domenica 25 ottobre 2015

Settimana 19 - 25 Ottobre

Oh finalmente, cinque minuti per buttare giù due cose in tranquillità. 

Ebbene sì: sono tornati. Gli irrinunciabili, unici, originalissimi, mai-scritti-da-nessuno...report settimanali.

E´una cosa noiosa, lo so (ammesso che poi di tutto questo freghi realmente a qualcuno). Però ho scoperto col tempo che "mi serve" scrivere ogni tanto di quel che faccio. Mi serve in un certo senso a stare sul pezzo e motivato sulla corsa, e questa è una cosa di cui nei prossimi mesi avrò molto bisogno. 

Ma non facciamola lunga (anzi sì). In breve, l`ho già scritto in mille salse e lingue, mi sono iscritto alla mia prima 100 miglia. 

Oh yes, LA Distanza con la "d" maiuscola, sogno e incubo di ogni ultrarunner, eccetera eccetera. 

La scelta è ovviamente caduta sulla SDW100, "sorella maggiore" della bellissima 50 miglia che ho corso ad Aprile di quest`anno. Stavolta si correrà tutto il South Downs Way. 170 km circa da Winchester a Eastbourne e via andare. Un sentiero bellissimo (anche questo scritto e riscritto), che ho amato da subito. E insomma, la mia prima caccia a un belt buckle non poteva che iniziare da lì. 

Ma, ed è un grosso "ma". Questa è una gran distanza e sì, "100 miles IS that far" (alla faccia di Karl Meltzer) e io finora ho come distanza più lunga nel mio curriculum la 100k di Salzburg corsa nel diluvio a fine Giugno. 

Ecco, verrebbe da dire che tra 100 km e 100 miglia ballerebbero quei 60-70 km di differenza. No, in realtà ce ne sono molti di più. 

E´proprio un salto, fisico ma anche mentale. E d`altra parte, come dice un noto professore universitario del Politecnico di Milano che di queste cose se ne intende, le 100 miglia sono il Phd dell`ultrarunning. 

Dunque sono esaltatissimo e carico, e non vedo l`ora di essere alla start line del Chilcomb Sports Ground di Winchester a metà Giugno 2016. 

Però poche palle, bisogna allenarsi. E dunque eccomi qui a scrivere dei km che cerco di mettere giù qui dalle mie parti. 

Nell`ultimo mese e mezzo mi sono curato di riprendere un po`a correre dopo alcune settimane di pausa che mi ero preso ad Agosto (diciamo, dopo il fallito tentativo sul GDB50: ero cotto dal caldo e dalla stanchezza di una stagione abbastanza lunga, almeno per le mie abitudini). 

Non ho fatto migliaia di km, anzi: però ho cercato piano piano di svuotare la testa e prepararmi, anche "psicologicamente", alle settimane invernali, quando invece di km dovrò farmene un po`(quantomeno per sperare di arrivare a Eastbourne in condizioni non troppo miserabili, anzi diciamo meglio: per sperare di arrivare a Eastbourne, e stop). 

Questa settimana è stata appunto la prima un po`solida, e idealmente la vedo anzi come settimana-zero del mio percorso verso la SDW100.

Al Martedì sono riuscito a mettere un`uscita di un`oretta al mattino presto, appena tornato da Basel. Ai piedi le fide Kinvara, che però per la prima volta mi sono sembrate un po`troppo "dirette". Mettiamola così: avevo la sensazione di un passo pesante e di gambe non a posto. Faceva anche un freddo cane, e se la sveglia ha suonato alle 3:30, dai un po`di stanchezza ci sta.

Ma sta cosa delle scarpe mi è un po`rimasta in testa, e così alla sera ho deciso di rimettere in pista le Pure Flow: un paio quasi nuovo, usato pochissimo prima della Mozart 100k, quando pensavo ancora che avrei corso a Salisburgo con delle stradali.

E subito mi sono sentito meglio: appoggio più "comodo" e gambe che ringraziano. Di sicuro c`è anche che le Kinvara, ottime scarpe, perdonano meno rispetto alle grassocce Flow se si ha meno gamba, mentre le seconde ti danno quel minimo di spazio per pensare meglio al passo e alla forma di corsa, senza quella sensazione di spezzarti in due. Dunque in sintesi, altra uscita di un 10 km in collina, un doppio giornaliero portato a casa e morale che va molto meglio.

Al Mercoledì, 16 km belli solidi sempre sulle colline intorno a casa, e sempre con le Flow ai piedi. Stavolta però mi sono esplorato qualche percorso nuovo, approfittando della bella giornata e delle vigne coloratissime d`Autunno. Inoltre, sono riuscito a tenere anche un ritmo decoroso, e questo mi fa ben sperare per la mia ricerca di un minimo di "velocità" (parolona) perduta. 

Giovedì pausa, e giretto con Ari in MTB in riva al Reno.

Venerdì altra ora e mezza, stavolta con le Pure Grit e con qualche sterrato in più. Buone sensazioni, mi pareva infatti di aver recuperato bene le tre uscite precedenti.

Sabato ancora pausa: pomeriggio trascorso a tifare gli amici terzeri alla Reunion e ai Templiers, un po`di buon rugby in tv, e torta accompagnata da del buon tea (a proposito: continuano i miei tentativi nell`infornare un buon Quarkkuchen: bene stavolta, ma l`assistenza della capo-Konditorin Ari è ancora necessaria) e finalmente arriva Domenica, giornata di lungo settimanale.

Non lunghissimo ancora, per quelli c`è tempo. Ma comunque poco meno di tre ore e 28 km con un bel po`di rampe e discese toste (ecco, la discesa: altra cosa da migliorare, possibilmente).

Avevo dietro il bellissimo zaino Nathan Hpl020, che devo dire lancia la sua candidatura prepotente come go-to pack per SDW. Morbidissimo e molto comodo, ci sta quello che serve. Ah,  ovviamente mi sono portato dietro anche i due handhelds, sempre by Nathan. Quest`anno devo infatti cercare di correre ogni tanto qualche lungo "in assetto" da gara, e provare così peso e bilanciamenti vari. I primi tentativi sono stati positivi, vedremo se riesco a trovarmi meglio piano piano con le soluzioni adottate.

In conclusione, settimana sugli 80 km con 5 uscite complessive e pure un po`di dislivello. Vediamo come andranno le prossime (settimane e torte as well).

Manu


La foto non c`entra niente con la stagione, ma mi piace. 






venerdì 25 settembre 2015

Bucket list, SDW100 and stuff...

So, here we go again, for another blog post and yes, this time in english (feel pretty sorry for my poor english, as usual). 

Well, I think this is a good period to write blog posts. I mean, we are almost at the end of a running season and for many (included me) it´s already off-season time: so, good chance to take a look to the next months, plans and dreams for next year. 

And last but not least, I´ve nothing to do today, so plenty of time to share a couple of thoughts with my usual 3 o 4 readers. 

So, first of all, I must say that this whole post is just the result of some thoughts I had in the last months. Again, it´s just my opinion, so absolutely debatable and criticizable. 

A couple of months ago, let´s say, after my first run of the South Downs Way 50, I wrote a kind of race report post to say "thank you" to the whole organization for having put an amazing event out there. I wrote many many times, how I fell completely in love with SDW. 

I mean, the day, the course, the bunch of runners and friends I´ve met out there, all was so amazing and still pretty unique. 

I would in fact probably say that if you don´t love this thing, maybe you don´t love ultrarunning. Yes, I admit I had also a couple of personal reasons to be on that trail: it belongs to the history of my family (or the history of my family belongs to that trail, better said) and so...well, I´ve already said, I was stoked thinking about coming back next year and run the 50-miler again. 

But...in the comments to the post, a buddy of mine (just met on the SDW) and a Lord of the South Downs Way as well, Joe Delaney, wrote me something like "maybe we could tempt you with the 100-miler for the next year". My answer, pretty common and almost "banal" was: "hey can´t wait for it, maybe in the future, SDW100 is definitely on the bucket list, on top of it". 

And THAT is the point. The bucket list. 

Very important: at this point, I was inspired by a discussion between Andy Jones Wilkins and Ann Trason on a TRN-podcast that you can easily listen to (I think it was reordered in July maybe). 

In a few words, AJW took his point of view about "the bucket list thing". He said essentially that the idea that you "have to" run a specific race to complete a sort of "list" with a check, brings every year lot of new comers and enthusiasts in the sport, but maybe many of those will go away again after completing their "mission", or their "list". And that something like Tim Twietmayer´s 25 Western States or Ann Trason`s 16 WS participations (with 14 victories, of course) will be hard to repeat in the future, again because of the extreme "turnover" in the running community. 

He said, you have to be really consistent, and patient, and driven, to achieve something like that. Essentially, you must love it.   

Of course, I totally agree with that.

And here is a second point. Something I believe very deep in fact, is the concept of "Love Of The Game". 

There´s all in between: respect for yourself and the runners around of you, respect for a race you´re running (the course, the weather, etc...), respect for the organizers and volunteers on the course...definitely, respect FOR The Game (yes, capital G). And this is a very important element to consider, when you´re thinking or dreaming about running a race. 

So, back to South Downs Way. I have a huge respect for that trail, for its history and meaning as well.  And I would say, I was wrong (I didn`t lie, let me clear that, simply I was wrong) when I wrote that SDW100 is on my bucket list.

I was wrong because SDW100 means for me much much more that a cross on a list; I can´t definitely describe that race just as a point on my "running career" or (still worse) as something useful to get some fucking points or lottery tickets for another race (plenty of respect for lottery systems, no doubt, but I admit, my critique is to those that write post like "hey, I ran this race, yeah it was good and now I have 3 qualifying points for this other race and bla bla bla..."). 

South Downs Way (I mean, the trail, not only the races on it) means for me really a lot. It´s definitely a part of me, that I feel I reencountered after many years. And I knew that already before I ran the SDW50. 

So, back to the Love Of The Game thing again (I know, I´m trashing your mind, as usual): that IS for me The Love Of The Game. 

I mean, you gotta love something, if you want to dream and to achieve it. You want to prepare the hardest you can to be out there and give your best, every single step or mile or page of your life. And of course, you gotta be consistent and veeeeery patient, to prepare and train year after year and come back. 

The point is that...well, at the end of the day, I decided to register for SDW100. 

Sure, I don´t know if I will be able next year to run and complete it. In the past I imagined that I could have run a 100-miler maybe in 2 or 3 years. My longest run so far is Mozart 100k. But, I tell you...whatever! 

I just know that I "need" to run there, not just because of a buckle or a sandwich with sausage and beer with friends (and all of that remains crucial, for sure), but because I feel I "belong" to it. 

Very, very difficult to explain. Because I feel I want run this race and this trail so many times as possible in my life, and give the race itself my best, just to say my "thank you" to the Community and to Centurion guys of course, which are definitely something special we are a part of for one day. 

Because in the end, I LOVE it. 

And back to AJW and his vision: just have a listen to his 2014 IRunFar post-WS interview. 

His last Western States as runner (10 participations, all Sub-24 of course and a lot of achievements - 2015 was his first WS as "volunteer" and Staff member). Well, THAT is exactly what I mean about Love Of The Game. He proved again he definitely "bleeds" Western States. 

Well, I could probably say: I bleed South Downs Way. 

So, June 2016 (and April 2016 for the 50-miler as well): see you on the SDW. 

Manu


The Sisters (Photo credit Luigi Fumero)





giovedì 17 settembre 2015

Il Tor des Geants ha rotto il cazzo.

Di seguito una breve e sobria carrellata di cose che negli ultimi mesi e settimane hanno decisamente rotto il cazzo.

L´aggettivo "immenso".

L´aggettivo "gigante".

L`aggettivo "grandissimo", già superlativo dell`odiosissimo "grande".

Tutti questi aggettivi sparsi a casaccio su social media e forum.

I forum, qualunque tipo e su qualunque argomento.

Lo Spirito Trail (maiuscolo e minuscolo).

Le frasi tipo "questo è Spirito Trail (maiuscolo e minuscolo)".

Gli ultrarunner.

I fan degli ultrarunner.

Gli amici degli ultrarunner.

Gli amici degli ultrarunner dal commento facile "wow, io non riuscirò mai a fare una cosa così".

Gli sportivi (runner e non solo) che fotografano il cibo. Qui due varianti. La prima: fotografo il cibo per farti vedere quanto sono bravo e diligente e io le porcate che mangi tu neanche le voglio vedere. La seconda: fotografo il cibo che cucino per farti vedere quanto cucino bene e tu che vai avanti a bastoncini Findus e pasta scondita sei solo uno sfigato.

I sassolini nelle scarpe.

Quelli che si tolgono i sassolini dalle scarpe.

Quelli che si tolgono i sassolini dalle scarpe e...te lo dicono. Ma chissenefrega dei tuoi sassolini, e pure delle tue scarpe.

Quelli del "questo è il mio primo trail". Specie particolare, che vive principalmente nei forum di cui sopra, e che alla sopracitata frase fa seguire una cosa tipo: "75 km e 8000metri di dislivello. Avete consigli? Devo portarmi da mangiare dietro?"

Le interviste. Tutte.

Quelli che nelle interviste parlano come i calciatori: "Maaa....sì....dovremo fare la nostra partitaaaa....", ecco, quel genere di parlata, però applicato alla corsa. "Maaaa...sì....è stata duraaaa....".

Gli italiani nelle interviste. Che parlano inglese.

Strava, con i suoi segmenti e i suoi K.O.M. e Kudos. Che non ho ancora capito che cosa sono.

Quelli che criticano Strava e si vantano di andare solo ad agenda e pennarello.

Quelli che ti dicono "io esco sempre senza orologio, a sensazione"...e poi ne scopri account segreti in qualche sperduto sito iraniano di tracking.

Il corsivo. Sì, proprio il corsivo.

Quelli che riempiono i propri testi o interventi di corsivi, di solito per mettervi parole inglesi a casaccio o intere frasi nel proprio dialetto che ovviamente solo loro parlano.

Quelli che incitano in francese. "Allez allez coureurs"...e magari sei alla 5 km del Monferrato.

La parola "fenomeno", in tutte le sue declinazioni possibili.

Quelli che "meno di 150 km a settimana non è vero amore".

Il selfie.

Quelli che si fanno il selfie. Con il terrificante effetto di ingigantire la faccia al punto da nascondere pure il panorama dietro (e lo scrivo a ragion veduta, io che avrei bisogno di un selfie a parte solo per il naso).

I Vangelis.

Le bucket list.

Le lotterie e i sorteggi.

Quelli che fanno una ultra da 120 km una Domenica, quella dopo una 50k e quella dopo ancora una 100 miglia, si ritirano perché sono scoppiati e danno la colpa ai volontari rei di non aver disposto sufficienti aid station sul percorso.

Il caldo.

Quelli che usano il caldo come scusa per non uscire a sudare.

Quelli che usano il caldo come motivo per uscire, sudare, tornare a casa e raccontare quanto è stato epico correre 3 km a 45 gradi.

Quelli che corrono sotto la pioggia.

Quelli che corrono sotto la pioggia in shirtless.

Lo shirtless.

I corsari, o "Capri", o "tre quarti".

La lycra.

Le Salt Tabs.

I Race Vests.

Gli handblottles.

I live tracking delle gare. Specie quelli che non funzionano mai, e tu ti vedi gente al Tor con tempi di percorrenza improbabili (una roba tipo "si diceva che Tizio avesse già scalato tutti i 14 Ottomila, senza ossigeno, in shirtless, e fosse planato direttamente a Courmayeur in tempo per lo struscio del Sabato pomeriggio").

I coach.

I coach che stanno da qualche parte in Colorado, e ti mandano giù due mail con qualche tabella presa da YahooAnswers, e però tu hai pagato 2500 Presidenti deceduti per averle, e così vai in giro a dire "oh, io sono allenato da - nome a caso di leggenda vivente dell`ultrarunning -".

I blog.

I race report.

Gli hashtags. Anzi, gli #hashtags.

I DNF.

Quelli che ti dicono che DNF significa in fondo "Did Nothing Foolish" o "Did Nothing Fatal", e tu sei lì che schiumi incazzatura a livello magmatico.

Quelli che ti dicono "basta, che giornata, ora metto su scarpe e pantaloncini e vado a farmi una corsa per scaricare il nervoso".

Il Tor de Geants, ma soprattutto quelli che leggendo Tor des Geants, credono di vederci scritto "Geants en Tour". Perché gli unici Giganti là fuori, sono quelle cose alte, a punta e rocciose. Noi siamo solo moscerini di passaggio, ai quali i Giganti appunto consentono di girarci intorno, finché pare a loro. Mai scordarlo.

Ora però prendo l`handbottle e il race vest, e vado a farmi una bella corsa in shirtless sotto la pioggia, che mi va via il nervoso.

Buone corse.

Manu



Mai mollare!















venerdì 31 luglio 2015

GDB50 (failed) attempt report: decide lui.

Eccomi qua, a cercare di buttar giù due cose sul mio (fallito) tentativo sul GDB50.

Breve premessa: il GDB, Giro Della Bionda, consiste di un anello di poco più di 17 km e 400 metri di dislivello, che si snoda sopra Genova in zona Forte dello Sperone, con partenza e arrivo nel Parco del Peralto. Terreno? Semplicemente, c`è tutto: asfalto, single track, strade bianche, creuze e scalinate in mattoncini. 

E´, soprattutto, il primo storico FKT marchiato TerzoRistoro (e fondato dal guru duo Dani-Mazzu), e insomma è una roba sulla quale prima o poi ogni Terzero è tenuto a poggiare i piedi. 

Il mio tentativo: percorrerne 5 giri, per un totale appunto di circa 50 miglia (approssimato per difetto). Perché? Perché sì. 

In più, a farmi da pacer d`eccezione almeno per i primi giri, gente da Terzo, tipo lo stesso Dani e il Barba di ritorno dalle fatiche del blog post-Lavaredo. 

Insomma, c`erano tutti gli ingredienti giusti per portarsela a casa anche stavolta. 

E invece no.

Primo: cosa che vale per ogni percorso in ogni posto in ogni luogo e tempo, ma forse ancora più per il GDB: è il sentiero che decide se tu al traguardo ci arrivi. 

Sì certo, si può discutere di attitudine del runner, di preparazione, e ci sto per arrivare...ma il primato dell`ecosistema che ci circonda ad ogni miglio percorso, resta indiscutibile.

In parole semplici, anche un giro apparentemente "innocuo" a due passi dal mare, può schiacciarci come mosche, se così pare a lui. Ricordarselo sempre, è il primo passo per capire e apprezzare forse ancor di più la transitorietà (e l`inutilità) di questa bellissima cosa che si chiama corsa. 

Dunque in soldoni, quella mattina il GDB aveva già deciso che...niente da fare bambino, torna la prossima volta e riprova. 

Capitolo preparazione: eh...così, pensandoci a freddo dopo qualche giorno, non credo di esserci andato completamente a corto di preparazione. Sí, forse un paio di lunghi in più dalla Primavera a fine Luglio potevano starci, ma comunque avevo ancora nelle gambe fresco di un mese il bagnatissimo Mozart 100, quindi dai: a lunghi ero a posto. 

Per quanto riguarda la temperatura: sì ok, faceva caldo. Non credo che fosse un problema fino a quel punto; magari lo sarebbe diventato più avanti nel corso della giornata, anche se va detto che il GDB non è assolutamente un circuito esposto al Sole, a parte un paio di tratti non troppo lunghi. 

E anche il capitolo "acqua" non è certo una scusa buona, visto che di punti acqua sul percorso ce n`è il numero giusto (e nei posti giusti, una volta "scoperta" la fontana di metà percorso). 

Inoltre, nelle settimane post-Mozart mi ero allenato molto apposta nelle ore più calde della giornata (che da noi vogliono dire 40° fissi) proprio per adattarmi il più possibile alle alte temperature e valutare di quanti-quali liquidi avrei avuto bisogno una volta sul GDB). 

No...no...cosa per davvero è andato storto, è riassumibile in due punti:

Primo: il materiale, cazzo. Scelta sbagliata: pensare di fare il tentativo in modalità "solo", ovvero: portandomi tutto il cibo dietro, quindi: 4 chili di gel Powerbar, più tutto il resto, nel fido zainone Salomon. Avere lo zaino, mi ha costretto ovviamente a indossare un layer (fidatissima e lercissima maglia Aschero 2012) col risultato di cominciare subito a sudare tanto e male. 

Se solo avessi pensato ad utilizzare l`auto come aid station sul percorso, caricandomi solo il necessario nelle tasche dei Nathan, lasciandomi schiena libera e girando in shirtless come piace a me, ecco che la musica forse sarebbe stata diversa (questo vale ovviamente come consiglio per chi nelle prossime settimane o mesi vorrà provare il GDB50). 

Secondo, il più importante: la testa. Semplicemente, non c`ero. 

E non c`ero già dal mattino. Per una serie di motivi vari, vuoi qualche pensiero extra-corsa, vuoi un po`di stanchezza generale, semplicemente mancavano palle e focus sufficienti per buttarsi sul GDB per 5 volte. E senza palle e testa, non si va da nessuna parte, ancor più sul GDB.

E soprattutto, senza cuore, non vai da nessuna parte.

E qui chiudo che vi ho già abbastanza stracciato i maroni: il GDB, come ogni cosa che si sceglie di fare o di correre, va amato. Richiede devozione, rispetto e vero e proprio amore. Ti ci devi buttare davvero con tutto te stesso, e in questo sta forse la sua magia e il suo fascino (per me) irresistibile. 

Non è "un giro" come gli altri, e neppure un FKT come gli altri. E`Liguria, è sudate e birre con gli amici, è discorsi e pensieri sul passato e sul futuro, e pugnalate ai polpacci e vento in faccia...insomma, è Terzoristoro. 

E se per un motivo o per l `altro ti ci presenti senza quel "qualcosa" che devi portarti dentro e che il GDB ti richiede, ne vieni respinto. Con dolcezza o in modo brutale, ma ne vieni respinto. 

Ed è lì allora, che non vedi l`ora di tornarci.

GDB50, see you soon.

Manu

P.s: e comunque, due giri con due grandissimi companeros e amici, è roba che resta sì, nel cuore. Top of the year. 





#Terzosempre

martedì 7 luglio 2015

Gunhild, John e l`arte di arrivare penultimi....

Lo dico subito: visto che a parlare dei primi ci si è rotti le palle, e che gli ultimi saranno i primi, ecc.. ecc.., stasera mi andava di scrivere due righe in tributo a John Corey e all`arte dell`arrivare...penultimi.


Das Beste oder Nichts...


In breve: lo scenario è quello visto e stravisto in questi giorni: la Placer High School di Auburn, il tartan leggendario di quella pista di atletica che vuol dire traguardo della WS (non per tutti, Brian Morrison insegna). 

La vicenda è presto detta: Gunhild Swanson da Laubach (Hessen), taglia il traguardo con 4 o 6 secondi rimasti al cut off della 30 ore. Delirio totale, game, set, match e pure history.

A mio avviso però, il vero eroe di tutta questa storia è tale John Corey. Lui il traguardo lo taglia in 29h 59 minuti e 27 secondi. Una impresa mostruosa. Al confronto, il 29h e 57 minuti di Thomas "Tom" Green dello scorso anno (a proposito, rimettiti presto zio Tom) è una corsetta in relax totale. 

Eppure...eppure mister Corey rischia di passare alla storia come il penultimo meno considerato di sempre (per merito o per colpa - punti di vista - di zia Gunhild).

Ulteriore beffa: Mrs. Swanson ammetterà candidamente di aver sbagliato un incrocio e di essersi fatta un miglio in più. Dunque, senza il suo errore di percorso, sarebbe giunta al traguardo con una decina di minuti di anticipo, passando alla storia comunque come la più "anziana" finisher di sempre, non rompendo le palle a Katie Trent (la più giovane di sempre, che ha chiuso terzultima) e lasciando al nostro eroe John Corey la gloria di essere l`unico e solo show stopper di quest`anno. 

Ma d`altra parte, volsi così cola dove si puote e bla bla...

Considerazione a margine prima di andare a far cena: arrivare ultimi o penultimi, è una cosa di una difficoltà mostruosa. 

Uno dice "beh, ma che ci vuole: vado piano, pianissimo, cammino sempre, cazzo arriverò ultimo no?". Niente da fare. Dai tempi di Malabrocca (che si nascondeva nei fienili) fino al caso estremo (e secondo me pure vagamente antisportivo) di Coledan e Kluge questo`anno al Giro (mi siano perdonati gli insistiti riferimenti al ciclismo, ma trattasi pur sempre di suolo natìo), la letteratura sportiva è piena di racconti su lotte all`ultimo (è proprio il caso di dirlo) sangue per arrivare al traguardo ben dopo che ha cantato la cicciona. 

Ci ho provato anche io una volta, presentandomi ad una ciclo-crono-machecazzoera-scalata in bici, dieci giorni dopo una brutta influenza. Orgogliosissimo per essere arrivato al traguardo in una (credevo) meritatissima ultima posizione assoluta, mi dovetti però arrendere alla solita manica di ciclopensionati nascosti in una qualche trattoria valbormidese. 

Vabeh, la chiudo qui: prima però, un link al video dell`arrivo di John e Gunhild ad Auburn.

https://www.youtube.com/watch?v=hfrv75ybVYM

Dice bene il titolo: The Greatest Western States 100 Finish Ever. 

John Corey uno di noi.

Manu


giovedì 2 luglio 2015

La corsa è inutile - Come elevare la cazzata ad arte nobile.

Allora, rieccoci qui, a neanche due settimane dalla splendida e bagnatissima giornata di Salzburg, a buttar giù di nuovo due cose a caso.





Ma prima, via con premesse ed avvertenze assortite:

1 - Stavolta NON si parlerà di race report, pettorali e gloriose medaglie da finisher, ultra-super-mega distanze e cose del genere. 

2 - Le cose che sto per scrivere NON costituiscono assolutamente una novità, anzi. Certamente c`è chi è venuto prima e ha scritto di più e meglio. Il mio intento dunque è solo quello di parlare delle coglionate che mi passano per la testa, senza fregare diritti d`autore e copyright o roba così. 

3 - C`è in realtà, un "punto di partenza" dialettico-forumistico (madonna come parlo difficile oggi - altro motivo per scoraggiarvi a leggere il resto) al minestrone che seguirà, ovverosia la discussione che si trova a questo link:

http://www.quotazero.com/forum/viewtopic.php?f=82&t=11060&start=320

Il forum in questione è un punto di riferimento per stronzi di ogni specie, alcolizzati impenitenti, bastardi senza gloria e Terzoristoristi; tutti comunque gran persone e grandi runner, e così metto a posto anche il politically correct. 

La discussione in merito è forse la più bella che sia mai apparsa su quel determinato forum, almeno di quelle alle quali in qualche modo abbia partecipato anche io: belle penne tipo il Dani @Body o il Barba Black, cazzate a ruota libera e filosofia da bar nella miglior tradizione Terzoristoristica. Il punto centrale parte più o meno a pagina 8-9, dateci una lettura se ne avete voglia, e magari vi risparmierete pure il presente delirio. 

Bene, direi che con le premesse siamo a posto. 

Dunque mentre la maggior parte dei lettori sarà tornata su Corriere.it a discutere di FMI, default e Grexit, oppure su FB a guardare le fighe (quantomeno i più intellettuali), restiamo ora più o meno in due a discutere (il sottoscritto più UNO che so che legge, perché questo post tutto sommato me lo ha un po`chiesto anche lui - per correttezza non ne farò il nome ma si sappia che oltre ad essere un grande ultrarunner quando ne ha voglia, ama i gatti e la fotografia). 

Ah, ULTIMA premessa, la più importante: potrei iniziare questo post scrivendo una cosa, e concludere sostenendo l`esatto contrario. Non fateci caso.

E allora, via!

La corsa è una cosa inutile. BOOM. Questo più o meno è il mantra che mi ha accompagnato nello scorso Inverno, in lunghe Domeniche trascorse in foresta mentre preparavo la mia prima 50 miglia (la SDW50 di inizio Aprile). 

Pensavo: massì, che mi frega, io vado avanti su questi interminabili sentieri, e non sto facendo nulla per gli altri, per salvare il mondo, per le testuggini delle Galapagos o contro il riscaldamento globale. Letteralmente, la mia corsa NON serve a niente e nessuno. 

Non vengo "pagato" per correre, dunque la mia corsa neppure serve all`economia familiare. 

Non ho sponsor, né "alimentari" né di abbigliamento o cose così (e in un`epoca in cui anche l`ultimo degli imbecilli su FB o Twitter se ne esce con cose del tipo "oggi ho testato la scarpa xy o il race vest yz, quasi mi sento parte di una specie in via di estinzione - e comunque lo ammetto, la mia è invidia del peggior tipo, rosicante - magna gomiti di quelle proprio inestirpabili), e dunque ecco che se c`è una cosa alla quale la mia corsa può servire, è il movimento dell`economia di aziende di gel e/o wafer, così come più banalmente di scarpe. 

Comunque, questo era uno sfogo a parte. Torno dunque immediatamente alla filosofia da bar.

Quando ho provato a scrivere una cosa del genere, intendo il fatto che la corsa sia una cosa inutile, è scattata la bufera (parlo sempre del mio unico lettore, sia chiaro), e magari scatterà anche adesso.

Mettiamola così: l`inutilità può anche essere una cosa bellissima.

"Il mondo" in senso ampio, si muove sempre di più sul concetto opposto: tutto DEVE essere utile. E che cazzo, penso io, se c`è una cosa che ancora può restare splendidamente inutile, bene così. 

Tutto perché il nocciolo del problema si trova quando si arriva al concetto di "allenamento".

Un`altra cosa che ho provato a pensare e scrivere, è l`idea che il giorno che cominciassi ad allenarmi PER qualcosa, finirebbe tutto (consecutio temporum da buttare nel cesso). Altra bufera: e come la metti con i limiti da esplorare, e la gioia dello stare insieme, e le nuove distanze, eccetera eccetera....

A me, così sul momento, viene in mente che tutte le cose appena citate (i limiti e lo stare insieme e tutto il resto) siano assolutamente raggiungibili senza tirar fuori per forza il concetto di allenamento. Mi piace stare alla Pecora Nera con gli amici e i bros del Terzo, così come farmi un`ora e mezza con Ari sul South Downs Way il Giovedì dopo la 50 miglia, e ancora appunto, trascorrere 8 ore sui sentieri e le piste dietro casa a inseguire la bellezza del niente, magari percorrendo stavolta un miglio in più. 

Cos`è allora che manca da questo discorso, cosa connota realmente il concetto di allenamento (ma potrei chiamarla forse, corsa utile?): semplice. La gara. Il pettorale. Il tempo. La medaglia di finisher. 

Eccola, l`idea di allenarsi PER qualcosa. Ci si allena PER partecipare ad una ultra (o ad una 5k, fa poca differenza in questo caso). Questo è più o meno chiaro. 

Però la domanda sorge spontanea: e se io per un motivo o per l`altro ti levo la possibilità di gareggiare (cose banali: hai un capo stronzo che non ti da libero quel singolo weekend, o magari la moglie che reclama una fondamentale gita all`Outlet di Serravalle), tu (un "tu" immaginario, ma potrebbe anche essere che mi stia rivolgendo a me stesso) cosa fai? Non "ti alleni" più? Non corri più? Vai a vedere le fighe su FB (vabeh, quelle si guardano comunque)? 

Oh, sembra che stia procedendo a caso, ma in realtà scavando nel profondo di tutta questa solfa, un filo conduttore lo si riesce a trovare (e vai con il mio quotidiano anacoluto). 

Cos`è in realtà che determina la nostra corsa? La partecipazione ad una o moltissime gare, o la gioia dell`inutilità? 

E soprattutto: ma perché sto scrivendo sta roba?

Semplice, perché tutti i casi ai quali ho fatto cenno (tranne quello della moglie all`Outlet, lo giuro) sono sovrapponibili alla mia singola esperienza.

Breve, brevissimo riassunto: ai tempi della bici, volevo correre (nel senso del "gareggiare") quanto più possibile. Per la gioia dello stare con gli amici e bla bla...

Poi l`arrivo della corsa, i primi trail, e ancora: cazzo, sta Domenica c`è il chilometro verticale di Roccaverano, DEVO andarci!!!

E poi il grande trasferimento tre anni fa: un salto geografico, culturale e pure "mentale".

Mesi trascorsi a pensare a come avrei fatto, ora che al Chilometro Verticale di Roccaverano non potevo più andare, e a cos`era ora la corsa senza i pomeriggi in faggeta col grande Sensei. 

Una sorta di FOMO (Fear Of Missing Out) nella quale però, e questa è stata la mia prima grande fortuna, sono stato "costretto" a passare, perché semplicemente non avevo alternative (e tuttora devo dire che, se ci mettiamo a discutere su quanto da noi NON si organizzino cose dove ci sarebbero ambienti incredibili per farlo, c`è da stendere un velo pietoso). 

Però...però piano piano ho trovato il modo di guardare oltre confine, di pensare di unire l`idea di un viaggio o di una vacanza (roba per me off limits da almeno 15 anni) alla possibilità di correre in posti nuovi, con gente nuova e in generale in un ambiente e in una comunità tutta da conoscere. E siamo poi a questo`anno: le due 50 miglia inglesi, e la 100k a Salzburg 15 giorni fa. 

E arrivo ad oggi. La mia "stagione agonistica" in senso stretto (pettorali, post Facebook gloriosissimi con tanto di medaglie e T-Shirt) è conclusa. Volevo correre quelle tre, e le ho corse. Volevo divertirmi, e l`ho fatto. Volevo il traguardo, volevo fare nuove amicizie e scolarmi un paio di birre con quelli giusti...bene, l`ho fatto. 

E´stato, da questo punto di vista, un anno buono. E sì, lo ammetto: mi sono perfino "allenato" per arrivare a Eastbourne, Knockholt Pound e Salzburg. Certo direte voi, senza allenamento ti attacchi a fare certe distanze. Vero, verissimo. 

Però...però...(ho quasi concluso eh, tranquilli) in questi giorni per vari motivi mi sono spesso trovato a guardare il soffitto di casa, e a rigirarmi tra le mani le medaglie Centurion, e tra i mille pensieri (tutti positivi ovviamente) ne ho isolato un paio che mi hanno poi dato l`ultima spinta a buttar giù sta roba. 

Primo: ora che la corsa mi ha dimostrato la sua utilità (fatta di "esperienze nuove" come quelle vissute in questi ultimi mesi), che ne è della gioia dell`inutilità e di tutto il resto?

Secondo: per quanto possa sembrare assurdo, oggi l`iscrizione una gara va programmata e pensata quasi con un anno di anticipo: e la entry list, e il feed, e le lotterie, ecc...e se l`anno prossimo però, per un motivo o per l`altro, NON riuscissi a partecipare a qualcosa alla quale tengo o che mi piacerebbe tanto vivere e correre, con che motivazione, con che idea troverei la voglia di uscire di nuovo di Domenica questo Inverno a farmi il culo su una qualche pista in piena foresta?  

Ed ecco l`illuminazione. 

Aspetta un attimo: ma non è che il punto in realtà sta nell`ESSERE, piuttosto che nel FARE, un (ultra)runner. 

Rileggendomi il race report della SDW50, ho trovato un passaggio alla fine nel quale avevo scritto: 

"Prima di addormentarmi però, mi guardo ancora un po´la medaglia Centurion e la bellissima maglietta finisher. Devo ammetterlo, hanno un sapore tutto particolare, indescrivibile. Ce l´ho fatta: sono, di nuovo, un ultrarunner."

Cos`è che determina il nostro essere runner (o ultrarunner che sia): il partecipare ad una certa gara? O piuttosto, il vivere running, ogni singolo cazzo di giorno. 

Nota a margine: sto rileggendo, credo per la terza o quarta volta, lo splendido "Eat and Run" (neppure vi dico chi l`ha scritto, se non siamo a Holy Bible, stiamo poco sopra).

A parte il fatto che ogni volta che ci si passano 10 minuti a sfogliarlo, ci si trova qualcosa di nuovo o di rivelatore, roba che possono permettersi quelli bravi come lo zio Scott.  

Ma la cosa che a me personalmente stavolta è saltata in testa, è l`idea appunto che "runner", stavolta nel senso più ampio possibile, sia uno stato d`animo, prima ancora che una condizione fisica raggiunta tramite l`allenamento. 

Conosco persone (ma per davvero) che non hanno mai partecipato ad una singola gara, e magari neppure mai lo faranno, ma cazzo se sono runner, anzi ultrarunner. 

E poi...running ad esempio può anche essere studio, tantissimo e fottutissimo studio. E´disciplina in un senso quasi "orientale" del termine (vabeh, qui c`è l`influenza dei miei ingloriosissimi passati nelle arti marziali): studio della forma di corsa, del passo, della respirazione, dell`alimentazione e di tutto il resto. 

Come scrissi insomma una volta in una qualche discussione in un qualche forum: a definire il runner, è tutto quello che fa quando non corre. 

Ebbene, io questa cosa la ribadisco, più convinto che mai. (E mettiamola così, la mia vuol essere anche una critica neppure troppo leggera a quelli che ti dicono "eh ma tu come ti alleni?" "eh ma tu avrai i tuoi segreti", ecc ecc...tranquilli, nessuno mi ha mai fatto domande del genere, ma diciamo che so che si fa spesso così.)

E a proposito di runner che per vari motivi non hanno corso o non corrono tuttora:

Consiglio della nonna: andare a leggere con devozione in pezzi di un grande scrittore di ultrarunning, semplicemente AJW, su IRunFar. Il suo anno sabbatico e il suo recupero da un infortunio di natura cronica e tutto il resto. Più invecchia e più migliora, il buon Andy. 

http://www.irunfar.com/2015/01/recoiling-the-engine.html

Poi, e qui davvero cerco un modo per chiudere il tutto: 



Lui, il mio Cinghialone. Ecco, lui, per me, rappresenta il riassunto estremo di tutte le puttanate che ho appena scritto. Non ha corso per un anno, per vari motivi. Poi è tornato (intendo, a gareggiare), con l`entusiasmo di un bambino (e di un Terzoristorista, va da sé) a prenderci a calci nel culo: e minaccia di continuare, eccome.

Mi mancava l`anno scorso, il fatto di non vederlo su un sentiero: ma non per questo improvvisamente aveva smesso di "essere" un ultrarunner. E parliamo di uno che, birre e barbe a parte, ne sa a pacchi veramente, di questa disciplina (vedi il discorso "studio continuo").

Potrei fare altri esempi, ma poi sembrerei il classico paraculo, e non mi sembrerebbe proprio il caso. 

Quello che farò nei prossimi mesi dunque? Facile. Correre (un po`di pausa in queste settimane estive, da Settembre spero poi di tornare a darci dentro sulle piste di cui sopra) e godermela sempre, anzi trovare nuovi modi per godermela di più. E leggere e imparare il più possibile da chi su questi sentieri ci è passato prima di me. 

E poi, SE avrò la possibilità l`anno prossimo di rimettermi un pettorale e andare a rompere culi la fuori (o a farmelo rompere, più probabile), tutte sudate guadagnate. A patto che fine giornata non mi rimettano in mano il the caldo come a Salzburg (e che cazzo va bene tutto, ma il the caldo alla fine di una ultra...aarrghhh!). 

E quindi tornando a bomba a tutto quanto e in conclusione: sì, la corsa è utile, eccome. Non alla pace nel mondo, non alla lotta al riscaldamento globale e neppure alle proprie tasche.

Forse, per quanto suoni paradossale o semplicemente incomprensibile, può invece essere utile a capire quanto sia bella e straordinariamente profonda la sua stessa inutilità. 

Temi comunque sempre da approfondire, da discutere o semplicemente buoni per annegare in una fresca IPA come Terzo comanda. 

Ci si vede sui sentieri. 

Come sempre, on trail.

Manu

P.s: Momento del professorino: "Gunhild" si legge con la "U", non all`ammmerigana! Made in Germany...Das Beste oder Nichts.


QUESTA...è la mia corsa. 



venerdì 26 giugno 2015

Mozart Scenic 100k Race Report (Deutsche Übersetzung)

Alsoooo...das ist etwas Lustiges. Ich muss jetzt probieren, zum ersten Mal einen Blog auf Deutsch zu schreiben. Aber es is schon sicher, dass das sich lohnt. 




Es geht darum, dass ich am letzten Wochenende meinen ersten 100 Kilometer  Lauf gelaufen bin und zwar, den Mozart 100, der in Salzburg stattgefunden hat.

Ich sollte erstens erzählen, wie lange ich schon darauf gewartet hatte. Letztes Jahr habe ich also die Ulmer Laufnacht probiert zu laufen, aber wegen einer Knie-Verletzung musste ich den Lauf nach 33 Kilometer aufgeben.

Also jetzt wollte ich einfach diese sehr anstrengende Distanz erreichen. Und ich muss sagen, ich hatte mich sehr darauf gefreut, in Salzburgerland zu laufen. Wunderschöne Stadt, sehr gut organisierte Veranstaltung (ich hatte schon vorjährige Blogs gelesen) und tolle Strecke...Was noch? ah natürlich, gutes Bier!

Am Donnerstag fahren Ari und ich endlich nach Salzburg, um ein paar Tage in der Stadt von Mozart zu genießen. Und was für eine Athmosphäre! Sehr romantisch und..."musikalisch", so zu sagen. 

Das Wetter war nicht so schön eigentlich (Regen und kalte Temperatur) aber gut, das wäre auf jeden Fall ein tolles Wochenende gewesen!




Am Freitagvormittag haben wir die weltbekannte Festung besichtigt. Aber sehr wichtig, wir sind mit der Kabinenbahn gefahren (54 Sekunde Reise), statt die Treppe zu gehen. Das wäre ein bisschen zu anstrengend gewesen, vor allem den Tag vor einem Ultralauf mit mehr als 2000 Hm. :)

Am Nachmittag haben wir dann die Startnummer abgeholt (Das Race-Office war genau auf dem schönen Residenz Platz) und um 18 Uhr haben wir an dem Race-Briefing teilgenommen. 

Meine überwichtige Frage war einfach: "Ich möchte gerne wissen, ob es genug Bier am ziel geben wird!" Ja ich weiß, Terzoristoro muss sich immer erkennen lassen! :)

Reis ind Taleggio zum Abendessen, und dann war es schon Zeit, ins Bett zu gehen. Der Wecker hätte um 3 Uhr geklingelt.

Und es war so...Um 3 Uhr, ganz pünktlich, ging ich ins Bad um zu duschen und um mich vorzubereiten. 

Kurzes Frühstück (Kekse mit Honig, Jogurt mit Birchermüsli) und dann auf dem Weg zum Residenz Platz, wo der Lauf um 5 Uhr gestartet hätte.



Mein Plan war schon klar. Ich wollte ganz ruhig starten, um den "strategischen" Fehler beim NDW50 nicht zu wiederholen (ich war am Anfang einfach zu schnell gelaufen).

Ah, das Wetter...es regnet, sehr viel. Und laut der Veranstalter wird es noch mehr regnen, und die Temperatur wird noch sinken. Naja gut, das ist kein Spaziergang auf dem Land, sondern ein Ultralauf. Also werden wir die ganze Sache verdienen müssen!





Drei, zwei, eins...Gooooooo!

Und ich bin schon der letzte des Feldes. Aber ich mache mich keine Sorge darum, da ich schon weiß, dass das ein langer Tag sein wird. Ich treffe also die Entscheidung, mit den Nordic Walkers zusammenzulaufen. Sie gehen bzw. marschieren, aber sie sind wahnsinnig schnell und stark! Deswegen sage ich ihnen, ungefähr nach 30 Km: "Jungs, ihr seit einfach super. Eine so anspruchsvolle Strecke so zu marschieren, was für eine Leistung. Ich bin sehr stolz darauf, diese Kilometer mit euch zu erleben". 

Und apropos super: Die Verpflegungsstationen; Ich meine, die Ehrenamtlichen. Die ware echt klasse, die besten. Wie mehrmals gesagt, sie waren super, den ganzen Tag auf eine Menge im Regen laufende Idioten zu warten. Ohne sie, keine Läufer, keine Veranstaltung, kein Sport. Und daran muss man sich immer erinnern. 

Die Strecke war auf jeden Fall wirklich schön. Nicht so viel Asphalt (muss sagen: weniger als gedacht, und ich trug auf den Fall Trailschuhe) und sehr tolle Wege und Pfade. 




Der Regen war stark, aber auch "angenehm", also für mich persönlich waren die Verhältnisse zum Laufen fast ideal.

Und nach 14 Stunden und 50 Minuten, zwei Runden, viel Regen, zwei kurze Krisen und viel Spaß, habe ich das Ziel endlich erreicht! (und ich bin auch die letzten 200 Meter mit Ari gelaufen).




Jawohl! Was für einen Tag! Dann denke ich daran, dass ich Nichts mehr verstanden habe. Ich habe nur ein Glas Tee getrunken (kein Bier...schade, aber der Tee war auch gut und...nützlich) und dann bin ich sofort mit Ari ins Hotel zurückgegangen. Ich wollte mich einfach ausziehen und super schnell duschen. Und danach konnte ich vielleicht auch etwas essen. 





Uhmmm...keine Lust eigentlich darauf, mein Bauch war ein bisschen zu müde um etwas richtig gut zu genießen.

Aber gut, ich bin irgendwie ins Bett gegangen (ja, "irgendwie"..ich erinnere mich nicht daran, wie ich das Bett erreicht habe), und bin ich endlich eingeschlafen.

Mit einer neuen Finisher-Medaille, einem finisher T-Shirt, und einer Menge toller Erinnerungen und Gefühle.

Danke, Mozart 100!

Manu