sabato 11 aprile 2015

SDW50 2015 Race Report (english version)

Aaannnndd here we go. Finally I could find a couple of hours to try to say and write something about my experience at the SDW50.

Yeah, that was really an "experience", with a lot of moments and emotions into it, I´d like to say almost "revealing" about something. But you know, I just don´t want to trash this blog with things like "it was awesome", "now that was a day" and something like that.

So, short version for you runners outthere: I ran it, I finished it and I collected a really beautiful medal.

And that´s it!


No...just joking...I think I might have to say something more about it, and I´m going to do that, although I admit it remains pretty difficult, you know, to describe what I felt on race day. So, just going to write some stuff, maybe with no sense at all, but "true", for sure. And just going to use my crazy sucking english. So, deal with that. :)

First of all, I must say, that it was probably my most anticipated race ever. I registered in July 2014, and did a 6 months "training plan" to be enough prepared for it, or trying to. Man, I admit, I could´t wait running it, I was in fact pretty antsy about it, but in a positive sense by the way.

I could already come to England on Monday before the race, just to enjoy a little holiday with my wife, and to begin to breathe the atmosphere of SDW, the magic of it, and..why not, to taste a bit of the amazing english kitchen! But most of all, to optimize rest and tapering before the race.

So on Saturday morning I felt good, motivated and ready to go.

At the registration I could finally meet Nici Griffin and RD James Elson, and of course, have a picture with a real ultrarunning legend...

Simply...The Can!

Just the time to buy James Adams´book (did you know that he has a book out) "Running stuff" (it will be very useful to re-balance the table in my kitchen :)) and we were already going to the start line.

Plenty of runners and crews, me and Ari just waiting for the start. I decided to be in the back of the pack, essentially because I just wanna be by myself at the beginning of the race, avoiding to run too  fast or at a pace which I didn´t train (you know, adrenaline and just happiness could be very "dangerous" at the beginning of such a long journey).

Deep into the meters...


Yeah, as usual but more than ever, "enjoy the journey" will be my mantra during SDW50. No time goals, no idea about where there are uphills or flats or aid stations...just, wait and see, trying to stick to my nutrition and hydration plan (eating gels, shots and wafers every 30 minutes, and drinking constantly), setting a comfort pace and enjoy the amazing views around South Downs National Park. And of course, have a great run with great friends! Ehi, I must say, I´ve met a lot of runners on the course, and I´m sure I´ll forget many names: but for sure, I won´t forget the stories we shared and the "intangibles" we experienced. So, Pam, Barry, Joe and the others...THANK YOU very much for this day, it was a pleasure and a honour to share a couple of miles with you guys!

The weather: again, simply perfect. At the beginning we could enjoy a typical chilly english morning, with a bit of wind and rain. But it was ideal for running. And for the last miles of the day, a big surprise: sunshine!

What a moment. I remember that: 10 miles to go (less than a half marathon...on paved roads, but a lot more on a trail) and for the first time I could really feel that I was going to get it. It was very special, I could clearly go with the mind to the moments I lived here with my father many years ago, and I was pretty emotioned to think that I was running also in memory of him. I could feel him on my shoulder all day, and that was surely crucial to let me reach the finish line.

At the trigger, starting to run the last downhill of the day, I could finally understand that I was going to realize a dream. Man, running a 50 miler, on an amazing course. I´ve really dreamed a lot about that, and simply couldn´t wait to reach that track in Eastbourne, get the medal and most of all, a huge hug from my wife!

Finally...the track!

After 9h and 35 minutes, I could finally stop and get overwhelmed by the emotions.

I´ve met again Nici and James, and again hugs and congrats from them. And most important, I just tried to say thank you for the amazing work they did all day: you know, the volounteers, the aid stations...: all was awesome, really well organized and I will never forget your courtesy and kindness guys!

Just the time to take the shuttle bus, and in few hours we were again in our cottage, ready to sleep like hell (or try to do it: admit, adrenaline and endorphins are bad friends when you just want to sleep, but...whatever..).

The days after the race I could recover pretty well, and on Thursday, just before the return to Germany, I could enjoy a great recovery run with Ari again on the SDW, with a couple of miles around Chanctonbury Ring.

I just wanted to say "goodbye" to this wonderful trail. Because I know, that I´ll run here again.


See you next SDW!

And now, can´t wait to come back in May to try running NDW50. Again Centurion guys, again a bunch of friends. See you in Farnham!

Manu


SDW50 2015 Race Report (italian version)

Eccoci qua finalmente, a cercare di mettere giù due idee sulla giornata di SDW50. Con mostruoso ritardo ovviamente, anche perchè dopo la gara ne ho approfittato per godermi una piccola vacanza con Ari in Sussex, tra mangiate come-se-non-ci-fosse-un-domani e lunghe passeggiate alle Seven Sisters e in giro per la campagna, ma senza alcun contatto con il mondo esterno nè tantomeno collegamento internet. In culo al mondo insomma, proprio come volevo. 

Siamo tornati ieri sera, giusto in tempo per fiondarsi in letto demoliti dal viaggio, e finalmente oggi ho un po' di tempo per provare a ripercorrere con la tastiera del PC quella splendida giornata.

Vi avverto, sarà un racconto carico di melassa, retorica, epica e leggende. Quindi, se volete evitarvi tutto questo, eccovi una versione accorciata della mia SDW50:

Andato, corso, traguardo, finisher, bellissimo.
Aannndd..that´s it.

Bene, ora che abbiamo già segato metà dei 4 lettori potenziali, restiamo ai 2 abituali e va bene così. :)

Tutto comincia il Lunedì prima della gara, anzi ancora la Domenica sera. Decidiamo infatti di viaggiare di notte, un po' per trovare temperature più fresche e meno traffico, un po' perchè non stiamo più nella pelle dalla voglia di andare, un po' perchè abbiamo il traghetto a mezzogiorno del Lunedì, e vogliamo arrivarci in gran relax. E così è: il viaggio passa via veloce tra pause di micro sonno e qualche chiacchiera, e la mattina siamo già a Calais pronti ad imbarcarci. 

Giornata bellissima ma molto ventosa, eppure c'è un tempo così terso che possiamo vedere distintamente da Calais già la costa inglese e le famose white cliffs di Dover, la vera porta verso l'Isola, nonchè uno dei miei ricordi più cari dei viaggi di tanti anni fa con papà. 1h e mezza di traghetto e siamo di là (ho scoperto dopo perchè sui time tables di P&O si legge 30 minuti di durata per il viaggio di andata, e 2 ore e 30 per il ritorno...trattasi di fuso orario: minimo, ma pur sempre fuso...).

Ancora un paio d'ore di motorways e campagna inglese, e siamo al nostro cottage.


Che favola!

Un sogno, immerso nella campagna del Sussex, con vista quasi sul mare, e soprattutto a due passi (in senso letterale) dal South Downs Way. Bene così, avrò qualche giorno per ambientarmi e cominciare a sentire odore di 50 miglia.

Le giornate trascorrono così tranquille; per me è pur sempre l´ultima settimana di tapering, e così ne approfitto per caricare il serbatoio (leggi: mangiare come un drago) e dormire come un ghiro. Mi prendo solo un momento per me, quando decido al Mercoledì pomeriggio, in una luce di Sole quasi al tramonto, ti infilare pantaloncini e scarpe e andare a provare un paio di miglia sul SDW. Pomeriggio incantevole, trovo anche un paio di runner (tra me e me penso: chissà se anche loro saranno a Worthing al Sabato mattina) e molti che passeggiano a cavallo. Mi sento bene, carico. Scendendo nuovamente verso il cottage sento per un attimo quella cosa dentro, nel cuore e nelle gambe; capisco insomma che sono pronto, e che Sabato mi aspetta davvero una grande avventura.

E così arriviamo al grande giorno.

Sveglia presto, che devo ancora completare gli ultimi preparativi (ovvero: buttare tutto il possibile dentro ai borsoni e approntare un minimo di drop bag che mi servirà poi nel caso raggiungerò il traguardo). Buona colazione ma non troppo abbondante (latte e...lo ammetto, choco pops, pane e marmellata e una banana, il tutto innaffiato di buon tea) e siamo pronti. 10 minuti di auto e arriviamo finalmente all´Hillbarn Recreation Ground di Worthing. Uno spettacolo: college tipico inglese, con prato sterminato dove sono disseminati campi da calcio e da rugby, più alcune strutture per il track and fields. Vera sport culture inglese, come piace a me. Sono gasatissimo!

Mi avvio al tavolo delle registrazioni e del check-in del materiale obbligatorio, tutto avviene velocissimamente e con grande efficienza e cortesia. Faccio anche la conoscenza di Nicci Griffin, la signora Centurion, e di James Elson, RD della gara nonché fantastico ultrarunner: un grandissimo, io senza vergogna gli dico di essere "l´amico di Davide" (ah giusto, e di chi vuoi che sia la colpa del perché io mi trovo qua...) e lui simpaticissimo mi chiede se ho un tempo in particolare come obbiettivo e cose così: assolutamente no, rispondo io; che cavolo, è la mia prima 50 miglia, neppure so se arriverò intero fino a Eastbourne, figuriamoci se mi immagino un tempo di riferimento. Gli dico che penserò solo a godermi la giornata e l´esperienza, e ricevo il suo più sincero in bocca al lupo. Giusto ancora il tempo di acquistare il libro di James Adams "Running and stuff" al pop up store Centurion, e soprattutto di fare una foto con una vera leggenda dell´ultrarunning mondiale...

The Can and I.
...ed è tempo di prepararsi. Un paio di giri veloci in bagno per esorcizzare un po´di normale emozione, e si va verso il materassone Centurion al centro del prato.

Non preoccupatevi: alla vostra prima 50mi, potreste avere questa faccia scema.

Nell´aria si respira un´ondata inarrestabile di endorfine e cazzutaggine, questi intorno a me sono runner veri, il livello generale del field è altissimo!...e mentre sto ancora pensando a cosa ci faccia io qui in mezzo, James fa partire il countdown e da il via!

Let´s go!

Anche questa volta, anzi ancor più oggi, scelgo volontariamente di partire in fondo al pack. Non voglio correre il minimo pericolo di farmi trascinare dalla corrente e dalla voglia di andare. Sarà una giornata lunghissima, e mi aspettano numerosissime insidie e cose che non conosco. Meglio starsene tranquilli, cercare il passo e il respiro giusto, e fidarsi della propria strategia (di sopravvivenza).

Prime miglia e primi imbottigliamenti (ci sta, quando sei nella pancia o nel fondoschiena del gruppo). Risaliamo lentamente una pista che costeggia il golf club di Worthing, il nostro obbiettivo ora è di fatto "andare a prendere" il South Downs Way, che ci aspetta al miglio 5 più o meno, non prima però di aver raggiunto il bellissimo Chanctonbury Ring. E proprio su questo salitone trovo ad applaudire e salutare i cari Robert ed Emma, i "padroni" del cottage e del farm dove stiamo noi. Coppia sulla 30ina con figlio in braccio e cagnotti al seguito, due belli allevatori tipici inglesi, di una simpatia davvero squisita. Che sorpresa vederli lì ad incitarci: abbraccio e pacca sulle spalle, ci vediamo stasera guys!

Oh giusto, nota a margine. Il percorso è segnato perfettamente, i ragazzi di Centurion hanno fatto un lavoro eccezionale. Tracciatura essenziale e senza fronzoli, come mi piace, ma davvero chiara.

Le prime miglia sono davvero magiche. Senti e capisci che ognuno sta cercando il suo posto, nel gruppo e forse pure un po´dentro se stesso. Alcuni chiacchierano amabilmente come se fossero ad una passeggiata della Domenica pomeriggio, altri sbuffano come tori in gabbia in attesa di iniziare a martellare, altri ancora corrono con una faccia completamente da ebete, in piena euforia da corsa (vabeh...facciamo uno, che corre così...:)). Sono felice cavolo, non smetto di guardarmi intorno e di godermi questi fantastici panorami (il tempo adesso è ancora ok). Questi profumi di campagna e di prati inglesi, di pioggia anche quando c`è il Sole, e noi all´inizio di un lungo viaggio su un sentiero bellissimo: momento incredibile!

Dopo circa 11 miglia arriviamo alla prima Aid Station, a Botolph. Numero di gara rilevato, neppure mi fermo. Sto bene, e ho già da tempo dato inizio alla mia strategia alimentare: un´alternanza regolare di gel, shots e wafer, tutto made by Powerbar, a intervalli di circa 30 minuti. Inoltre ho i due handhelds, divisi in solo acqua e isodrink (quest`ultimo di fatto non lo ricaricherò più, preferendo la soluzione del bere solo acqua dopo le prime 3 ore). Ah giusto, a proposito di aid stations: disposte benissimo e nel numero giusto, i volontari sono semplicemente fantastici ed efficientissimi, ad ogni aid station è tutto un "lookin´good man" e "well done!", ai quali rispondo con ringraziamenti continui per il tempo che ci regalano e per la loro assistenza (ringraziare poi con la bocca sempre piena è una cosa da veri gentleman!).

Prime salitone di giornata, il vento adesso si è fatto più intenso e il cielo è nuvoloso. Ovviamente in salita vado di power hiking ma senza esagerare, e in alcuni tratti riesco perfino a corricchiare un po´. Mi sento sempre benissimo, eppure ammetto di essere un po´ "preoccupato": in sostanza penso di star andando "troppo" forte rispetto a quanto pensato e voluto. E il Garmin è lì a dimostrarlo. Sto procedendo circa a 30 secondi al Km più veloce di quanto immaginato, e la paura di imballarmi con il passare delle miglia è lì ben presente. Così decido di rilassarmi ancora di più, di sciogliere spalle e schiena nelle discese e di controllare il bacino e la schiena in salita, senza schiacciarmi troppo in avanti (rischierei altrimenti di compromettere il giusto ritmo di respirazione, un po´come feci al Ticino 2 anni fa). E soprattutto, continuo a godermi i vari incontri con gli altri runner (porca miseria è dura adesso ricordarmi tutti i nomi: Pam e Brian, Jo, James, e chissà chi sto dimenticando adesso): sono sempre belle occasioni per fare conoscenza, scambiare due impressioni sulla giornata, e condividere qualche storia di running.

Così racconto anche un po´la mia di storia: spiego che è la mia prima 50 miglia, e ovviamente la prima volta sul SDW. Racconto però che già da bambino ero venuto da queste parti, e che quando il mio amico Davide mi aveva consigliato di correre questa gara, non ci avevo pensato un minuto, tanto desideravo tornare in questi posti, e avere pure la possibilità di correre questa 50 miglia in memoria di mio papà, grazie al quale ho imparato ad amare l`Inghilterra. E papà oggi corre con me, ne sono sicuro, tante sono le volte che ne avverto la presenza, fosse pure nella pioggia e nel vento che ci accompagna verso Eastbourne.

Siamo adesso intorno al 25esimo miglio. Adesso c´è da correre una leggera discesa di cemento battuto, non il massimo per le mie caviglie. Ma metto giù il testone ed esco da questo passaggio particolarmente duro.

31esimo miglio, momento satori. Sono da qualche parte in cima ad una collina, sta piovendo duro e di traverso, ma non è freddo. C`è pure un filo di nebbiolina. E sto veramente bene. Saluto un paio di escursionisti e mi scappa proprio un "I love this race!"

Si, lo ammetto, mi sento in cima al mondo, ma è una sensazione davvero difficile da spiegare: è come se in un attimo tutti i sacrifici di questi mesi, gli allenamenti, i momenti belli e quelli difficili, tutto quanto si unisse in un singolo momento di beatitudine, di felicità di esserci, come se davvero si potesse trovare il proprio posto nel mondo. Insomma, bello.

Non devo distrarmi troppo però. Tra poco sarà vero leap into the unknown (cit. Hal Koerner): il mio limite è alle 35 miglia, e da lì in poi sarà un viaggio in territori inesplorati, del corpo e della mente.

E a sollevare corpo e mente poi, ci pensa la magica comparsa, alla aid station di Southease (o forse già a quella prima, adesso non ricordo), del miglior cibo che esista per l´ultrarunning: l´anguria e il melone. Il top assoluto, ti mette a posto bocca e stomaco: in combinazione poi con due sorsate di pepsi, davvero ti rimette a nuovo.

Altra salita, adesso le miglia cominciano a farsi sentire: si corre meno e si cammina di più, eppure vedo che continuo a darci bene e convinto. Sono anche contento perché non ho nessun problema di stomaco. La strategia alimentare approntata in lunghe Domeniche in giro per boschi dalle mie parti, sta funzionando alla grande. Bene così. Piedi e gambe ok...insomma, un buon bilancio dopo 40 miglia.

Ora finalmente è pure uscito il Sole, che sensazione! Io la chiamo "magic hour". Quando insomma capisci, per la prima volta, che ce la puoi fare. Siamo a 10 miglia dal traguardo, meno di una mezza maratona in condizioni "normali", ma molto di più se pensi che nelle gambe hai già 7 ore di corsa. Eppure sarà la luce del pomeriggio che è tutta particolare, sarà che adesso ci do veramente bene perché ho voglia di vedere il traguardo e abbracciare Ari che mi aspetta a Eastbourne, fatto sta che mi sento veramente leggero, contento, a posto.

Trigger finale al miglio 48, segnale che ci tocca lasciare il South Downs Way per buttarci nell´ultima discesa verso Eastbourne, e ci si comincia a dar pacche sulle spalle con gli altri runner. Ce l´abbiamo fatta! La discesa la percorro pure benino (io che storicamente sono veramente piantato in discesa, e il resto della giornata non ha fatto eccezione in questo senso) e in un attimo siamo per le viuzze della periferia di Eastbourne.

Fantastica sensazione. Un paio di km di asfalto verso la pista di atletica che vorrà dire traguardo, sono in piena esaltazione mistica, e anche se percepisco un po´di stanchezza, sento che avrei voglia di non fermarmi mai.

L´entrata sulla pista è qualcosa da pelle d`oca, pure adesso che ne sto scrivendo.

Joining the track

Madonna quanto ho sognato e immaginato questo momento. E´veramente il coronamento di tutto.

Giro di pista e finalmente traguardo, in 9h e 35 minuti circa. Baci e abbracci con chiunque mi capiti a tiro in quel momento, e finalmente mi mettono al collo lei, la medaglia di finisher.

Vedo ancora Nicci e James, ai loro abbracci e complimenti non posso che rispondere con dodicimila ringraziamenti per tutti questa giornata.

Ora però devo pensare ad un´altra "emergenza": un minimo di stretching prima di infilarmi nelle docce. So che se non mi distendo un po´, il giorno dopo sarò veramente incricatissimo. 

Tutto ok comunque, dopo pochi minuti anzi sono già fresco e docciato (facciamo solo docciato vah, "fresco" proprio no :)) e pronto ad azzannare il panino con sausage offerto dall´organizzazione. Con Ari poi saliamo infine sullo shuttle bus in direzione Worthing (incredibile: non sono neanche le 8 di sera, ed io che pensavo di arrivare a Eastbourne ben dopo il tramonto).

Finalmente al cottage, ci schiaffiamo tra divano e letto, e crolliamo entrambi in un sonno profondissimo.

No, col cavolo. Ari dorme della grossa, ma io invece continuo a girarmi in preda ad adrenalina pura post corsa, e soprattutto sentendo i muscoli delle gambe bollenti. Ho caldissimo, e credo sia veramente dovuto allo sforzo prodotto per tutto il giorno. Così mi trasferisco direttamente sul divano per non disturbare Ari, e lì finalmente riuscirò a prendere qualche ora di sonno.

Prima di addormentarmi però, mi guardo ancora un po´la medaglia Centurion e la bellissima maglietta finisher. Devo ammetterlo, hanno un sapore tutto particolare, indescrivibile. Ce l´ho fatta: sono, di nuovo, un ultrarunner.

I giorni successivi sono poi passati tranquilli. A parte la Domenica e il Lunedì, quando ho dovuto faticare un po´a cavarmela con le scalinate del castello di Arundel, da Martedì in poi ho cominciato a sentirmi di nuovo a posto e in recupero.

Recovering at The Sisters

Un po´la cucina del luogo e un po´le passeggiate rigeneranti al Billig Camp e a Beachy Head, hanno poi fatto il resto, e così al Mercoledì mi sentivo finalmente di nuovo ok.

E infine al Giovedì, approfittando di una giornata davvero incantevole (ma tutta la settimana siamo stati davvero fortunati con il meteo) abbiamo deciso di farci ancora una corsetta sul tratto di SDW vicino al nostro cottage (tra il 5 e il 10 miglio del percorso di gara). Bellissimo. 

E´stata per me così l`occasione per salutare il South Downs Way. Una pista splendida, panoramica e "logica" nel suo andamento, decisamente uno dei più bei sentieri sui quali abbia corso.

L´ho salutato, certo,ma si è trattato di sicuro di un arrivederci. Perché sul SDW, ci correrò ancora.


See you next SDW!

E adesso testa e gambe verso NDW50 a metà Maggio. Un altra fantastica avventura che mi aspetta. Stavolta forse, pure con un paio di amici in più.

Terzoristoro sempre, comunque e ovunque.

Manu



domenica 22 marzo 2015

2 weeks to SDW50: pre-race thoughts and feelings

Note for my non-italian friends: my english sucks, really. But I wanna just communicate and share something with you guys, so appreciate my attempt. :)

Aaaannnnd...here we go!

Today's run was the last relatively long run before going deep in the pre-SDW50 tapering, which I've actually already began this week, with a cut of 30% of the peak mileage I ran in the last months (yeaahhh, admit, I've read more and more times "Relentless Forward Progress", the awesome ultrarunning-guide by Bryon Powell, chef and founder of irunfar.com).

In the coming week I plan to run still a couple of times (veeery easy by the way) and essentially to try to gain the more rest I can, through nutrition and hydration and, of course, napping and sleeping like hell! Then, next Sunday, I wanna already go to England, and enjoy the SDW-week as a little holiday period with my wife, and of course as a sort of acclimatization to the awesome atmosphere of Sussex, before...running my first 50miler ever on Easter Saturday (or...try to do it).

I've decided to write this brief pre-race post for a bunch of reasons, many of 'em are bullsh@t maybe, but I still fermly believe in them.

First of all, I wanna just trace a line at the end of this long training period. When I decided to register to SDW50 (in July 2014) I was essentially searching for a sort of revenge after my pretty bad DNF at the 100k in Ulm (due to IT-Band injury the weeks before, and I wrote about that). But immediately after these "I'm gonna kick you in the ass"-feelings, wich are pretty negative and not so adapt to my personal point of view and running-philosophy (man...what am I writing?!), I reflected about the amazing opportunity I had. Try to bounce back from a bad experience of my run, enjoy a new challenge and the training experience, and try to visualize a chance of redemption in it.

So I've put a lot of hard work in training in these months and yes, can say that I've really kicked myself in the ass. And it was awesome, really.

This Winter I could run a lot of long runs, and this was maybe the biggest change in my running habits. I've made a little statistic of them (don't worry, I don't want to trash your head with numbers and maths) and I've just seen that in the last 6 months I've run a total of 18 over-20k training runs, with 5 times over-30k, 4 times over-40k and 3 times over-50k (ok, I trashed your head with numbers, sorry guys!). And timewise (and time on feet was always the most important statistic for me) I could hit 2 times the 5 hours, 2 times the 6 hours and one time the 8 hours run, which was for me by the way a record in terms of duration and distance.

I've also run all my long runs on trail here in Schwarzwald (another big change for me, because I was used to run essentially on paved roads) and it was good, because I could finally find a "proper" trail running form (proper for me, obiouvsly..), and test gear and nutrion strategy on a terrain that is pretty similar to SDW (ok, I know, it's really impossible to replicate the exact same race conditions, but I did my best to do it).

Another reason to write this post...well, I just wanna say "thank you" to the amazing runners and friends I've "met" on this way to SDW, by reading race reports and blogs, or simply by asking a pair of tipps via social network. Particularly, gotta say "thanks" to my buddies Davide and Luigi (future partner in crime at the NDW50 in May), to Gemma Carter and Mark Perkins, which I hope to meet "live" in Worthing, and to Tim "FromSofaToUltra" Lambert, a real running-blogging legend and a great source of inspiration. And, last but not least, to my crew and Terzoristoro friends, for being my first (and maybe only) readers! :)

And last reason, maybe the most important. I wrote this because I just wanna to put in a pair of "mantra" that I know I'll need when I will be on the SDW.

Man, this is really a beast, for me. I've put miles and hours on my feet, tried to figure out nutrition and gear, but the throuth...is that there's a lot of unknown outhere. And this is maybe what I love of ultrarunning.

I know I'll be in front of a big leap into it, I know I'll have many ups and downs during it, there will be a lot of demons and doubts, but, must say, I want it. I want to reach that finish line.

Yeah, of course I'm already satisfied with the training experience (and I think that essentially it's always about the journey), but I'll try to do my best to put all into it, and then some. I can't wait to embrace this challenge.

And then, I can't wait to live and breath the amazing and unique UK-ultrarunning culture and community, and I think that the best way to "honour" the course, the runners and friends around of me, the organizers and everybody believed in me, will be puttin' my ass on the SDW, move a step at a time and reach that track in Eastbourne!

So, South Downs Way 50, here's the deal: I'm coming to get you.

Race bib #46. See you in Worthing.

On Trail.






   

lunedì 16 febbraio 2015

Distance vs Time on feet: una riflessione personale

Eccoci qua. E visto che questo weekend sono rimasto a riposo mezzo segato da mal di gola e sintomi influenzali assortiti, per una volta niente recap settimanale, niente immagini di panorami epici, niente selfies o foto al monitor del Garmin (vabeh, quelle non le metto mai: se mai cominciassi, rinchiudetemi). 

Bene, visto che con questa premessa mi sono così assicurato che i miei 6 lettori siano scesi già a 2 (forse), posso cominciare a parlare di un argomento, diciamo così, "teorico", che però mi sta molto a cuore, e del quale ho già forse accennato in qualche post precedente. Ovverosia, il confronto-rapporto tra distanza percorsa (potrei metterci dentro pure la grandezza "passo/velocità", ma magari questa la tengo buona per un'altra volta) e tempo sulle gambe, in tutte le sue declinazioni possibili. Lo spunto mi è stato dato per altro da un paio di scambi dialettici veloci con alcuni amici e compagni di corsa.

Partiamo da un presupposto. Siete ancora in tempo per evitarvi di ciucciarvi tutta questa minestra, prendendovi un testo di riferimento a caso dell' Anna Amalia del trail running (così a caso: Powell, Koerner o la spettacolosa e sempre attuale Guide to Trail running di Adame Chase e Nancy Hobbs). Non scrivo nulla di nuovo, anzi. Semplicemente, desidero riportare uno spaccato della mia personale esperienza con la materia, maturata in questi anni di trail running e ancor più recentemente in questi mesi di cammino verso SDW.

L'oggetto del contendere è in sostanza cercare di capire quale dei sopracitati fattori (ripeto un'ultima volta: distanza percorsa e tempo trascorso a girare) sia "più importante" (detta in maniera molto facilona) quando ci si appresta a preparare una ultramaratona (eh certo, io che ho fatto finora UNA ultramaratona, posso certo avventurarmi in questi discorsi istruttivi e concettuali, tse...).

Avendo iniziato a correre "su strada", così come tanti che in un modo o nell'altro si avvicinano al trail running (migrazione sempre più in espansione, ma questo sarebbe poi un altro discorso) ho sempre avuto lo schema in testa del "più km faccio e meglio è". Per me il problema di passo e velocità non è realmente mai esistito, perchè semplicemente non ho velocità, e dunque il determinare qualche improbabile progresso podistico passava giocoforza da guardare che la tal serata avevo corso 10 km invece che 8, e cose così. E sono andato avanti così a lungo, anche quando ho inziato a correre su sentiero (soprattutto perchè ho continuato pur sempre ad allenermi su strada, fino almeno al mitico Inverno in compagnia del mio Sensei). 

Mettiamola così: su strada viene più facile, data la relativa regolarità e ripetitività del terreno, concentrarsi su grandezze quali minuti al km o km totali percorsi, e così via fino alle più classiche routine di preparazione alle distanze da strada (maratona compresa), che contano di un lungo di tot km ogni tot settimane, o di tot km a tot minuti al km ogni tot di giorni (la sfida della serata è rileggere l'ultima riga 10 volte di seguito...).

Stringendo un po': su sentiero, è tutto un altro gioco. Direte, hai scoperto l'acqua calda. Sì, assolutamente, dico un'ovvietà totale...e però le ovvietà si finisce per comprenderle nel momento in cui le si vive sulle proprie gambe. Così è stato per me. Vuoi per "mancanza di stimoli" a cimentarmi in mega lunghi su asfalto dalle mie parti, vuoi al tempo stesso per la necessità di produrmi in un'uscita lunga più o meno con cadenza settimanale (e soprattutto: su un terreno il più possibile simile a quello su cui si svolgerà SDW - e grazie a San Bryon Powell e al suo tabellone di riferimento), ho cominciato a uscire sui trail qui intorno, senza preoccuparmi - per la prima volta nella mia "carriera" di corsa - di passo al km o di kilometri percorsi a fine giro. Uscire per il piacere di farlo (e ok), ragionare sulla strategia di pacing (di cui ho già scritto), e soprattutto mettere via ore e ore all'aria aperta. Ore di corsa e cammino, ore di tentativi con la strategia alimentare - tutt'ora in corso - ore ad ascoltare corpo e testa, a preparare soprattutto la seconda all'idea di star fuori 50 miglia a mangiar sentieri. Perchè è questo, almeno credo, l'obbiettivo di un percorso di allenamento: la creazione di una condizione di equilibrio psicofisico da poter portare il più possibile dentro la tua sfida, la tua gara o più semplicemente la tua giornata.

Oh intendiamoci, non sto dicendo che lo speed work e cose così non abbiano cittadinanza nel trail running, figuriamoci. Però...però...dico solo che se parliamo di lunghi, giocoforza il tempo che impieghiamo la' fuori assume un ruolo predominante, ripeto, sempre nella mia limitatissima esperienza.

"The slower...the better" è il mio mantra in queste uscite lunghe, perchè per quanto possa sembrare paradossale, imparare ad andare piano diventa decisivo per vedere il traguardo di una ultra (e soprattutto per capire le reazioni chimico-fisiologiche che giungono con il passare delle ore, che si tratti di bonking alimentare o più semplicemente nervoso).

Ecco, appunto, riflessioni a caso figlie di una serata a guardare l'agenda e a scoprire che ne mancano 7, di settimane, a SDW (diciamo, 5 più il tapering). Come dire, adesso arriva l'ultimo mese e mezzo di lavoro pesante, di sudate, e appunto...di ore su sentiero. 

Read you next.

Manu

fueling...
 


domenica 8 febbraio 2015

One of those days...

Evvai che la prima settimana di Febbraio è già in archivio. Tra km, nevicate e vento gelido, questo mese sembra pure partito bene. E allora vai con il solito miscuglio di cose scritte a caso.

Parto da Domenica scorsa, 1 Febbraio. Succede che si trattava del primo lungo dopo il "salto" della settimana precedente, e in generale di un lungo inserito in una settimana piuttosto stanca, lenta e impegnata. Insomma, non è che ci fossi arrivato benissimo quanto a morale e cazzimma. Però si imponeva assolutamente una nuova uscita per sentieri, un po' perchè appunto erano 15 giorni che non mettevo su le Grit, e un po' perchè qualche ora nella Foresta per me è anche momento di rifugio, di osservazione su me stesso, di pensieri in libertà e di tanta ricarica. 

Ari è al lavoro e così ho tutta la mattina per me. Fuori nevica, ma è un neve un po' bagnata, piovosa. Pazienza, farò del mio meglio come sempre.

Tra l'altro stavolta fanno il debutto ufficiale su un lungo gli splendidi pantaloni bracaloni Kalenji; oh yes, alla fine li ho trovati. Dopo spedizione al Decathlon di Mullhouse infatti, oltre ad aver trovato una stratosferica sottomaglia da sci con maniche lunghe e un altro paio di cosette (tra cui, la fondamentale bussola che fa parte del mandatory gear per SDW), ho messo finalmente le mani sui pantaloni Kalenji lunghi e "tre quarti" da vero freeballs come piace a me. Basta quindi con tutta questa lycra (no scherzo, l'ho usata ancora questa Domenica) però almeno adesso riesco a far girare l'aria in cantina e allo stesso tempo ad avere le gambe un minimo coperte, senza sentire quella - per me - fastidiosa sensazione di compressione che dà la lycra appunto.  

Ma torniamo al giro. Ecco, come se non bastasse stavolta ho fatto un erroraccio di tipo alimentare. Infatti, in luogo delle caramelline Poweshot vitaminiche (ovvero, senza caffeina) ho preso per sbaglio la busta di quelle con la caffeina, al gusto cocacola. Ora, sembra una cazzata, ma per me che alterno volentieri i normali gel alle caramelline e ai wafer (che a 'sto giro proprio no ci sono), e che però non mangio così volentieri caffeina (solitamente faccio così: dopo 40 minuti un gel con caffeina, eppoi uno circa ogni 3 ore),è un problema. Perchè vuol dire che dovrò mangiare più gel (ma non ne ho a sufficienza) e poi bombarmi di caffeina  neppure Carmencita del Caffè Paulista.

Comunque sali e scendi e di qui e di là, alla fine sono venute fuori 4 orette piene, con l'unico inconveniente dato dal terreno: infatti nel bosco sotto alla neve appena fresca c'era un bello stratto di ghiaccio duro, e vi assicuro che a fine giro avevo piedi e caviglie belle provate (perchè comunque ti sembra di appoggiare sul morbido, ma sotto è pieno di sassi e radici ghiacciati che in più non vedi, e quindi ti trovi sempre ad aggiustare il passo, più di quanto già non si faccia su trail). Ma sì che poi che caspita mi lamento. Via un bel lungo, doccia calda a casa e pomeriggio di sdivanata totale. Va bene così.

E veniamo a questa settimana vah, che il calendario scorre e siamo adesso siamo a meno di due mesi da SDW.

Fatte riposare le gambe al Lunedì, al Martedì mattina presto, molto presto, ho infilato le Kinvara e sono andato a girare un po' per il paese. Un'oretta tranquilla prima di iniziare la giornata, ci voleva per mettere a posto testa e morale.

Al mercoledì poi, gloriosissima uscita in compagnia di Ari (che stavolta ha corso pure lei) nel tardo pomeriggio. Discorsi e risate, un fantastico easy run come da tantissimo non mi capitava di fare, molto bene.

Giovedì poi ancora un'oretta tranquilla, ancora con le Kinvara, pur se stavolta il Lielerweg era bianco di fresca spolverata di neve. Però mi sono ancora sentito abbastanza a posto, pur al terzo giorno consecutivo di uscite, e quindi anche la fiducia è andata in crescendo.

Venerdì pomeriggio trascorso in MTB in compagnia di Ari per andare fino allo spaccio di Pwerbar e fare scorte, e veniamo finalmente al Sabato, giorno di lungo.

Stavolta infatti decido di tornare alle origini e di fare l'uscita lunga al Sabato invece che alla Domenica come era stato in questi mesi. Il motivo è essenzialmente uno: c'è un Sole spaziale. Una roba che davvero non si vedeva da mesi e mesi, e pur se da queste parti Sole significa freddo, a me va benissimo. L'umore è seubito positivo, le gambe stanno bene e c'è voglia di uscire. In più, visto che con Ari abbiamo poi rinunciato ad andare a Titisee a vadere la Coppa del Mondo di Skispringen, decidiamo che oggi è pure giorno di gita insieme. Dunque, avrò con me la mia pacer su MTB e fotografa ufficiale!

Colazione sostanziosa ma non troppo e per le 10 siamo fuori. Primo pensiero: madonna che freddo (la T°C resterà tutto il giorno tra gli 0 e i 4 °C). Secondo pensiero: che spettacolo! Sole pieno, non c'è una nuvola, e l'armonia di colori tra il Blauen completamente bianco e il cielo di un azzurro profondissimo, è roba che non si può spiegare.

Oggi tra l'altro troveremo i Weg ancora sostanzialmente innevati, e quindi ci sarà da divertirsi!


Oggi questo sarà il mio parco giochi

 Non ho obbiettivi particolari di tempo o km da percorrere. Ho solo voglia di andare. Mi sono caricato un po' di cibo nello zaino e il fido handbottle per il liquidi, stavolta ho preso anche le Shots giuste e gli irrinunciabili wafer, in più sono in compagnia...alla grande, si va.

I sentieri sono quelli ormai conosciuti. Oggi c'è solo un po' la preoccupazione di trovare qualche divieto, perchè essendo Sabato, pur se non è più stagione di caccia è però periodo in cui si fa la legna e si tirano giù un po' di alberi. 

Questo lo aggiungiamo alla rubrica "Runner avvisato..."

 E decisamente non è il massimo girare in Foresta tra ruspe e motoseghe in azione. Ma anche da questo punto di vista saremo fortunati tutto il giorno, con solo un passaggio in prossimità dei taglialegna - ma comunque in sicurezza - e una deviazione dovuta invece ad un Weg appositamente bloccato.


Sulla collina di St. Johannis

 I km e le ore passano via veloci tra chiacchiere e tante belle foto, io sono tornato finalmente al mio piano alimentare tradizionale (Gel, shots e wafer in alternanza, con in più stavolta un esperimento con una deliziosa Banana-mirtillo mousse sempre made by Powerbar: promossa a pieni voti), mi sento bello carico e le gambe girano bene. Madonna che differenza però, quando ci sono Sole, luce e colori. Ti senti proprio bene, percepisci quasi un senso di appartenenza a tutto questo, quasi un ritorno ad una dimensione più naturale del nostro essere...vabeh, robe che voi conoscete e sapete spiegare molto meglio di me.

Che giornata!

Cavolo però, il tempo passa veloce per davvero. Non me ne accorgo nemmeno infatti e sono già alla porta delle 6 ore di uscita. La chiamo "porta", essenzialmente perchè da lì in poi per me è territorio inesplorato, sia in termini di tempo sulle gambe, sia per quanto riguarda più semplicemente la distanza messa sotto i piedi, al netto del tipo di terreno di volta in volta incontrato.

Sul Planetenweg...deep into the miles...

 Da qui dunque, entro in una dimensione nuova, e i "sensori" che già tengo sempre accesissimi in ascolto di rumori e meccanismi di corpo e mente quando corro a lungo, stavolta sono ancora più attivi. 

Eppure mi sento sempre a posto: non dico fresco come al mattino, ma certamente in equilibrio alimentare perfetto (come poi verificherò una volta a casa) e soprattutto in the zone: mi godo la mia corsa, la compagnia, l'ambiente (bellissimo, adesso il Sole viaggia verso il tramonto e la luce ha assunto un colore completamente nuovo, di un giallo fuoco spettacolare) e penso a quanto sono felice a vivere tutto questo.

Volgiamo verso casa, l'aria si è fatta più fresca ma il pensiero del nostro traguardo ci scalda pensieri e gambe (e pure l'immagine di una pizza con bresaola e Bismark accompagnata da una buona Weiß, che si fa sempre più strada nella mente, contribuisce al morale). 

Passiamo il nostro Robie Point (breve spiegazione: da buon disadattato running-nerd ho dato a molti settori del mio percorso solito il nome di alcuni tratti celebri della WS, e così nelle mie uscite in foresta per un attimo mi trovo a passare sul Cal Loop, a Foresthill (circa 600 mt di paesino), agli Auburn Lakes, fino ad attarversare il No Hands Bridge e appunto, quando entro di nuovo in paese, il Robie Point) e percorriamo l'ultimo miglio ormai con le luci della sera (incredibile, pensare che eravamo partiti alla mattina con il paese ancora addormentato). 

Fermo il Garmin. 8 ore tonde. Circa 34 miglia percorse. Una giornata semplicemente perfetta, veramente non riesco neppure a ordinare dei pensieri sensati per descriverla.

Così in totale casualità però, mi viene in mente una cosa che ho pensato ieri. Ho avuto infatti la conferma, di quanto un percorso di allenamento, inteso come l'alternarsi delle settimane e dei mesi precedenti ad un evento a cui vogliamo partecipare, sia davvero quasi più "importante", di sicuro più ricco, pieno e intenso dell'evento stesso. Perchè poi una gara in sè, è una singola giornata, di grande festa semmai dopo tante giornate trascorse a macinare chilometri o miglia che siano. 

Invece l'allenamento è proprio bello, perchè lo vivi ogni giorno, anche e soprattutto quando non corri. Lo si pensa, lo si immagina, lo si scopre strada facendo come mi è capitato di fare ieri. Lo si condivide con chi ti sostiene sempre (Famiglia e Amici, tutti rigorosamente con la maiuscola), e diventa esso stesso tesoro fondamentale di nuovi limiti esplorati e nuove esperienze e insomma...ci siamo capiti.

Che poi si corra 30 minuti, un'ora o 24 ore come quei veri Inglorious bastards che sono i miei companeros del Terzo, che si mangiano le 100 miglia (senza immaginarle), non conta veramente nulla. Quindi basta con queste robe del "io ho fatto solo 10 km" e cose così. Non è la distanza percorsa, e in questo caso neppure il tempo trascorso a correre. E' l'esperienza che conta, il goderne ogni momento e farlo proprio, conoscere i propri limiti ed essere pronti e motivati ad esplorarne di nuovi. Questa è semplicemente corsa.


On Trail.

Manu

lunedì 2 febbraio 2015

Il mio Gennaio...e altre cose.

E rieccoci di nuovo a buttare giù due righe!

Nelle ultime settimane ho avuto un po' poco tempo e le giornate sono volate, complice anche la ripresa della routine normale post-festività, e allora provo adesso a fare un po' un punto della situazione alla fine del mese di Gennaio.

Due considerazioni a margine. La prima: mi piace scrivere di quel che faccio o di come lo faccio, a maggior ragione perchè ora è tutto un proliferare di gente che fa la segretona e non racconta nulla, salvo poi arrivare Paleozoichesimo al VK della Formaggetta di Roccaverano; in secondo luogo, un grande vantaggio di avere un blog che leggono (forse) in due o tre, è che almeno si ha un contatto diretto con chi ti legge, e visto che è bastato che per un paio di settimane non scrivessi nulla perchè dal pubblico si levassero voci di protesta per un così lungo silenzio, eccomi qui più carico che mai a pestare cose a caso sulla tastiera.

Dunque, Gennaio dicevo. Bel mese. Sostanzioso, per quanto concerne le miglia percorse e pure per i bei lunghi che ne sono usciti. Con l'eccezione infatti proprio dello scorso weekend, nel quale (per la prima volta da Ottobre, ovverosia dall'inizio del mio percorso verso SDW) non ho fatto un'uscita lunga, nelle Domeniche di Gennaio ho messo su delle belle avventure in Foresta, tutte sopra le 4 ore, con il culmine due weekend fa, quando mi sono spinto (vabeh, per me è ancora un limite poco conosciuto) fino alle 6 ore di uscita, favorito pure dalla compagnia "a pedali" di Ari, insostituibile pacer e pure fotografa.


Questo è Schwarzwald!

Diciamo poi che sia come tempo sulle gambe (lo ribadisco sempre, per me IL parametro di riferimento per valutare un allenamento di trail running) sia come distanza totale percorsa, ho tutto sommato eguagliato il mio record di sempre, ritrovando quantomeno una serie di sensazioni rimaste in un cassetto nei precedenti due anni. La differenza in questo caso è stata il poter arrivarci con una base più solida e lineare rispetto al 2013, e di conseguenza anche come gambe e testa mi sono sentito sempre lucido e presente, continuando tra l'altro anche i vari esperimenti di tipo "alimentare". 

La cosa interessante ad ogni modo è che anche la preparazione di una ultra "primaverile" costituisce per me una novità, in quanto tutto sommato si è "costretti" - tra mille virgolette - a pianificare i lunghi nei mesi invernali, quando magari un divano accogliente o l'arrosto della suocera o mille altre tentazioni ti indurrebbero a stare a casa, piuttosto che ingolfarti le gambe di freddo e neve (come è stato questa Domenica). Dunque bene così, tutto esperienza che entra a livello di testa, e siccome sono convinto che quest'ultima continui ad avere un'importanza cruciale, se non totale, nella costruzione di un (ultra)runner, vado avanti così cercando di migliorare questo aspetto, visto che tanto a livello di motore o altro, c'è ben poco.

A livello di altre attività, ovviamente ho messo via anche qualche bel km in MTB e qualche oretta serale sulla Spinbike, in entrambi i casi sempre ovviamente in modalità ultra-mega scarico e nulla più. Tuttavia con il fatto che ora la mattina sono sempre a Friburgo e al pomeriggio viene buio relativamente presto, le occasioni di far girare le gambe outdoor sono sempre un po' poche, ma si fa quel che si può. Confido nel proseguimento dell'Inverno e poi nell'arrivo della Primavera, quando le giornate man mano si allungheranno un po', per tornare piano piano a squadrarmi il fondoschiena come si deve.


Bel gioco di colori!
Sempre per quanto riguarda "lo scarico" poi, proprio la scorsa settimana ho un po' staccato, esattamente dopo il mega lungo, riducendo momentaneamente il numero delle uscite. Ne avevo bisogno, perchè comunque (vedi quanto scritto sopra) devo ancora abituare testa e corpo ad un tipo di impegno per me ancora relativamente nuovo. Ma tutto ok. 

Una nota a margine riguarda la corsa su asfalto. Io sono "nato" sostanzialmente asfaltista, prima di scoprire ormai 4 anni fa il trail running. Ebbene, scopro che con il progressivo aumento del tempo trascorso sul sentiero, la corsa su asfalto, che ovviamente continuo a praticare settimanalmente, mi sta diventando quasi "monotona" o comunque...non so come dire, è come se man mano ci stessi perdendo l'abitudine. Credo sia tutto sommato normale, ma per me è in ogni caso una cosa nuova. Che poi, è sempre corsa, e ci siamo capiti.

E visto che in questi giorni in Italia non è stato altro che una mega rumba sul Presidente di Tutti e robe così, in conclusione a questo post ribadisco la mia posizione in merito. 

Il mio Presidente resta lui, per sempre.

Lui indica la Via (Photo courtesy by Qualcuno)


#Terzoristoro comunque e ovunque!

On trail.

Manu

lunedì 12 gennaio 2015

5 Terre, 5 ore, il Cinghiale e un maratoneta. E tanto #Terzoristoro.

E vai che oggi più che un report settimanale su ciò che ho fatto io, mi va di scrivere di ciò che hanno fatto un paio di amici. E semmai del perchè e del come avventure ed esperienze vissute da altri, possono risultare di enorme ispirazione, e a volte ti fan pure girare la settimana dal verso giusto.

Ma andiamo con il consueto disordine.

Parto dal Mercoledì. 

Succede che alla sera, aprendo e scorrendo quella macchina infernale di nome Facebook, specchio di vite altrui, vere o finte che siano, mi imbatto in questa foto.

Liguria on top. Photo courtesy by Davide Grazielli


Beh, dire cos'è, viene facile. Liguria. Magari ci si può spingere un filo oltre e provare a immaginare più o meno di che posto si tratti. Massì, ovviamente 5 Terre. 

Ora, siccome puoi togliere un uomo dal mare, ma non puoi togliere il mare da un uomo, figurati se un'immagine del genere non mi da un minimo di sussulto, atavica emozione di appartenenza ad una terra che non rinnego mai.

Oltre che dalla bellezza e dalla perfezione ammorbante del paesaggio rappresentato, la mente e il cuore vengono così rapiti da un cesto confuso di ricordi sempre vividi, dalla scampagnata invernale 2013 marchiata KUTT (ne scrissi un breve resoconto, che potete leggere a questo link) a - ma questa è di nuovo facile - i miei giri col Sensei tra Mao e Manie, sovrastando il nostro mare e facendoci abbracciare idealmente dai nostri boschi. 

E insomma, è stato bello provare tutto questo, ancor più in una settimana metereologicamente grigiotta da queste parti. 

Poi, seconda immagine fondamentale di questa settimana, allegata per altro alla prima: 

He's back. Photo courtesy by Davide Grazielli


Ora, se in tutta la bellezza descritta prima, ci butti dentro dei grandi amici, il quadro è completo. 

E scusate se mi ripeto: uno in particolare volevo rivederlo su un sentiero in questo 2015. Lui, il cinghiale. 

Quindi, vedi alla voce ispirazione, rivedere questo vecchio pirata mangiachilometri su una qualsiasi pista, mi ha dato una carica pazzesca, la prima dose per la risalita verso il fine settimana. E via così.

Anzi, siamo già al weekend.

E allora, terza immagine di questa settimana:

Photo courtesy Trailscape @RailToTrail


Questi ragazzi stanno partecipando ad una bellissima, durissima e fangosissima trail marathon lassù in Terra d'Albione.

A parte che è sempre bellissimo vedere facce felici di gente che corre, euforiche, piene della gratificazione un po' sognante che solo una corsa gloriosa in compagnia ti sa dare. 

Ma il motivo di carica legato a questa foto, sta nel fatto che lì in mezzo c'era anche un grande amico,Luigi . Che, detto tra noi, alla sua prima maratona di sempre non solo ha tagliato il traguardo, se l'è proprio divorato.

In questi mesi sto seguendo con moltissimo interesse questo ragazzo, perchè oltre ad essere - appunto - un vero compagno di corsa, è anche impegnato nel suo approccio alla NDW50, di fatto la cugina della "mia" SDW. 

E così, non so perchè, pur avendo motori, cilindrate, gambe e teste diverse, sento le nostre esperienze di avvicinamento ai nostri obbiettivi davvero molto simili, e per questo mi piace l'idea di poter trarre - ancora una volta - ispirazione da chi mi sta intorno e che, in questo caso, percorre un'avventura simile alla mia. 

E quindi, lo scrivo qui: GRAZIE a Luigi, perchè quello che ha fatto questo Sabato, resterà per sempre non solo nei suoi ricordi e nelle sue gambe, ma pure nella storia dell'insiemanza e della cùmpa della nostra corsa, e insomma...sono cose belle. 

Carico a molla per tutto questo, sono così arrivato alla mia domenica, giorno di lungo settimanale.

Al mattino pioveva, anche forte, anche misto ghiacciato. Ancora in letto potevo quasi contare le gocce che scendevano picchiando duro sul finestrone della mansarda. 

Ma io avevo in testa qualcosa. Volevo provare a toccare ancora un limite, dopo Domenica scorsa. Volevo spingermi oltre quel 4h e 24 minuti (facciamo i precisini) totalizzati 7 giorni prima. Anche se faceva freddo, anche se c'era acqua nell'aria.

Così ho aspettato le prime luci del giorno, e poi sono partito, direttamente da casa. Giacca a vento, zaino con gel e tutto il resto (e a 'sto giro hanno fatto il loro ottimo debutto pure i wafer), borraccia a mano e andare.

E così ho ripensato alla mia Liguria, alle 5 terre, al Cinghio di nuovo su un sentiero, alle facce felici degli inglesi in mezzo al fango e alla clamorosa maratona di Luigi. E mi sono trovato in mezzo alla mia foresta, in completa solitudine "umana" e in splendida compagnia della Natura: caprioli ovunque, aria del mattino, odore di legna. Come piace a me.

Il tempo è passato, i chilometri sotto le scarpe e nella mente, i wafer ben in fondo allo stomaco; e non ha neppure piovuto.

Arrivo di nuovo davanti a casa. Fermo il cronometro. 5 ore, tonde. Per me, una grandissima cosa. Perchè ho sentito voglia di correre, di essere lì, confidenza, fiducia e forza. 

La strada verso SDW50 è ancora veramente lunghissima. Ma proprio questa settimana ho tagliato l'immaginario traguardo della metà percorso (12 settimane) di avvicinamento al Downs.

Continuiamo così, che va bene. On Trail.

P.s: e per chiudere la settimana poi:

Bastardi ma belli. Photo courtesy by Daniele Nicoli




Eh scusate, oggi mi era presa così.

La mia benzina. #Terzoristoro ci guida sempre.

Manu