il paese ancora addormentato). 

Fermo il Garmin. 8 ore tonde. Circa 34 miglia percorse. Una giornata semplicemente perfetta, veramente non riesco neppure a ordinare dei pensieri sensati per descriverla.

Così in totale casualità però, mi viene in mente una cosa che ho pensato ieri. Ho avuto infatti la conferma, di quanto un percorso di allenamento, inteso come l'alternarsi delle settimane e dei mesi precedenti ad un evento a cui vogliamo partecipare, sia davvero quasi più "importante", di sicuro più ricco, pieno e intenso dell'evento stesso. Perchè poi una gara in sè, è una singola giornata, di grande festa semmai dopo tante giornate trascorse a macinare chilometri o miglia che siano. 

Invece l'allenamento è proprio bello, perchè lo vivi ogni giorno, anche e soprattutto quando non corri. Lo si pensa, lo si immagina, lo si scopre strada facendo come mi è capitato di fare ieri. Lo si condivide con chi ti sostiene sempre (Famiglia e Amici, tutti rigorosamente con la maiuscola), e diventa esso stesso tesoro fondamentale di nuovi limiti esplorati e nuove esperienze e insomma...ci siamo capiti.

Che poi si corra 30 minuti, un'ora o 24 ore come quei veri Inglorious bastards che sono i miei companeros del Terzo, che si mangiano le 100 miglia (senza immaginarle), non conta veramente nulla. Quindi basta con queste robe del "io ho fatto solo 10 km" e cose così. Non è la distanza percorsa, e in questo caso neppure il tempo trascorso a correre. E' l'esperienza che conta, il goderne ogni momento e farlo proprio, conoscere i propri limiti ed essere pronti e motivati ad esplorarne di nuovi. Questa è semplicemente corsa.


On Trail.

Manu

lunedì 2 febbraio 2015

Il mio Gennaio...e altre cose.

E rieccoci di nuovo a buttare giù due righe!

Nelle ultime settimane ho avuto un po' poco tempo e le giornate sono volate, complice anche la ripresa della routine normale post-festività, e allora provo adesso a fare un po' un punto della situazione alla fine del mese di Gennaio.

Due considerazioni a margine. La prima: mi piace scrivere di quel che faccio o di come lo faccio, a maggior ragione perchè ora è tutto un proliferare di gente che fa la segretona e non racconta nulla, salvo poi arrivare Paleozoichesimo al VK della Formaggetta di Roccaverano; in secondo luogo, un grande vantaggio di avere un blog che leggono (forse) in due o tre, è che almeno si ha un contatto diretto con chi ti legge, e visto che è bastato che per un paio di settimane non scrivessi nulla perchè dal pubblico si levassero voci di protesta per un così lungo silenzio, eccomi qui più carico che mai a pestare cose a caso sulla tastiera.

Dunque, Gennaio dicevo. Bel mese. Sostanzioso, per quanto concerne le miglia percorse e pure per i bei lunghi che ne sono usciti. Con l'eccezione infatti proprio dello scorso weekend, nel quale (per la prima volta da Ottobre, ovverosia dall'inizio del mio percorso verso SDW) non ho fatto un'uscita lunga, nelle Domeniche di Gennaio ho messo su delle belle avventure in Foresta, tutte sopra le 4 ore, con il culmine due weekend fa, quando mi sono spinto (vabeh, per me è ancora un limite poco conosciuto) fino alle 6 ore di uscita, favorito pure dalla compagnia "a pedali" di Ari, insostituibile pacer e pure fotografa.


Questo è Schwarzwald!

Diciamo poi che sia come tempo sulle gambe (lo ribadisco sempre, per me IL parametro di riferimento per valutare un allenamento di trail running) sia come distanza totale percorsa, ho tutto sommato eguagliato il mio record di sempre, ritrovando quantomeno una serie di sensazioni rimaste in un cassetto nei precedenti due anni. La differenza in questo caso è stata il poter arrivarci con una base più solida e lineare rispetto al 2013, e di conseguenza anche come gambe e testa mi sono sentito sempre lucido e presente, continuando tra l'altro anche i vari esperimenti di tipo "alimentare". 

La cosa interessante ad ogni modo è che anche la preparazione di una ultra "primaverile" costituisce per me una novità, in quanto tutto sommato si è "costretti" - tra mille virgolette - a pianificare i lunghi nei mesi invernali, quando magari un divano accogliente o l'arrosto della suocera o mille altre tentazioni ti indurrebbero a stare a casa, piuttosto che ingolfarti le gambe di freddo e neve (come è stato questa Domenica). Dunque bene così, tutto esperienza che entra a livello di testa, e siccome sono convinto che quest'ultima continui ad avere un'importanza cruciale, se non totale, nella costruzione di un (ultra)runner, vado avanti così cercando di migliorare questo aspetto, visto che tanto a livello di motore o altro, c'è ben poco.

A livello di altre attività, ovviamente ho messo via anche qualche bel km in MTB e qualche oretta serale sulla Spinbike, in entrambi i casi sempre ovviamente in modalità ultra-mega scarico e nulla più. Tuttavia con il fatto che ora la mattina sono sempre a Friburgo e al pomeriggio viene buio relativamente presto, le occasioni di far girare le gambe outdoor sono sempre un po' poche, ma si fa quel che si può. Confido nel proseguimento dell'Inverno e poi nell'arrivo della Primavera, quando le giornate man mano si allungheranno un po', per tornare piano piano a squadrarmi il fondoschiena come si deve.


Bel gioco di colori!
Sempre per quanto riguarda "lo scarico" poi, proprio la scorsa settimana ho un po' staccato, esattamente dopo il mega lungo, riducendo momentaneamente il numero delle uscite. Ne avevo bisogno, perchè comunque (vedi quanto scritto sopra) devo ancora abituare testa e corpo ad un tipo di impegno per me ancora relativamente nuovo. Ma tutto ok. 

Una nota a margine riguarda la corsa su asfalto. Io sono "nato" sostanzialmente asfaltista, prima di scoprire ormai 4 anni fa il trail running. Ebbene, scopro che con il progressivo aumento del tempo trascorso sul sentiero, la corsa su asfalto, che ovviamente continuo a praticare settimanalmente, mi sta diventando quasi "monotona" o comunque...non so come dire, è come se man mano ci stessi perdendo l'abitudine. Credo sia tutto sommato normale, ma per me è in ogni caso una cosa nuova. Che poi, è sempre corsa, e ci siamo capiti.

E visto che in questi giorni in Italia non è stato altro che una mega rumba sul Presidente di Tutti e robe così, in conclusione a questo post ribadisco la mia posizione in merito. 

Il mio Presidente resta lui, per sempre.

Lui indica la Via (Photo courtesy by Qualcuno)


#Terzoristoro comunque e ovunque!

On trail.

Manu

lunedì 12 gennaio 2015

5 Terre, 5 ore, il Cinghiale e un maratoneta. E tanto #Terzoristoro.

E vai che oggi più che un report settimanale su ciò che ho fatto io, mi va di scrivere di ciò che hanno fatto un paio di amici. E semmai del perchè e del come avventure ed esperienze vissute da altri, possono risultare di enorme ispirazione, e a volte ti fan pure girare la settimana dal verso giusto.

Ma andiamo con il consueto disordine.

Parto dal Mercoledì. 

Succede che alla sera, aprendo e scorrendo quella macchina infernale di nome Facebook, specchio di vite altrui, vere o finte che siano, mi imbatto in questa foto.

Liguria on top. Photo courtesy by Davide Grazielli


Beh, dire cos'è, viene facile. Liguria. Magari ci si può spingere un filo oltre e provare a immaginare più o meno di che posto si tratti. Massì, ovviamente 5 Terre. 

Ora, siccome puoi togliere un uomo dal mare, ma non puoi togliere il mare da un uomo, figurati se un'immagine del genere non mi da un minimo di sussulto, atavica emozione di appartenenza ad una terra che non rinnego mai.

Oltre che dalla bellezza e dalla perfezione ammorbante del paesaggio rappresentato, la mente e il cuore vengono così rapiti da un cesto confuso di ricordi sempre vividi, dalla scampagnata invernale 2013 marchiata KUTT (ne scrissi un breve resoconto, che potete leggere a questo link) a - ma questa è di nuovo facile - i miei giri col Sensei tra Mao e Manie, sovrastando il nostro mare e facendoci abbracciare idealmente dai nostri boschi. 

E insomma, è stato bello provare tutto questo, ancor più in una settimana metereologicamente grigiotta da queste parti. 

Poi, seconda immagine fondamentale di questa settimana, allegata per altro alla prima: 

He's back. Photo courtesy by Davide Grazielli


Ora, se in tutta la bellezza descritta prima, ci butti dentro dei grandi amici, il quadro è completo. 

E scusate se mi ripeto: uno in particolare volevo rivederlo su un sentiero in questo 2015. Lui, il cinghiale. 

Quindi, vedi alla voce ispirazione, rivedere questo vecchio pirata mangiachilometri su una qualsiasi pista, mi ha dato una carica pazzesca, la prima dose per la risalita verso il fine settimana. E via così.

Anzi, siamo già al weekend.

E allora, terza immagine di questa settimana:

Photo courtesy Trailscape @RailToTrail


Questi ragazzi stanno partecipando ad una bellissima, durissima e fangosissima trail marathon lassù in Terra d'Albione.

A parte che è sempre bellissimo vedere facce felici di gente che corre, euforiche, piene della gratificazione un po' sognante che solo una corsa gloriosa in compagnia ti sa dare. 

Ma il motivo di carica legato a questa foto, sta nel fatto che lì in mezzo c'era anche un grande amico,Luigi . Che, detto tra noi, alla sua prima maratona di sempre non solo ha tagliato il traguardo, se l'è proprio divorato.

In questi mesi sto seguendo con moltissimo interesse questo ragazzo, perchè oltre ad essere - appunto - un vero compagno di corsa, è anche impegnato nel suo approccio alla NDW50, di fatto la cugina della "mia" SDW. 

E così, non so perchè, pur avendo motori, cilindrate, gambe e teste diverse, sento le nostre esperienze di avvicinamento ai nostri obbiettivi davvero molto simili, e per questo mi piace l'idea di poter trarre - ancora una volta - ispirazione da chi mi sta intorno e che, in questo caso, percorre un'avventura simile alla mia. 

E quindi, lo scrivo qui: GRAZIE a Luigi, perchè quello che ha fatto questo Sabato, resterà per sempre non solo nei suoi ricordi e nelle sue gambe, ma pure nella storia dell'insiemanza e della cùmpa della nostra corsa, e insomma...sono cose belle. 

Carico a molla per tutto questo, sono così arrivato alla mia domenica, giorno di lungo settimanale.

Al mattino pioveva, anche forte, anche misto ghiacciato. Ancora in letto potevo quasi contare le gocce che scendevano picchiando duro sul finestrone della mansarda. 

Ma io avevo in testa qualcosa. Volevo provare a toccare ancora un limite, dopo Domenica scorsa. Volevo spingermi oltre quel 4h e 24 minuti (facciamo i precisini) totalizzati 7 giorni prima. Anche se faceva freddo, anche se c'era acqua nell'aria.

Così ho aspettato le prime luci del giorno, e poi sono partito, direttamente da casa. Giacca a vento, zaino con gel e tutto il resto (e a 'sto giro hanno fatto il loro ottimo debutto pure i wafer), borraccia a mano e andare.

E così ho ripensato alla mia Liguria, alle 5 terre, al Cinghio di nuovo su un sentiero, alle facce felici degli inglesi in mezzo al fango e alla clamorosa maratona di Luigi. E mi sono trovato in mezzo alla mia foresta, in completa solitudine "umana" e in splendida compagnia della Natura: caprioli ovunque, aria del mattino, odore di legna. Come piace a me.

Il tempo è passato, i chilometri sotto le scarpe e nella mente, i wafer ben in fondo allo stomaco; e non ha neppure piovuto.

Arrivo di nuovo davanti a casa. Fermo il cronometro. 5 ore, tonde. Per me, una grandissima cosa. Perchè ho sentito voglia di correre, di essere lì, confidenza, fiducia e forza. 

La strada verso SDW50 è ancora veramente lunghissima. Ma proprio questa settimana ho tagliato l'immaginario traguardo della metà percorso (12 settimane) di avvicinamento al Downs.

Continuiamo così, che va bene. On Trail.

P.s: e per chiudere la settimana poi:

Bastardi ma belli. Photo courtesy by Daniele Nicoli




Eh scusate, oggi mi era presa così.

La mia benzina. #Terzoristoro ci guida sempre.

Manu

domenica 4 gennaio 2015

Pacing, negative splitting e Terzoristoro...welcome 2015!

E allora cazzo....vai di terzo post settimanale...ok, sono in euforia mistica totale in questo periodo e neppure so il perchè (panettoni? la tortellinata clamorosa del pranzo di oggi? - ma c'era un motivo, che più avanti spiego - Semplicemente i km di sentiero di questi giorni? Più probabilmente, tutto questo insieme e molto altro). Dai godiamoci il momento e buttiamo giù due righe su questi giorni, che sono stati belli intensi..

Che settimana, l'ultima dell'anno. Bella innanzitutto perchè si mangia come se non ci fosse un domani (vabeh, questo è un fondamentale buono per tutte le stagioni) e poi perchè si poltroneggia in quella piacevole sensazione del non avere un cazzo da fare. Insomma la testa gira libera, ci si trova immersi in qualche bella lettura invernale accompagnata da una tazza di buon tea, e via così. 

E  no, per niente. Le settimane passano in fretta, gli impegni di Primavera si avvicinano, occorre mettere giù km e soprattutto ore nelle gambe, quindi via il culo dal divano e fuori a correre!

Premessa: la settimana precedente a questa, diciamo quella propriamente natalizia, l'ho utilizzata a mo' di recovery week. Viaggio in Italia a trovare Mom, clamoroso appuntamento con cacciatorpediniere di focaccia farcita in quel di Savona (e dai, che un passaggio sulla collina natìa non ce lo neghiamo mai) e godimento per qualche ora del mare e del Sole d'Inverno (17 gradi...non male) in compagnia di Ari a disegnare coi legnetti sulla spiaggia.

Di ritorno però dal blitz italiano, non ho voluto rinunciare al "lungo" settimanale, piazzato proprio alla Domenica: 3 ore e mezza scarse, partendo stavolta direttamente da casa, e godendomi un paesaggio di una bellezza micidiale: causa mega nevicata infatti, lo Schwarzwald si è presentato interamente vestito di bianco. Bello per davvero, e pure "utile": infatti ho potuto correre con le Grit su stradine solitamente asfaltate, ma stavolta ammantate di un bello strato di cotone soffice, perfetto per dare sollievo a piedi, gambe e morale. 

Mi sono portato dietro pure la macchina fotografica, e questo vi dice di quanta pigrizia natalizia avessi addosso, ma meritava davvero. Non sto adesso a postare il risultato dei miei fallimentari tentativi di padroneggiare l'arte del selfie, quindi al massimo vai di foto-cartolina e il resto all'immaginazione.

Weißwald

Lo giuro, adesso la smetto con queste foto natalizie!

Ah giusto, per il commento tecnico: gambe bene dai, anche se...non aver corso per tutta la settimana qualche sensazione di indolenzimento me l'ha data. Comunque ok, era importante mettere qualche ora sotto le scarpe, e non perdere il filo con il bel trend dei lunghi iniziato a fine 2014.

E vengo finalmente a QUESTA settimana. Basta pigrizie, basta panettoni (vabeh dai, mi sono preso comunque la soddisfazione di infornare una torta e preparare un paio di budini), è di nuovo tempo di uscire. 

E che figata! 

Martedì e Mercoledì infatti, con le strade ancora innevate, ho dato aria alle Grit che sembrano avere apprezzato il terreno invernale. 

In più Mercoledì, con Sole spettacolare e neve ancora fresca...e che cazzo, dopo 10 minuti sono tornato a casa, ho mollato giacca a vento e maglia, e vai di shirtless. Al 31 dicembre, in Germania. Fantastico.

Giovedì pausa (causa mostruosa crisi alcoolica da Sekt - poche palle, non sono più abituato: la birretta con gli amici la reggo, ma il gusto di prosecco mi resta nel palato per due giorni, e ho poi veramente un senso di fastidio generale..fuck perlage!), ma Venerdì di nuovo in pista (e il caso di dirlo: strade pulite dalla neve, ma bagnate di pioggia ghiacciata, sembrava di stare a Holiday on Ice) per provare finalmente le nuove bambine da strada: le Kinvara 5, by Saucony. 

Una 40ina di minuti, non di più, stando attento più che altro a stare in piedi. Comodissime (e non avevo dubbi - avevo già utilizzato la versione 4) e sembrano promettere maggiore durabilità rispetto alla versione precedente. E io su questo punto sono diventato mooolto esigente (per i risultati finali: le Brooks Pure Flow hanno chiuso a 1400 km percorsi).

Sabato ancora pausa (che poi aspetta un attimo: pausa un piffero, mettila lì un'oretta e mezza di MTB per andare fino dallo spacciatore di fiducia a fare la scorta di Powerbar), e veniamo a oggi, Domenica.

Previsioni del tempo, congiunzioni astrali, la Samantha dallo spazio, aruspici vari...sì, tutti concordi nell'affermare che oggi sarebbe stata una giornata di Sole vero, come raramente capita in questo periodo. E così è stato.

Talmente esaltato dal vedere cielo azzurro e cima del Blauen finalmente libera, che mi dimentico a casa i manicotti. Poco male, oggi andrò in maniche corte (ma comunque col gilet antivento) e andrà poi benissimo così.

Parto dal Kandener Bahnhof ovviamente, oggi solo e soltanto trail, non voglio troppi raccordi in asfalto.

Inoltre ho di nuovo la cartina in mano in stile Lakeland: infatti ho voglia di provare un paio di piste nuove, se sono abbastanza pulite e libere dal ghiaccio (no, scherzo: le provo comunque).

Partiamo subito con il bellissimo Sauweg in versione Prati di Ciaslat. Di correre non se ne parla, bisogna al massimo stare sul margine del Weg, dove tendenzialmente è più pulito perchè drena di più, e salire a passettini. Ma è un attimo e sono già sul fido Fasanengarten.

La variante che voglio provare oggi parte però dal paesino di Egerten, che ho già visitato e di cui ho già scritto. In sostanza, si tratta della pista parallela al Planetenweg: oddio, parallela: a tracciato sì, salvo il fatto che si tratti di salita dolce ma costante, in mezzo ad una bellissima abetaia. E' il Münzenbachweg, bellissimo e godibilissimo. Incontro pure un paio di Wanderer e le gambe sembrano girare benino.

Ecco a proposito, un paio di note tecniche. Del tempo sulle gambe ho già scritto e riscritto. Le due cose sulle quali invece in queste uscite sto cercando di concentrarmi, sono i concetti di "pacing" e "negative splitting". 

Con il primo, si intende sostanzialmente l'idea della ricerca di un passo di riferimento (ipotesi a caso: 12 minuti/miglio) da "rispettare" il più possibile. Girarci intorno insomma, con i tratti di salita che diventano palestra perfetta per power hiking (un giorno magari parlo anche di questo) e discese da fare in scioltezza (intendo soprattutto con spalle rilassate e seguendo il più possibile la forza di gravità). Oh calmi eh, non mi sto inventando professore di stocazzo; questa è farina della bottega di zio Hal (del suo libro magari poi scriverò una mini recensione, ma lo consiglio assolutamente), e credo tutto sommato siano cose non incomprensibili e assolutamente sensate. 

L'altro punto, il negative splitting. Beh dai, davvero non vi scrivo niente di nuovo. Si tratta "semplicemente" (sì, a parole...) di suddividere mentalmente la distanza percorsa in gara o in allenamento in più settori (di riferimento due, se vogliamo incentrare il discorso sulla "metà-percorso", ma possono essere anche tre o più) e percorrere la seconda parte di gara o allenamento più veloce della prima. In breve, finire forte, cattivo, consistente. A me questo numero riuscì ad esempio alla Maratona di Friburgo (e lo ammetto, ne vado orgoglioso) ma ad esempio fallì miseramente allo Swiss Jura Trail (oh, parlo proprio di "questa cosa" dell'andare in progressione, non voglio dire che quella giornata fu un fallimento, anzi: ad oggi è l'unica ultra portata al traguardo, e fu veramente epico), dove partii troppo forte, feci 30k giocandomi il podio e mi sentivo indistruttibile e invincibile, e finii per trascorrere gli ultimi 20 km con i piedi cotti, poca lucidità e  chickato da due donzelle. Conclusi comunque con un 10^ posto, ma solo perchè eravamo in 9 partecipanti totali.

Quindi morale di tutto: gestirsi, salvare nella prima metà, e suonare la rumba quando si va dentro nei km. 

Oggi quanto al pacing: disastro. Ma quanto al secondo punto: wow, sono stato proprio contento.

Dopo due ore di corsa tranquilla, all'inizio pure intorpidita da una colazione probabilmente non ottimale, col morale bello carico dalla giornata e dai sentieri, ho deciso di inziare a spingere un po'. E le sucessive due ore le ho fatte proprio bene. Piste di nuovo conosciute per carità, però è stato bello ad esempio correre per intero il salitone dell'Egertenweg (1 km di rampa dove a seconda delle giornate puoi farti scattare una foto dalla Madonna a bordo sentiero). 

L'alimentazione ha funzionato bene, e stavolta ho usato un po' più le caramelline Powershot in luogo dei gel (la verisone senza caffeina), prese circa ogni 10 minuti a partire dalle 2h e 40. 

Risultato (e lo so dai: oggi vado un po' con i numeri, perdonate l'orgoglio): alla soglia delle 4 ore ho varcato i 36 km percorsi (questo per me è un record) e già che c'ero, ho chiuso a 40 km totali in 4h e mezza scarse (e mettiamoci anche 1000 di disl.: ok, non sarà l'Aconcagua, ma nel cuore ho sentito lo stesso di aver raggiunto una bella cima).

Così ho tirato giù un altro paio di "barriere psicologiche", sono stato bene e mi sono divertito.

E a casa appunto, vai di tortellinata feroce (che credo digerirò dopodomani).

Gran settimana dicevo all'inizio.

E un motivo in più, è stato il poter leggere in questi giorni i racconti di fine anno di tanti amici (Davide e I Terzo brothers e la cara Hannah) e oggi pomeriggio lo splendido pezzo di Luigi. 

Perchè parliamoci chiaro: tutti bravi a fare i duri, a professarci eroi solitari e bla bla, ma che bello è poter trarre ispirazione e gioia di darci dentro dalle persone che si ha intorno!

Non c'era miglior modo di entrare in questo 2015.

Read you next guys!

 Manu

venerdì 2 gennaio 2015

2015: Italians Downs it better, Amadeus, Bionda e qualcos'altro.

Eh già...perchè dopo il classicissimo riepilogo dell'anno appena trascorso, non potevo che cadere nelle grinfie di un altro evergreen di questo periodo, ovverosia il classico post "i miei buoni propositi per l'anno che viene". 

E quindi vi frego ancora 3 minuti del vostro tempo, per raccontarvi quello che farò-vorrei fare-mi piacerebbe fare-non riuscirò mai a fare in questo 2015.

Di SDW50 ho già detto e ridetto. Un breve riepilogo: 50 miglia. Stop.


Photo courtesy Luigi Fumero

No, in realtà qualcosa di più dai. Sarà anzitutto la mia prima partecipazione ad una 50 miglia, una distanza che ho sempre immaginato, sognato e che cerco dal primo giorno che ho infilato delle scarpe da corsa (e che cercavo meno il giorno seguente al mio primo trail - Laigueglia 2011 - quando neppure riuscivo a camminare diritto). Tutto ignoto ovviamente, tanto l'esperienza della gara in sè quanto il percorso di allenamento per una roba così. Ma visto che da Woodeniano convinto considero fermamente il secondo più importante, carico, pieno di cose ed esperienze rispetto alla prima, cerco di godermi al massimo questi mesi di avvicinamento e di scoperta di me stesso e della mia corsa, e di vedere dove tutto questo mi porterà. 

In più, tecnicamente parlando, sarà anche un gran percorso. Il SDW cavalca una terra alla quale sono molto affezionato, quei posti trasudano di ricordi e immagini di grande godimento di un bambino che vede per la prima volta le leggendarie Cliffs tra Dover e Eastbourne, e poi...e poi...beh, see you in Worthing.

Parentesi: fantastico tra l'altro pensare a quanti amici saranno sui Downs quest'anno: MC, Davide e Luigi sul NDW50 e il grande Piero sul NDW100. Non vedo l'ora di seguirli e fare il tifo per loro! Davvero Italians Downs it better!

Secondo delirio dell'anno. Eh certo, visto che giusto tre giorni fa scrivevo del perchè mai avessi pensato lo scorso anno di correre una 100k, ecco che al pomeriggio del 31/12 mi sono trovato a rifare la cazzata di reiscrivermi pure, ad una 100k. 

E visto che gli Ulm-guys hanno deciso di prendersi un anno di pausa (ma il Manu non dimentica...), ho scelto di mettere il mio nome nella lista starter alla Mozart 100 di fine Giugno.



I want you   Picture courtesy Wolfgang Amadeus Mozart AKA The Genius

Luogo: Salisburgo e dintorni (ovvio, con un nome così...). Tipologia di corsa: 100 km appunto (da qualche parte si legge 101,5, ma la sostanza è quella), Panoramalauf: che significa, percorso in prevalenza su asfalto, con tratti in Weg o Pfad, dove c'è da correre, e pure tanto; diciamo un tipo di terreno assimilabile a Ulm. In più, 2300 mt di disl., che magari non la connoteranno come una super via Crucis di quelle che i companeros del Terzo ad esempio si sorbetteranno quel weekend a Cortina, ma è comunque roba che ti resta nelle gambe. Last but not least, la formula su due giri (il secondo giro diverso dal primo e più lungo, perchè si tratterà di girare intorno al  Fuschlsee): interessante, vorrà dire che nel caso cadessi nel tunnel del rimorso da ultra più profondo, dopo 46 km circa potrò andare in una Konditorei a strafogarmi di Mozartkugeln.

I motivi della mia scelta: della "missione 100" ne ho già scritto. Poche storie: la tripla cifra tira, e pure tanto. E vedi alla voce SDW, mi fa piacere l'idea di provarmi su una distanza del genere. 

In secondo luogo, sono dei gran posti, non lontanissimi da casa, dove gira buona birra e buona gente.

Terzo: appunto..Terzo, basta l'aggettivo. Portare il Terzo Ristoro Social Club in terra austriaca fa parte dell'opera di evangelizzazione alla quale ogni buon Tercero è tenuto, quindi...


In hoc signo vinces

Ultimo punto: fanculo, lo dico, per quel che vale. Vuoi mettere il brivido di correre una Western States qualifier? Se mai la chiudessi infatti (e se mai la chiudessi in u-16), potrei provare l'ebbrezza del big hat a fine anno. Che non vuol dire un cazzo, perchè anzitutto dovrebbero avverarsi le due condizioni sopra descritte (finisher e u-16 hrs), però mi farebbe respirare per un attimo in prima persona l'aria pungente di Squaw a fine Giugno e insomma...sono cose da runner. 

Comunque fino ad Aprile la testa è tutta su SDW. Da quando avrò posato nuovamente il borsone in casa, speriamo con dentro una medaglia finisher marchiata Centurion, guarderò verso Salzburg.

E questi sarebbero quantomeno i due "obbiettivi" dell'anno, quelli almeno già un po' inquadrati, se non altro perchè mi ci sono già iscritto.

Per il resto, andiamo nell'insondabile, almeno per ora.

Ad Agosto anzitutto, vorrei tornare al Vertical Roccaro di Antonello and friends. Facile il motivo: il più importante Vertical europeo, per distacco, in un contesto di runneranza e cùmpa impagabile. Con stavolta solo una richiesta per Anto: bring back i numeri a pennarello in stile IM!

Where's my bier?! Photo courtesy Evento Sportivo

 In Autunno poi, e varrebbe anche come chiusura di stagione, mi piacerebbe fare qualcosa con La Bionda. Mi è spiaciuto infatti che nel 2014 abbia potuto farci solo un giro (parlo proprio di "numero di volte", avrei voluto tornarci ancora per onorare il più bel FKT italiano). Perchè invece dal punto di vista della giornata, fu un pomeriggio sensazionale, in compagnia del Dani; un grandissimo amico (e runner con le contropalle), temperatura perfetta per correre, discorsi e risate. 

Terzo Attitude. Photo Courtesy Daniele Nicoli

Tornerò quindi sulla Bionda, e stavolta lo celebrerò a dovere, come Terzo comanda.

E questo è più o meno tutto. 

E poi ci sono i buoni propositi all over the year.

Anzitutto, star bene fisicamente e cercare di gestirmi. Il 2014 tra le altre cose è stato pure l'anno nel quale ho fatto la conoscenza con IT-Band, che ora cerco di curare con attenzione, e con qualche cazzata di overuse di corpo e testa. Quindi teniamo giù la cresta, giorno per giorno e settimana per settimana, e prendiamo quel che viene, cercando il massimo godimento.

Poi ovviamente: l'amicizia e l'insiemanza Terzoristoro, in tutte le declinazioni possibili. Cose che vanno oltre le distanze e i confini, voglio poter correre questo 2015 guidato dalla mia crew, dagli amici di sempre. Trarre ispirazione dalle loro avventure e dalle loro storie, alzare una pinta ad ogni loro traguardo, perchè pure se pratichiamo discipline "solitarie" (che si tratti di running o bici o tri, poco importa), sono quelli che ci stanno intorno a darci benzina e a costruirci come persone e atleti, e per questo davvero non potrei chiedere compagnia migliore. Che sia un anno fottutamente Terzo guys!

E sempre alla voce amicizie: farne di nuove, perchè no. Per questo non vedo l'ora di andare di là del Canale, conoscere facce nuove, respirare il fantastico ambiente dell'ultrarunning inglese (poco da fare, se parliamo di sport culture: sono millenni avanti, mentre nel Belpaese si sta ancora discutendo di federazioni, politica e cazzate varie...ma questa è un'altra storia). E poi ovviamente, urgerà birra con il grande Luigi, sezione Third Aid Station UK, per l'opportuno gemellaggio con la Dritte Verpflegungsstation.

Più bici, e questo è certamente un altro bel proposito. L'anno scorso, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per la caduta di Agosto che di fatto ha posto fine alla mia stagione in BDC, sono andato davvero pochino. Serve rimediare. Inoltre pedalare fa bene (possibilmente stando sulle due ruote), libera testa e gambe, eccetera eccetera. L'ho sempre integrato benissimo con la corsa (chissà poi perchè ti dicono che invece no, sono due cose totalmente opposte...sì sì bene, dillo a Macca e compagnia...), e quindi avanti così.

E infine, altra buona idea per questo 2015: fare quello che ho fatto adesso. Ovverosia, scrivere di più, raccontare quello che faccio, condividere se possibile qualche pensiero e idea, dare qualcosa di positivo a me stesso e agli altri. 

E per questo in chiusura di post ringrazio i 4 gatti che ogni tanto passano di qua e leggono 'sta roba, e che magari ne leggeranno ancora in questo anno che viene. Senza di voi, non avrei mai avuto voglia e testa di rimettermi a dare colpi a caso alla tastiera del PC. 

Che sia un anno di sogni, delirio, birre e gran sudate.

Sempre e comunque, on trail.

Manu   

martedì 30 dicembre 2014

Looking back to 2014. Bilanci, chiacchiere e tutto il resto.

Oh eccoci di nuovo qui. Ultimo post (almeno credo) di questo 2014. 

E così ne approfitto per dare una brevissima occhiata all'anno che va in archivio. Che, facile dire, è stato un grande anno. Intenso, tosto, ma pieno, vissuto, negli alti e bassi, nei momenti gloriosi e in quelli fottutamente difficili (parliamo sempre di corsa, dunque di cazzate, dunque niente drammi: prendere quel che viene, abbracciarlo, viverlo, trarne esperienza e andare avanti più determinati e cazzuti).

Sono partito dunque a Gennaio, con una roba per me piuttosto inusuale. Ovverosia, una doppia iscrizione "a distanza", io che sono quello abituato a decidere la mattina stessa se spillarmi addosso un pettorale. 

Così però ho voluto anche dare una prima scansione a questa annata, puntando così due paletti immaginari, che mi avrebbero dato un po' di spinta a entrare nell'Inverno. E quindi, vai di iscrizione alla Maratona di Friburgo di Aprile e soprattutto, alla 100 km di Ulm di fine Giugno. 

Ecco, perchè mi sia presa la gnagnera di iscrivermi ad una 100 km e soprattutto, di pensare di correrla, proprio non saprei. 

Diciamo che mi piaceva l'idea di provare a riprendere il filo sottile del mio percorso nelle distanze ultra, iniziato a Giugno 2013 con la 50k dello Swiss Jura e proseguito un mese dopo con il non fortunatissimo Ticino Trail "corto". Ero ben coscio che un salto dai 50k ai 100, diretto, senza almeno un passaggio dalla classicissima, bellissima e dannatamente tosta distanza delle 50 miglia, sarebbe stato un azzardo. Però fanculo, ogni tanto si può pure provare ad esplorare un limite, a conoscerlo, a capire qualcosa di più del perchè stiamo al mondo. 

E senza dimenticarmi appunto, che nel viaggio verso la notte di Ulm, avrei pure vissuto un sogno di quando ero ragazzino: correre una Maratona. Che sì d'accordo, sono solo 42,195 km e noi che facciamo trail lo abbiamo durissimo e bla bla, però ragazzi: è una gran distanza, che non va mai sottovalutata, anzi. Va rispettata, perchè sai che comunque stai percorrendo un pezzo di storia della corsa di tutte le epoche e di tutti gli uomini. E va amata, perchè se le sai dare il cuore, di sicuro qualcosa di bello indietro quell'esperienza te lo saprà dare. E così è stato per me. A proposito: della mia Maratona di Friburgo ho scritto qui, se avete un paio di minuti una vostra lettura fa sempre piacere. 

Ah giusto, quasi dimenticavo: i mesi tra Gennaio e Aprile, sono stati anche pieni di gran belle uscite del Sabato in compagnia di W., anch'egli membro della sezione internazionale TerzoRistoro (Dritte Verpflegungsstation Division), su trail, nei boschi sopra Friburgo. Il ragazzo va, eccome se va, e lo dimostrerà poi ad Agosto con una mostruosa prestazione sul GDB (percorso mai provato prima nella sua interezza), secondo best time del 2014, grazie e ciao core. E per me è stata pure "la scusa" per tirare un po' il motorino, e i frutti di quelle slandrate li ho sentiti ben bene per tutta la Primavera. Grande W., non vedo l'ora di tornare a uscire un po' con lui nei prossimi mesi!  

In più, a Marzo mi sono sposato. Non c'entrerà nulla con la corsa e cose così, però per me che credo fermamente nel fatto che un runner si costruisca anche e soprattutto quando non indossa scarpe e pantaloncini, questo è stato un gran passo in avanti.

Tornando alla corsa: archiviata quindi la Maratona, già la Domenica dopo ero a spaccarmi la faccia con una 10k qui intorno. Non piatta, per niente, mista trail, in riva al Reno e su per le vigne. Le gambe ancora imballate (eufemismo), ma una sensazione di insiemanza come raramente avevo provato fino ad allora. Tanti runner, tutte le età, casino, Sole a pacco, tutta la 10k in compagnia di due tizi intenti a "fare la gamba" per la 100k di Biel, discorsi e risate. Gran giornata. 

E così ho proseguito fino a Giugno. A tre settimane da Ulm, mi sono poi concesso una Berglauf sul Blauen, partendo però da casa e tornando sempre a casa di corsa. In totale era così venuta una roba tipo 38k con i 10k centrali di Berglauf e 1000 mt disl. 

Finishin' kick...

 Insomma ancora una bella corsa solida, l'ultima prima del tapering pre-Ulm. 

Anzi, l'ultimissima sarebbe dovuta essere l'uscita con W. del Sabato dopo, -15gg alla mia 100k. Giornata spaziale e sentieri super, ma...beh, la storia la sapete. Forse un passo mal messo, vai a sapere. risultato: IT band e tutti a casa. 

Delle settimane successive, della mia esperienza di Ulm e di quello che mi seppe dare quella notte formidabile, ho scritto qui. 

Ho poi ripreso a correre verso fine Luglio-primi di Agosto. E sempre a Luglio, il giorno che stavo a Friburgo a sostenere il mio primo esame di tedesco di sempre (poi portato a casa con 300 punti su 300 disponibili, roba che racconterò ai nipotini davanti al caminetto), Ari metteva il mio nome del listone di iscritti alla South Downs Way 50 di Aprile 2015 (alla faccia delle iscrizioni anticipate!). Quello sarebbe diventato così il mio primo obbiettivo del nuovo anno. 

Ad Agosto poi, blitz in Liguria. Giusto in tempo per vivere un'altra grande notte, gloriosissima, la più bella dell'anno e una delle più belle di sempre. Vertical Roccaro, e non dico altro. E se per caso non sapeste ancora cos'è, ne ho scritto qui.

Tornato gasatissimo dalla trasferta ligure, ho pensato di godermi qualche giorno di pura BDC. Risultato, in uno dei miei giri tradizionali, strade conosciute a memoria, lungo una discesa trovo una curva solitamente perfetta, quella volta sporca di pietrisco. Esplosione del copertoncino anteriore quando ormai ero già in piega (e grande culo che stessi andando piuttosto tranquillo,come sempre) e ruzzolone a baciare l'asfalto. Tutto ok, subito in piedi, solo un po' di sgrattate sul lato destro (spalla, braccio e tutto il resto). Riparata la gomma bucata, mi sono fatto i 25k di ritorno fino a casa. Il giorno dopo ho provato a correre, e a parte la pelle che bruciava ancora, notavo ancora di avere male alla spalla. 

I 7 km più gloriosi e dolorosi dell'anno!

Non un dolore lancinante, ma un gran fastidio, da non poter sollevare il braccio neppure in posizione orizzontale. Mi sono fatto così quasi un mese, non andando in bici perchè ancora non mi fidavo a tenere in mano un manubrio e correndo tanto, anche se potevo tenere l'handbottle solo nella sinistra. Ecco, convinto finalmente a farmi vedere da un medico, scoprirò che quel fastidio alla spalla era una fratturina. Benissimo. Comunque ancora un paio di settimane, e tutto sarebbe andato ok.   

E arriviamo così finalmente a questi mesi autunnali e di inizio Inverno. Dato il tempo alla spalla di mettersi a posto e pure al polpaccio per riprendersi da una contratturina fastidiosissima che mi ha tenuto lontano dalla corsa per 3 settimane (che sono diventate così occasione perfetta per una vera pausa dalla corsa, una mini off-season insomma, come mai ne avevo fatte prima) a fine Ottobre mi sono rimesso in pista verso SDW.

E da qui in poi è tutta cronaca di queste settimane, ne ho scritto nei post precedenti a questo. I km entrano piano piano nelle gambe e soprattutto nella testa, non seguo nessuna tabella fissa se non un'idea di massima ispirata a quella proposta da Bryon Powell in Relentless Forward Progress (libro che consiglio assolutamente). Se non altro, vedo che in queste ultime settimane sono riuscito a mettere giù qualche uscita "lunga", e questa sì che è una cosa buona e abbastanza nuova per me. Quello che era un po' mancato l'anno scorso. 

A fine Dicembre, prima della blitz natalizio in Italia, sono pure riuscito a tirare giù una 10ina di ore di puro trail in una sola settimana "solare" (da Domenica a Sabato). Non vuol dire nulla, però per me è stata una bella cosa. Soprattutto, al di là dei km percorsi, del passo e di stronzate simili, mi ha fatto piacere mettere giù tempo nelle gambe, ore e ore di endorfine, sudate, chiacchiere con Ari pacer su due ruote in un paio di uscite, godendomi al massimo la foresta in versione "green" prima...

Autunno...

 e...white poi. 

e Inverno...


E siamo a oggi. Fuori è tutto innevato, ne vengo da un'oretta abbondante su tracciati che "sarebbero" in asfalto, ma che questa settimana sono in pratica piste da sci di fondo perfettamente immacolate, morbidissime, l'ideale per fare andare le Grit su neve e giocare un po' con la corsa. 

Il morale è ok, benzinato opportunamente di biscotti e panettone, e dai che si va verso il 2015.

Bòn, è tutto per ora.

Il nuovo anno è alle porte, qualche novità ci sarà di sicuro. Stay tuned.

See you in 2015. On Trail.

Manu