venerdì 26 giugno 2015

Mozart Scenic 100k Race Report (Deutsche Übersetzung)

Alsoooo...das ist etwas Lustiges. Ich muss jetzt probieren, zum ersten Mal einen Blog auf Deutsch zu schreiben. Aber es is schon sicher, dass das sich lohnt. 




Es geht darum, dass ich am letzten Wochenende meinen ersten 100 Kilometer  Lauf gelaufen bin und zwar, den Mozart 100, der in Salzburg stattgefunden hat.

Ich sollte erstens erzählen, wie lange ich schon darauf gewartet hatte. Letztes Jahr habe ich also die Ulmer Laufnacht probiert zu laufen, aber wegen einer Knie-Verletzung musste ich den Lauf nach 33 Kilometer aufgeben.

Also jetzt wollte ich einfach diese sehr anstrengende Distanz erreichen. Und ich muss sagen, ich hatte mich sehr darauf gefreut, in Salzburgerland zu laufen. Wunderschöne Stadt, sehr gut organisierte Veranstaltung (ich hatte schon vorjährige Blogs gelesen) und tolle Strecke...Was noch? ah natürlich, gutes Bier!

Am Donnerstag fahren Ari und ich endlich nach Salzburg, um ein paar Tage in der Stadt von Mozart zu genießen. Und was für eine Athmosphäre! Sehr romantisch und..."musikalisch", so zu sagen. 

Das Wetter war nicht so schön eigentlich (Regen und kalte Temperatur) aber gut, das wäre auf jeden Fall ein tolles Wochenende gewesen!




Am Freitagvormittag haben wir die weltbekannte Festung besichtigt. Aber sehr wichtig, wir sind mit der Kabinenbahn gefahren (54 Sekunde Reise), statt die Treppe zu gehen. Das wäre ein bisschen zu anstrengend gewesen, vor allem den Tag vor einem Ultralauf mit mehr als 2000 Hm. :)

Am Nachmittag haben wir dann die Startnummer abgeholt (Das Race-Office war genau auf dem schönen Residenz Platz) und um 18 Uhr haben wir an dem Race-Briefing teilgenommen. 

Meine überwichtige Frage war einfach: "Ich möchte gerne wissen, ob es genug Bier am ziel geben wird!" Ja ich weiß, Terzoristoro muss sich immer erkennen lassen! :)

Reis ind Taleggio zum Abendessen, und dann war es schon Zeit, ins Bett zu gehen. Der Wecker hätte um 3 Uhr geklingelt.

Und es war so...Um 3 Uhr, ganz pünktlich, ging ich ins Bad um zu duschen und um mich vorzubereiten. 

Kurzes Frühstück (Kekse mit Honig, Jogurt mit Birchermüsli) und dann auf dem Weg zum Residenz Platz, wo der Lauf um 5 Uhr gestartet hätte.



Mein Plan war schon klar. Ich wollte ganz ruhig starten, um den "strategischen" Fehler beim NDW50 nicht zu wiederholen (ich war am Anfang einfach zu schnell gelaufen).

Ah, das Wetter...es regnet, sehr viel. Und laut der Veranstalter wird es noch mehr regnen, und die Temperatur wird noch sinken. Naja gut, das ist kein Spaziergang auf dem Land, sondern ein Ultralauf. Also werden wir die ganze Sache verdienen müssen!





Drei, zwei, eins...Gooooooo!

Und ich bin schon der letzte des Feldes. Aber ich mache mich keine Sorge darum, da ich schon weiß, dass das ein langer Tag sein wird. Ich treffe also die Entscheidung, mit den Nordic Walkers zusammenzulaufen. Sie gehen bzw. marschieren, aber sie sind wahnsinnig schnell und stark! Deswegen sage ich ihnen, ungefähr nach 30 Km: "Jungs, ihr seit einfach super. Eine so anspruchsvolle Strecke so zu marschieren, was für eine Leistung. Ich bin sehr stolz darauf, diese Kilometer mit euch zu erleben". 

Und apropos super: Die Verpflegungsstationen; Ich meine, die Ehrenamtlichen. Die ware echt klasse, die besten. Wie mehrmals gesagt, sie waren super, den ganzen Tag auf eine Menge im Regen laufende Idioten zu warten. Ohne sie, keine Läufer, keine Veranstaltung, kein Sport. Und daran muss man sich immer erinnern. 

Die Strecke war auf jeden Fall wirklich schön. Nicht so viel Asphalt (muss sagen: weniger als gedacht, und ich trug auf den Fall Trailschuhe) und sehr tolle Wege und Pfade. 




Der Regen war stark, aber auch "angenehm", also für mich persönlich waren die Verhältnisse zum Laufen fast ideal.

Und nach 14 Stunden und 50 Minuten, zwei Runden, viel Regen, zwei kurze Krisen und viel Spaß, habe ich das Ziel endlich erreicht! (und ich bin auch die letzten 200 Meter mit Ari gelaufen).




Jawohl! Was für einen Tag! Dann denke ich daran, dass ich Nichts mehr verstanden habe. Ich habe nur ein Glas Tee getrunken (kein Bier...schade, aber der Tee war auch gut und...nützlich) und dann bin ich sofort mit Ari ins Hotel zurückgegangen. Ich wollte mich einfach ausziehen und super schnell duschen. Und danach konnte ich vielleicht auch etwas essen. 





Uhmmm...keine Lust eigentlich darauf, mein Bauch war ein bisschen zu müde um etwas richtig gut zu genießen.

Aber gut, ich bin irgendwie ins Bett gegangen (ja, "irgendwie"..ich erinnere mich nicht daran, wie ich das Bett erreicht habe), und bin ich endlich eingeschlafen.

Mit einer neuen Finisher-Medaille, einem finisher T-Shirt, und einer Menge toller Erinnerungen und Gefühle.

Danke, Mozart 100!

Manu





martedì 23 giugno 2015

Mozart 100k race report (italian version): missione compiuta.

Eccoci qui...che dopo qualche settimana di pausa si torna a scrivere un po`di corsa.

E d`altronde l`occasione è di quelle importanti: un appuntamento con la tripla cifra non capita ogni weekend, specie se nel mio caso si tratta dell`unica occasione annuale per provare a raggiungere la fatidica distanza dei 100 km (e seconda in assoluto, ad un anno esatto dalla notte di Ulm, bellissima ma...incompleta).

Si tratta pure di quello che dovrebbe essere, salvo ripensamenti o improvviso delirio di onnipotenza, l`ultimo appuntamento prettamente agonistico di questo mio 2015. Alla base sta infatti una scelta molto precisa che ho cominciato a maturare nello scorso Inverno e che ho fatto definitivamente mia in questi mesi, ovvero il gareggiare poco e "con criterio", riservandomi la possibilità di prepararmi il meglio possibile per ognuna delle gare scelte e soprattutto, di avere tempo sufficiente per recuperare dopo. 

L`esperienza dei tempi della bici, quando volevo a tutti i costi gareggiare ogni Domenica per il gusto di farlo, e gli amici, e il bel tempo, ecc..., mi ha un po`"segnato". Dunque, meno pettorali e più boccali, e avanti così. 

Ah ovviamente, dal discorso sono esclusi i giri con gli amici e i Fat Ass events, e a questo proposito anticipo già che qualcosa bolle in pentola per l`Estate...stay tuned.

Ma torniamo a Salisburgo, a Mozart e a questa fottuta triple digit.

Dovrei in realtà partire appunto da Ulm, da quella notte di Giugno 2014, dall`incazzatura rivolta alla IT-band mista alla gioia di quella mattina nell`assistere all`arrivo degli Ulmers sulla pista d`atletica di Blaustein. Proprio quel giorno infatti avevo capito che in qualche modo con i 100 km ci saremmo rivisti prima o poi, magari con un paio di esperienze su distanze "intermedie" in più da parte mia. 

Ed ecco così che nacque l`idea della SDW (prima 50 miglia) e di questa Mozart (una volta capito che la Ulmer Laufnacht non avrebbe avuto una edizione 2015), alle quali si è aggiunta un po`casualmente (ma poi rivelatasi utilissima) la NDW a metà Maggio.  

In più...in più...beh lo dico, nessun segreto particolare. Ho letteralmente "scoperto" la Mozart 100 spulciando la lista delle gare qualificanti alla Western States. Con un tempo inferiore alle 16 ore infatti, ci si sarebbe conquistati infatti il diritto ad un bigliettino nel big hat a fine anno. Che, come ho già avuto modo di ribadire in un precedente post, per me oggi ha ancora poco significato (impensabile che sia in grado di correre una 100 miglia l`anno prossimo), ma che comunque nel momento della scelta mi dava quello "sprint" motivazionale in più per provare a capire se, oltre ad essere finisher, potevo "meritarmi" di considerarmi eleggibile per The Queen of Ultramarathons.

Per quanto riguarda gli allenamenti e la tabella di avvicinamento a Salisburgo...beh, qua si aprirebbe un lungo capitolo. Mettiamola così: la mia A-Race del 2015, e lo sapevo già, è stata la SDW 50 a inizio Aprile. Perché l`avevo preparata davvero bene, con carichi giusti e relativo tapering. Quel giorno stavo benissimo e tutto era andato secondo i piani, anzi meglio.

Ecco, dopo è stato tutto un po`più complesso. Il fatto che 6 settimane dopo SDW fosse già tempo di NDW, e poi 5 settimane dopo ancora arrivasse il weekend di Salzburg, mi ha un po`"incasinato" a livello di tempi di recupero e tapering. Ho velocizzato un po`le uscite, non ho più fatto uscite lunghe, ed in generale ho forse perso un po`di fiducia sulle gambe e sul mio allenamento (che comunque c`era, come ho poi verificato questo Sabato). Ho comunque ripreso ad andare di più in bici, e questo se non altro mi ha tenuto un po`la testa libera. Ma è innegabile che il prossimo Inverno dovrò migliorare questo aspetto della mia corsa (oltre a molti altri), ovverosia adottare un minimo di gestione "tra una gara e l`altra". 

Tutto ok comunque, si impara sempre; e poi cavoli, anche se ci sono arrivato un po`improvvisando, non vedevo l`ora di essere alla partenza in Residenz Platz, e dunque bene così.

Con Ari arriviamo dunque a Salzburg già al Giovedì pomeriggio, dopo qualche ora di viaggio in treno. Alloggeremo tra l`altro in un alberghetto vicinissimo alla partenza, e dunque non avrò neppure bisogno di preoccuparmi di drop bags o docce gelate. E soprattutto, vista la formula sui due giri, avrò pur sempre la possibilità dopo 45 km di schiaffarmi direttamente in camera in un angolino a chiedermi chi me l`ha fatto fare....no cazzo, per niente. E´un anno che aspetto, e ho deciso che questa la porto a casa comunque.

Ah giusto: facciamo già conoscenza con le condizioni meteo che troveremo tutto il weekend: freddo e pioggia, pioggia e freddo. Continuo. Benissimo, il caldone di fine Giugno non sarà un problema.




Al Venerdì ci prendiamo comunque una mezza mattina per una veloce visita alla fortezza che domina la città (niente scale, siamo saliti con la funicolare) e poi al pomeriggio alle 18 in punto, è già tempo di race briefing in piazza sotto i tendoni, con tanto di question time. La gara infatti partirà al Sabato mattina alle 5 am (dove l`ho già visto questo orario di partenza), dunque meglio chiarire tutto subito e andare a nanna presto. 

Ed è appunto durante il briefing che ci viene comunicato il verdetto definitivo sul meteo: previste temperature mai superiori ai 10 gradi, e tanta, tanta pioggia. Non è previsto materiale obbligatorio, ma ci vengono strettamente raccomandate almeno le scarpe da trail (mettendo così una pietra tombale definitiva su pensieri del tipo "eh, ma c`è anche un po`di asfalto, magari si corre con scarpe da strada). Fuck nope! (e io penso invece "yeah, siamo qui per mangiare un po`di sentiero, non per correre in mezzo ai vicoli").

Durante il question time poi c`è anche il tempo per una domanda di un imbecille che, tra runner preoccupati di cose fondamentali come "dove mettiamo il numero" e "possiamo cambiarci i calzini", se ne esce con una cosa tipo "vorrei sapere se al traguardo ci sarà abbastanza birra", scatenando l`applauso di tutta la piazza. Niente da fare, un Tercero deve sempre farsi riconoscere.

Cena tranquilla in albergo a base di risotto e taleggio, e poi in branda, che la sveglia suonerà alle 3 in punto. 

Ecco, per la prima volta quest`anno, stavolta non riesco a chiudere occhio. Un po`di "tensione" pre gara c`è comunque, e nei pensieri continuo a ragionare di materiale, alimentazione, gestione e cose così...

Anticipo così la sveglia di un buon quarto d`ora e mi prendo il tempo per quella che ormai sta diventando una routine pre-gara: doccia calda, colazione e ultimi preparativi.

Zaino ok, borracce piene, scarpe allacciate (le fidatissime Pure Grit I, ovviamente) ed è tempo di raggiungere la bellissima Residenz Platz, luogo di partenza.

Prima considerazione: madonna se piove. Poco male, giacca antipioggia subito indossata e, e credo di essere uno dei pochissimi se non proprio l`unico, lampada frontale in testa. Ci hanno infatti avvisato che in molti tratti nei boschi è tutto completamente buio, e personalmente vorrei evitare di lasciare una caviglia su qualche radice nascosta. 


La solita intelligenza contagiosa

Seconda considerazione: oggi è lunga Manu. Prenditela tranquilla. Così mi posiziono praticamente ultimo di tutto il gruppo. Andate andate, ci si vede semmai più tardi, ma non voglio assolutamente ripetere l`errore di Farnham. 

Conto alla rovescia, abbraccio di Ari (che se ne è stata poi tutto il giorno sotto l`acqua ad applaudire i vari passaggi e i concorrenti delle gare più corte) e si parte.

I primi km scorrono via lisci lungo il torrente Salzach. In pratica questo tratto (circa 5 km) costituisce la striscia di asfalto più lunga che incontreremo durante il percorso. E`un lungo rettilineo che esce piano piano dalla città ancora addormentata. Gli unici rumori sono quelli dei nostri passi e dei bastoncini dei nordic walkers (considerazione a margine: se si pensa che si tratti solo di tranquilli camminatori della Domenica, ci si sbaglia di grosso: questi sono in tutto e per tutto dei fondisti senza sci, impressionanti per ritmo e forza che riescono a mettere sul terreno).

Finalmente però è tempo di lasciare l`asfalto e la città, e di incontrare i primi sentieri. Attraversiamo adesso il tratto di Glasenbachklamm. In pratica una valletta scavata da un torrente (oggi particolarmente agitato e rumoroso), con un terreno estremamente umido e scivoloso. E soprattutto, buio (e infatti, via di lampada frontale). Comincio anche a recuperare qualcuno, ma la giornata è lunghissima e dunque non è proprio il caso di spingere adesso in cerca di chissà quale posizione. 

Cerco soprattutto di trovare il mio ritmo, di stare attento a dove metto i piedi, e di curarmi di mangiare e bere da subito. E`vero infatti che piove e fa freddo, ma è proprio con queste condizioni che ci si trova spesso a consumare di più che con il Sole, perché ovviamente la temperatura corporea deve restare a livelli accettabili. 

I km scorrono così abbastanza tranquilli, e per il momento scelgo di non fermarmi a nessun ristoro (c`è ne uno ogni 5 km circa: sì lo so, è un po`stile stracittadina, ma se la cosa non piace...basta non fermarsi). Ho la mia roba dietro, il mio solito carico di gel Powerbar alternati alle powershots, e ovviamente i due fidi Nathan Quickdraw 650 ml (stavolta ne ho fregato uno ad Ari, quello 2.0, così per vedere la differenza con il primo modello: praticamente uguali, cambia solo la valvola di beveraggio e la presa per il pollice, più comoda nella seconda versione). 

Dopo qualche ora arriviamo così al Fuschlsee, il lago caratteristico del Salzburgerland. Qui per il momento teniamo la sinistra e di fatto non giriamo intorno al lago (cosa che invece faremo nel secondo giro). 

Altro breve tratto di asfalto, e mi fermo finalmente per la prima volta ad un ristoro (quello del 30esimo km). Breve rabbocco di acqua, due fette di anguria, e si riparte. 

Ancora sentieri, stavolta per girare intorno al Salzburgring (sede qualche anno fa anche di gare del motomondiale; oggi però è tutto silenzioso, a parte qualche tizio che gira con un Porsche per un corso di guida sicura). 

I sentieri inoltre sono sempre davvero belli. C`è un unico problema: in discesa in molti tratti, per me è quasi impossibile correre, per il tanto fango presente e per la pioggia incessante (eppure penso che lì davanti quei mostri saranno riusciti a correre quasi sempre!). Però è a questo punto che vengo alla conclusione definitiva che oggi potrebbe durare più di quanto previsto. E va bene così, non lamentiamoci, andiamo avanti km dopo km e vediamo che succede.

Ora sono nel tratto di ritorno verso Salzburg, un lungo discesone di 4 km circa, e la pioggia adesso è veramente fortissima. Eppure sono contento di essere qui, caccio un urlo in mezzo al bosco come un idiota, mi piace questa atmosfera equatoriale e il fango alle caviglie. Dai che oggi magari le gambe non saranno al top, ma la testa c`è ed è sul pezzo. 

Prima discesa dal Kapuziner. Photo courtesy MaxFun

Sono ormai dentro Salzburg, pronto per tagliare il traguardo del primo giro: prima però, la simpaticissima scalata del Kapuziner Berg, la montagna interna alla città, sulla quale è appollaiato un monastero o qualcosa di simile. Esatto, scalini. Come a Box Hill un mese e mezzo fa.

Eh no cazzo, stavolta niente panico. Le gambe ci sono, comincio a farmi questi scalini (che in verità sono più bassi e potabili di quelli di quelli di Box Hill) e vado su di buon passo. Supero anche i due fenomeni che hanno provato a correre con le Kinvara da strada (e che infatti si ritirano una volta giunti al traguardo...), e mi fiondo verso il centro della città.

Vedo Ari alle transenne, le dico che è tutto ok ma che appunto, qua diventa lunga a causa dei sentieri ridotti a fiumi e che prima delle 14 ore al traguardo non ci arrivo, e continuo. Sul traguardo passo come un treno, neppure mi fermo al tendone dove vedo già gente bella cucinata da freddo e fame, e mi butto nel secondo giro. Adesso c`è del lavoro da fare.

Sempre lucidissimo...Photo courtesy Sportograf

Il cielo è leggermente più chiaro rispetto a qualche ora prima, e adesso sembra anche che piova un po`meno. Però continua a fare freddo, e dunque resisto alla tentazione di levarmi la giacca antipioggia. Se per caso prendo aria fredda allo stomaco, sono fottuto. 

Continuo a correre del mio passo in direzione del Fuschlsee. I km si fanno sentire, e soprattutto adesso si sta facendo sentire la mancanza di compagnia. Per un motivo o per l`altro infatti corro da solo da diversi km, ed è un attimo prima di passare a conversazioni con se stessi o peggio, a l`auto-insulto. Così mi concentro un po`su me stesso, su questi mesi, sulla strada fatta per arrivare lì, sugli amici bastardi del Terzo che stasera si vedranno ad una qualche muscolata in riva al mare e su quanto oggi voglia davvero arrivare al traguardo.

Ed eccomi di nuovo al Fuschlsee. 

Stavolta però si va a destra, per girare intorno al lago. E qui, crisi. 

Inizio a rallentare, maledizione il freddo si fa sentire (nonostante ci sia perfino un raggio di Sole che spunta all`orizzonte - ma io non ci casco, le nuvole a sinistra promettono ancora acqua). 

Sono intorno al 76esimo km, sto girando intorno a questo cazzo di lago che sembra non finire mai, iniziano pensieri del tipo "ma sì, adesso cammino fino al traguardo, che mi frega". Poi però penso, "no per niente, sono già a quasi 12 ore di gara, se adesso cammino 25 km non arrivo più". E adesso ne ho le palle piene di questa fottuta pioggia (che ricomincia, puntuale), e voglio arrivare, voglio vedere Ari, bere una buona bionda e schiaffarmi in una doccia calda. 

Il problema però è che tutto il corpo sembra improvvisamente impigrito. Non va avanti. Continuo a camminare, ma di correre adesso non se ne parla. Così si fanno strada in testa altri pensieri del cazzo, del tipo "non sono allenato", "dovevo fare così e non cosà", ecc...Rinuncio anche al mio sogno virtuale delle 16 ore...Insomma, il più classico dei pity parties. 

Arrivo intanto ad una qualche aid station (ad occhio, quella del km 78). Qui per la prima volta in tutto il giorno, mangio qualcosa di solido, intendo cibo vero. O meglio, mi faccio riempire una borraccia, mentre prendo una fettina di torta e una manata di salatini. Riparto subito.

E qui, succede qualcosa che per me è tuttora inspiegabile. Valicato un piccolo dosso, inizia una mini discesa per riprendere il lungo lago di ritorno. E inizio a coricchiare.

Ma dopo pochi metri, inizio proprio a correre, deciso, incazzato. Non mi arrendo certo così. Adesso voglio quel traguardo, e forse pure per un U-16 non tutto è perduto.

Le gambe sono di nuovo presenti, la testa pure, l`occhio della tigre, finalmente. Adesso sto maledetto sentiero lungolago me lo mangio senza pensarci. Arrivo cosí ad un bivio con la classica freccia incomprensibile, scelgo di stare basso (penso, devo girare intorno a questo bastardo, quindi gli sto vicino) e continuo. Però dopo non vedo altre segnalazioni o bandelle, e allora cresce la frustrazione e penso che proprio adesso che ci davo pesante ho sbagliato strada. Torno indietro incazzatissimo, prima di incontrare però un runner che mi dice che no, è proprio questa la direzione giusta. Così mi giro di nuovo in direzione Salzburg, e riparto ancora più deciso. 

Esco dal bosco per affrontare un tratto di asfalto, mangio un altro paio di runner che avevo davanti, e vedo all`orizzonte una aid station (quella del km 83). Un paio di ragazzini in monopattino mi incitano, o mi prendono per il culo, o entrambe le cose, e io cattivissimo gli dico di seguirmi di corsa invece di rompere i coglioni. Passo alla aid station come un aereo, davvero adesso è meglio lasciarmi stare, game face se mai ne ho indossata una. 

Maledetta pioggia, sempre presente, sempre intensa. 

Trovo ormai sulla strada diversi runner, alcuni davvero demoliti e stanchi. Uno però mi fa una certa impressione: è un inglese, sta camminando pinocchiatissimo in preda ai crampi. Maledizione, mancano più di 20 km, questo rischia l`ipotermia se non riesce più a correre. Così esco un attimo dalla mia trance agonistica per chiedergli come va, e soprattutto se devo dire qualcosa alla prossima aid station. Mi dice "ok", e allora decido di darci ancora di più, quel ragazzo mi preoccupa davvero, in un certo senso rivedo me stesso alla NDW, e quindi voglio raggiungere i volontari il prima possibile e segnalargli il problema. 

Una volta raggiunta la aid station e spiegato tutto quanto, mi prendo solo un pezzo di anguria e continuo di buon passo. Giù di nuovo verso il Salzburgring, ancora aid station passate al volo e ancora saluti ed incoraggiamenti con gli altri runner. 

E di nuovo il discesone verso Salzburg. Adesso un po`di stanchezza la sento finalmente anche io, così rallento un pochino e soprattutto allento la tensione agonistica di queste ultime miglia. Ad un paio di incroci mi prendo anche qualche secondo per un saluto ai volontari che se ne sono stati tutto il giorno sotto l`acqua per aspettare una manica di idioti in pantaloncini.

Di nuovo a Salzburg, di nuovo il Kapuziner. E mentre salgo ancora quegli scalini, ho un momento abbastanza emotivo, realizzo per la prima volta che ormai ce l`ho fatta. In cima, un po`di nebbiolina e la solita pioggia, stavolta però perfino gradevole e con un che di...purificante.

Ho già passato il marker dei 100 km (il percorso ufficiale ne misura 102.5, per me con il momentaneo ritorno al lago qualche chilometro prima, saranno circa 104) e mi godo ogni singolo metro della discesa sulla città.

Raggiunto finalmente lo Staatsbrücke, la sorpresa più bella: Ari che mi aspetta dall`altra parte, per correre insieme gli ultimi 400 metri verso Residenz Platz.

Momento davvero perfetto. Le dico solo "dai, andiamo al traguardo".

Ci fondiamo così in piazza a velocità supersonica, mentre sul palco si stanno facendo le premiazioni (i primi sono stati sulle 9 ore basse, alieni). 

Caccio un urlo animalesco mentre entro tra le transenne che portano all`arrivo, e tutto il pubblico si distrae per un attimo dalla cerimonia di premiazione e va in delirio totale. 

Traguardo. 104 km in 14 ore e 50 minuti circa.

Mission accomplished

Baci, abbracci, non capisco più niente. 

Capisco solo che mi mettono in mano un the caldo, invece della tanto sognata bionda, ma neppure mi lamento, anzi.

Adesso voglio solo l`albergo, levarmi i vestiti ormai inzuppati (anche se la giacca antipioggia Kalenji ha fatto il suo dovere) e infilarmi in una doccia a temperatura vulcanica.


Un po`di fango

Una volta asciutti, puliti e rivestiti, non c`è neanche poi il tempo di mangiare qualcosa, che crolliamo entrambi in un sonno profondo.

Al mattino poi, colazione mondiale in albergo a base di bacon and eggs, ed è già tempo di andare in stazione per prendere il treno che ci riporterà a casa. Le gambe fanno male, ma nella norma, e ho un po`i piedi cucinati. 

Ma è tutto ok, nella borsa ho una medaglia e una maglietta di finisher, ed è quello che mi importava.

Ha detto bene un caro amico: si è chiuso finalmente un cerchio, aperto esattamente da un anno. Un inseguimento ad una distanza voluta e desiderata come mai prima.

Oggi posso così considerarmi anche io uno del club dei 100km e, per la prima volta nella mia ancora brevissima "carriera" di corsa, pure un qualificato alla Western States. Un nome che solo a scriverlo, mi mette una paura micidiale.

E comunque, il Terzoristoro ha conquistato pure la terra austriaca.


You`ll never run alone

Alle prossime. On trail.

Manu







martedì 19 maggio 2015

La mia NDW50: fiatone, merda e abbracci.

Eh no, adesso basta. 

Ne ho, ne abbiamo, ne hanno tutti le palle piene di prati fioriti, gite domenicali, selfies e grannies, sorrisi e low five dati ai bambini, immagini gloriose di arrivi indimenticabili con tanto di post Facebook "oh, non avrei mai pensato di farcela, ma ogni tanto i sogni si avverano" e cose così.

No, adesso si cambia tutto. E ora di sbattere sul tavolo cotte micidiali prese perché si parte troppo forte, corsa completamente scomposta in barba alle leggi della fisica e dell`estetica (le famose "Bannister Rules"), cagate come se non ci fosse un domani in mezzo al nulla più o meno al 30esimo miglio, chafing selvaggio dovuto alle cagate di cui sopra, e schiaffi ai bambini (no dai, per questa volta hanno ancora avuto il low five, ma dalla prossima si cambia registro pure lì).

Ecco, tutto questo è il frutto di qualche ora trascorsa in compagnia e in udienza con il Cinghialone. Erano anni, che volevo trovarmi in qualche modo sul sentiero insieme a lui, intendo lo stesso giorno. 

E a lui (e a Davide) sono bastate poche ore per spiegarmi che è ancora tempo di scuola elementare, mentre molte meno ne sono bastate al North Downs Way per infliggermi una lezione di running (e di vita) come raramente ne avevo prese. 

Un percorso di una brutalità totale, che non perdona niente, e che neppure ti da la possibilità di ristorare mente e corpo con quei bei panorami in stile SDW. Niente di tutto questo: qui si viaggia a testa bassa quando c`è da correre, e a ginocchia sulla fronte quando c´è da venire a patti con i maledetti scalini di Box Hill e Reigate Hill (con i quali appunto, NON si viene a patti: dispongono loro di te come e quanto gli pare - a meno che appunto, tu non sia uno di quei bad boys che prendono aria lì davanti).

Quindi questo resoconto parte con una bella immagine riassuntiva:



Questi tre oggetti rappresentano di fatto la mia giornata sul NDW.

Il primo a sinistra, raffigura il mio stato d`animo alla partenza. "Ma sì cazzo, mi sento carico e cattivo, ci sono gli amici dall`Italia a correre con me, questo NDW ha solo due scalini a metà strada, andiamo e rompiamo il c@lo ai cervi".

Il secondo oggetto è il mio post-Box Hill. Anzi magari lo fosse stato, o meglio, magari lo avessi avuto con me. E mentre sono lì dietro un albero in una situazione delle più pietose mai vissute, penso a quante volte le liste di mandatory gear pre-gara possano essere pure troppo corte.

Poi si ritorna sul primo oggetto, stavolta perché penso che me lo darei sui denti e sulle ginocchia, per i pensieri di guerra che avevo al mattino. Perché non si può (nella mia attuale condizione) tirare le prime 10 miglia di una 50miles in meno di 1:30. La paghi cazzo, e la paghi cara. PAM! Martellata sulle ginocchia.

Ancora il secondo oggetto, stavolta in un bel prato di Poison-Something intorno al 40esimo miglio. Non riesco neppure a piegarmi, ma quantomeno riesco a mantenere un`immagine "esterna" pulita, perché si sa: l`estetica è sempre la prima cosa.

E infine, dopo 11 ore e passa in giro per la campagna londinese, eccole lì: medaglia e maglietta di finisher. 

Ecco, il mio epicissimo race report potrebbe chiudersi qua ed anzi, lo chiudo qua.

Però, due pensieri a caso, approfittando della comodità del divano di casa e del non avere un cazzo da fare per un pomeriggio, li butto giù comunque.

Prima cosa: l`ultra è una cosa fantastica, sul serio. Mentre camminavo verso il traguardo Sabato, un paio di volte mi è scappato di urlare a qualche ragazzino boy scout "don´t try this at home". Massì pensavo, restatevene a fare i vostri picnics con vista panoramica sulla M25, che di imbecilli che si buttano su un sentiero per 10 ore e più ce ne già abbastanza. E invece no: try this at home, assolutamente.

L´ultra ti scarta come un pacchetto di cioccolatini, ti gira come un guanto di quelli da esplorazione intestinale, fisicamente e psicologicamente. 

In poche ore puoi sentirti il re del mondo, l`ultimo degli imbecilli, ancora il re del mondo e infine un bambino che piange in cerca della mamma al parco giochi...e poi ancora il re del mondo. 

Quello che ho capito Sabato (o che forse, ho cominciato a capire) è che forse non conosco modo migliore che correre 50 miglia per cominciare a capire quali sono i miei punti forti, quali le mie debolezze, quali le mie paure e quali ancora gli errori che ho fatto, presenti passati e futuri. Non fumo e non bevo (a parte una buona Ale al pub con quelli giusti): però corro 50 miglia, stabilisco un nuovo record di bestemmie concentrate in 10 scalini, mi cago addosso (forse) un paio di volte, arrivo al traguardo e vedo gli amici, e sono felice.

Ah giusto, a proposito di traguardo:




Ecco, la metto questa foto, opera per altro di una stella nascente del mondo Instagram, che ogni tanto si diletta anche con intonaco e parquet. 

Alcuni giurano per altro che esista anche un video, ma pare che lo stesso sia stato subito sequestrato dal Komitet interno (e l`autore gettato in fondo alla Manica).

Secondo pensiero a caso, o forse è il terzo o il quarto...fare sempre, sempre, sempre la propria gara, la propria corsa. Se si ha una strategia, se ci si è allenati ad un certo modo, stare a quello che si è fatto. Al massimo certo, lasciarsi una buona finestra per un po`di azzardo. Ci sta. E`pur sempre una gara, non una passeggiata nel parco. Ci mettiamo un numero, ci siamo allenati mesi e mesi per essere lì...però...però avere sempre in mente che se azzardi troppo, prendi poi una rimbalzata memorabile e arrivi quando la cicciona è già andata a casa (adattamento personale del "when fat lady sings").

E poi e poi....l`alimentazione. No, devo dire che quella è stata una delle cose andate davvero bene durante il giorno. Le shit-stops sono state conseguenza di un colpo di freddo allo stomaco preso la sera prima (e infatti già la notte pre-gara era stata piuttosto impegnativa in questo senso), ma per il resto il mio piano di un gel ogni mezzora con alternanza di Powershots ha funzionato bene.

Solo l`idratazione mi lascia ancora qualche dubbio. Nella prima parte di gara ho pisciato come la Fontana di Trevi (potrebbe essere stata eventualmente la caffeina del beverone Isomax che mi sono sparato 30 minuti prima dello start) e poi ho perso regolarità e purezza col passare delle miglia. Fa parte ancora di quei missing rings che devo mettere a posto, specie in vista di Salzburg.

Materiali...direi anche lì abbastanza ok. Ho usato di fatto tutta roba straconosciuta, a cominciare dal fido Salomon XA 10+3 anno 2011, che si è rivelato ottimo. 

Come maglia non potevo non adottare la Aschero-Shirt "modello Sindone" (copyright by le figlie di Luigi), abbinata stavolta con gli shorts Kalenjii.

Ai piedi, Brooks Pure Grit I (il terzo paio) e calzini Injinji Trail.

E basta...sì, penso di aver detto tutto.

Ah no, un attimo.

La Cùmpa. Il Terzo, gli amici che stanno ore ad aspettarti al traguardo e che poi te lo rinfacciano, vederli lì la mattina della partenza e pensi che per una volta sei tu ad aver fottuto la distanza e ad aver trovato il modo di stare una giornata con i fratelli veri. Anche se hai dovuto farti 1000 km in auto (e altri 1000 per il ritorno), anche se hai fatto una serie di cazzate memorabili per il solo gusto di correre due miglia insieme a loro, anche se...

Questa è la vera foto del giorno.



E infine, giusto perché sono in vena di confidenze, eccovi pure lo scatto che rivela la firma del contratto col mio nuovo allenatore:



Cinghial way of life.

Ci vediamo a Salzburg.

Sempre e comunque, #Terzoristoro.

Manu

lunedì 11 maggio 2015

On the road to Farnham: NDW50 pre-race thoughts

Aaannnnddd...here we go! After an amazing experience #SDW50, it`s time to go back in England and enjoy another big day with Centurion guys and a lot of runners and friends.

Well...I hadn`t planned it at all. At the beginning of the season, I just wanted to run SDW50 as my first 50mi race and then enjoy a good training period before my second attempt with 100k distance @Salzburg100k, coming in June.

But...and it`s a veeeery big BUT (with one "t" by the way..), Centurion gave us the chance in March to join the re-opened waiting list and I simply could`t resist, essentially because I just wanted to join a couple of friends and running mates from Italy and run this beast with them.

So...can´t wait to be in Farnham!

My post-race recovery after SDW50 went pretty well, although I wasn`t able to put a long training run in between, just because I simply hadn`t enough time to do it. I mean, recovery, eventual long training and then pre-NDW tapering. Simply too much. So I preferred to do shorter training runs and try to pick up the pace, just a little bit, and I must say, it was "easier", thanks to the amazing weather conditions I´ve found here. 





As usual, I´ve no target-time or stuff like that. Just enjoy the course and the runners around of me, and the challenge that The North Downs Way will give me.

I`ve just two particular "goals". First of all, to meet a lot of friends out there. And second, to get a double hug from Nici Griffin. One at the start line, and the other, hopefully, at the finish! 

See you in Farnham.

Manu 

NDW50 race week: on the road to Farnham

Eccoci qui...sei settimane dopo la fantastica esperienza sul South Downs Way, è tempo di tornare su dai Centurion guys e provare a correre la NDW50. 

Ancora 50 miglia (ma occhio alle promesse "bonus miles"), ancora una lunga giornata sui sentieri e soprattutto, ancora una bella corsa in compagnia di grandi runner e grandi amici.

All`inizio dell`anno non avevo assolutamente programmato di salire a Farnham a metà Maggio, ma poi verso Marzo grazie all`opportunità concessa Centurion con la riapertura delle waiting list, non ci ho pensato un minuto a buttarmici dentro. 

In più, stavolta la spedizione TerzoRistoro è davvero notevole: ci saranno anche Luigi della Third Aid Station UK (alla sua prima ultra...occhio che questo è un martello) e ovviamente il socio Davide in visita pastorale nel Surrey. E...last but not least...il nostro Cinghialone! Ebbene sì, tirato dentro anche lui all`ultimo momento, per la verità senza grossa fatica. 

Da un punto di vista "tecnico"...dai, vediamo un po`. Sarà un percorso tosto, sia per distanza sia per caratteristiche altimetriche. In particolare, il tratto Box Hill - Reigate Hill (dal miglio 25 al miglio 31) sembra restare nei racconti di chi l`ha già corsa come una roba da faccia sulle ginocchia. E va bene, si vedrà. 

Per quanto riguarda la mia condizione...mah, così così. Diciamo che come testa non vedo l`ora di essere là. Come gambe, forse sento la mancanza (ma magari è una roba più psicologica) di un lungo "di sicurezza" tra SDW e NDW. E d´altra parte però c`erano solo 6 settimane tra le due 50 miglia, e sarebbe stata dura farci stare dentro un recupero post SDW, un lungo e il tapering pre-NDW. Dunque ho accorciato un po`le distanze delle uscite e i totali settimanali; in compenso ho cercato di far girare un po`le gambe  a ritmi leggermente più intensi rispetto a questo Inverno, complice anche la splendida Primavera che sta venendo fuori da queste parti.

Non ho obbiettivi particolari, se non quello ovvio di raggiungere il traguardo di Knockholt Pound (eh sì lo ammetto, la medaglia di finisher made by Centurion mi piace molto, avrei voglia di collezionarne un`altra) e soprattutto, obbiettivo numero uno resta una buona IPA con i Terzobro´s.

Sarà una grande giornata e farò del mio meglio, come sempre. 

E poi c`è lui, e questo basta e avanza.





Ci vediamo a Farnham. #NDW50 #TerzoFuel

Manu


sabato 11 aprile 2015

SDW50 2015 Race Report (english version)

Aaannnndd here we go. Finally I could find a couple of hours to try to say and write something about my experience at the SDW50.

Yeah, that was really an "experience", with a lot of moments and emotions into it, I´d like to say almost "revealing" about something. But you know, I just don´t want to trash this blog with things like "it was awesome", "now that was a day" and something like that.

So, short version for you runners outthere: I ran it, I finished it and I collected a really beautiful medal.

And that´s it!


No...just joking...I think I might have to say something more about it, and I´m going to do that, although I admit it remains pretty difficult, you know, to describe what I felt on race day. So, just going to write some stuff, maybe with no sense at all, but "true", for sure. And just going to use my crazy sucking english. So, deal with that. :)

First of all, I must say, that it was probably my most anticipated race ever. I registered in July 2014, and did a 6 months "training plan" to be enough prepared for it, or trying to. Man, I admit, I could´t wait running it, I was in fact pretty antsy about it, but in a positive sense by the way.

I could already come to England on Monday before the race, just to enjoy a little holiday with my wife, and to begin to breathe the atmosphere of SDW, the magic of it, and..why not, to taste a bit of the amazing english kitchen! But most of all, to optimize rest and tapering before the race.

So on Saturday morning I felt good, motivated and ready to go.

At the registration I could finally meet Nici Griffin and RD James Elson, and of course, have a picture with a real ultrarunning legend...

Simply...The Can!

Just the time to buy James Adams´book (did you know that he has a book out) "Running stuff" (it will be very useful to re-balance the table in my kitchen :)) and we were already going to the start line.

Plenty of runners and crews, me and Ari just waiting for the start. I decided to be in the back of the pack, essentially because I just wanna be by myself at the beginning of the race, avoiding to run too  fast or at a pace which I didn´t train (you know, adrenaline and just happiness could be very "dangerous" at the beginning of such a long journey).

Deep into the meters...


Yeah, as usual but more than ever, "enjoy the journey" will be my mantra during SDW50. No time goals, no idea about where there are uphills or flats or aid stations...just, wait and see, trying to stick to my nutrition and hydration plan (eating gels, shots and wafers every 30 minutes, and drinking constantly), setting a comfort pace and enjoy the amazing views around South Downs National Park. And of course, have a great run with great friends! Ehi, I must say, I´ve met a lot of runners on the course, and I´m sure I´ll forget many names: but for sure, I won´t forget the stories we shared and the "intangibles" we experienced. So, Pam, Barry, Joe and the others...THANK YOU very much for this day, it was a pleasure and a honour to share a couple of miles with you guys!

The weather: again, simply perfect. At the beginning we could enjoy a typical chilly english morning, with a bit of wind and rain. But it was ideal for running. And for the last miles of the day, a big surprise: sunshine!

What a moment. I remember that: 10 miles to go (less than a half marathon...on paved roads, but a lot more on a trail) and for the first time I could really feel that I was going to get it. It was very special, I could clearly go with the mind to the moments I lived here with my father many years ago, and I was pretty emotioned to think that I was running also in memory of him. I could feel him on my shoulder all day, and that was surely crucial to let me reach the finish line.

At the trigger, starting to run the last downhill of the day, I could finally understand that I was going to realize a dream. Man, running a 50 miler, on an amazing course. I´ve really dreamed a lot about that, and simply couldn´t wait to reach that track in Eastbourne, get the medal and most of all, a huge hug from my wife!

Finally...the track!

After 9h and 35 minutes, I could finally stop and get overwhelmed by the emotions.

I´ve met again Nici and James, and again hugs and congrats from them. And most important, I just tried to say thank you for the amazing work they did all day: you know, the volounteers, the aid stations...: all was awesome, really well organized and I will never forget your courtesy and kindness guys!

Just the time to take the shuttle bus, and in few hours we were again in our cottage, ready to sleep like hell (or try to do it: admit, adrenaline and endorphins are bad friends when you just want to sleep, but...whatever..).

The days after the race I could recover pretty well, and on Thursday, just before the return to Germany, I could enjoy a great recovery run with Ari again on the SDW, with a couple of miles around Chanctonbury Ring.

I just wanted to say "goodbye" to this wonderful trail. Because I know, that I´ll run here again.


See you next SDW!

And now, can´t wait to come back in May to try running NDW50. Again Centurion guys, again a bunch of friends. See you in Farnham!

Manu


SDW50 2015 Race Report (italian version)

Eccoci qua finalmente, a cercare di mettere giù due idee sulla giornata di SDW50. Con mostruoso ritardo ovviamente, anche perchè dopo la gara ne ho approfittato per godermi una piccola vacanza con Ari in Sussex, tra mangiate come-se-non-ci-fosse-un-domani e lunghe passeggiate alle Seven Sisters e in giro per la campagna, ma senza alcun contatto con il mondo esterno nè tantomeno collegamento internet. In culo al mondo insomma, proprio come volevo. 

Siamo tornati ieri sera, giusto in tempo per fiondarsi in letto demoliti dal viaggio, e finalmente oggi ho un po' di tempo per provare a ripercorrere con la tastiera del PC quella splendida giornata.

Vi avverto, sarà un racconto carico di melassa, retorica, epica e leggende. Quindi, se volete evitarvi tutto questo, eccovi una versione accorciata della mia SDW50:

Andato, corso, traguardo, finisher, bellissimo.
Aannndd..that´s it.

Bene, ora che abbiamo già segato metà dei 4 lettori potenziali, restiamo ai 2 abituali e va bene così. :)

Tutto comincia il Lunedì prima della gara, anzi ancora la Domenica sera. Decidiamo infatti di viaggiare di notte, un po' per trovare temperature più fresche e meno traffico, un po' perchè non stiamo più nella pelle dalla voglia di andare, un po' perchè abbiamo il traghetto a mezzogiorno del Lunedì, e vogliamo arrivarci in gran relax. E così è: il viaggio passa via veloce tra pause di micro sonno e qualche chiacchiera, e la mattina siamo già a Calais pronti ad imbarcarci. 

Giornata bellissima ma molto ventosa, eppure c'è un tempo così terso che possiamo vedere distintamente da Calais già la costa inglese e le famose white cliffs di Dover, la vera porta verso l'Isola, nonchè uno dei miei ricordi più cari dei viaggi di tanti anni fa con papà. 1h e mezza di traghetto e siamo di là (ho scoperto dopo perchè sui time tables di P&O si legge 30 minuti di durata per il viaggio di andata, e 2 ore e 30 per il ritorno...trattasi di fuso orario: minimo, ma pur sempre fuso...).

Ancora un paio d'ore di motorways e campagna inglese, e siamo al nostro cottage.


Che favola!

Un sogno, immerso nella campagna del Sussex, con vista quasi sul mare, e soprattutto a due passi (in senso letterale) dal South Downs Way. Bene così, avrò qualche giorno per ambientarmi e cominciare a sentire odore di 50 miglia.

Le giornate trascorrono così tranquille; per me è pur sempre l´ultima settimana di tapering, e così ne approfitto per caricare il serbatoio (leggi: mangiare come un drago) e dormire come un ghiro. Mi prendo solo un momento per me, quando decido al Mercoledì pomeriggio, in una luce di Sole quasi al tramonto, ti infilare pantaloncini e scarpe e andare a provare un paio di miglia sul SDW. Pomeriggio incantevole, trovo anche un paio di runner (tra me e me penso: chissà se anche loro saranno a Worthing al Sabato mattina) e molti che passeggiano a cavallo. Mi sento bene, carico. Scendendo nuovamente verso il cottage sento per un attimo quella cosa dentro, nel cuore e nelle gambe; capisco insomma che sono pronto, e che Sabato mi aspetta davvero una grande avventura.

E così arriviamo al grande giorno.

Sveglia presto, che devo ancora completare gli ultimi preparativi (ovvero: buttare tutto il possibile dentro ai borsoni e approntare un minimo di drop bag che mi servirà poi nel caso raggiungerò il traguardo). Buona colazione ma non troppo abbondante (latte e...lo ammetto, choco pops, pane e marmellata e una banana, il tutto innaffiato di buon tea) e siamo pronti. 10 minuti di auto e arriviamo finalmente all´Hillbarn Recreation Ground di Worthing. Uno spettacolo: college tipico inglese, con prato sterminato dove sono disseminati campi da calcio e da rugby, più alcune strutture per il track and fields. Vera sport culture inglese, come piace a me. Sono gasatissimo!

Mi avvio al tavolo delle registrazioni e del check-in del materiale obbligatorio, tutto avviene velocissimamente e con grande efficienza e cortesia. Faccio anche la conoscenza di Nicci Griffin, la signora Centurion, e di James Elson, RD della gara nonché fantastico ultrarunner: un grandissimo, io senza vergogna gli dico di essere "l´amico di Davide" (ah giusto, e di chi vuoi che sia la colpa del perché io mi trovo qua...) e lui simpaticissimo mi chiede se ho un tempo in particolare come obbiettivo e cose così: assolutamente no, rispondo io; che cavolo, è la mia prima 50 miglia, neppure so se arriverò intero fino a Eastbourne, figuriamoci se mi immagino un tempo di riferimento. Gli dico che penserò solo a godermi la giornata e l´esperienza, e ricevo il suo più sincero in bocca al lupo. Giusto ancora il tempo di acquistare il libro di James Adams "Running and stuff" al pop up store Centurion, e soprattutto di fare una foto con una vera leggenda dell´ultrarunning mondiale...

The Can and I.
...ed è tempo di prepararsi. Un paio di giri veloci in bagno per esorcizzare un po´di normale emozione, e si va verso il materassone Centurion al centro del prato.

Non preoccupatevi: alla vostra prima 50mi, potreste avere questa faccia scema.

Nell´aria si respira un´ondata inarrestabile di endorfine e cazzutaggine, questi intorno a me sono runner veri, il livello generale del field è altissimo!...e mentre sto ancora pensando a cosa ci faccia io qui in mezzo, James fa partire il countdown e da il via!

Let´s go!

Anche questa volta, anzi ancor più oggi, scelgo volontariamente di partire in fondo al pack. Non voglio correre il minimo pericolo di farmi trascinare dalla corrente e dalla voglia di andare. Sarà una giornata lunghissima, e mi aspettano numerosissime insidie e cose che non conosco. Meglio starsene tranquilli, cercare il passo e il respiro giusto, e fidarsi della propria strategia (di sopravvivenza).

Prime miglia e primi imbottigliamenti (ci sta, quando sei nella pancia o nel fondoschiena del gruppo). Risaliamo lentamente una pista che costeggia il golf club di Worthing, il nostro obbiettivo ora è di fatto "andare a prendere" il South Downs Way, che ci aspetta al miglio 5 più o meno, non prima però di aver raggiunto il bellissimo Chanctonbury Ring. E proprio su questo salitone trovo ad applaudire e salutare i cari Robert ed Emma, i "padroni" del cottage e del farm dove stiamo noi. Coppia sulla 30ina con figlio in braccio e cagnotti al seguito, due belli allevatori tipici inglesi, di una simpatia davvero squisita. Che sorpresa vederli lì ad incitarci: abbraccio e pacca sulle spalle, ci vediamo stasera guys!

Oh giusto, nota a margine. Il percorso è segnato perfettamente, i ragazzi di Centurion hanno fatto un lavoro eccezionale. Tracciatura essenziale e senza fronzoli, come mi piace, ma davvero chiara.

Le prime miglia sono davvero magiche. Senti e capisci che ognuno sta cercando il suo posto, nel gruppo e forse pure un po´dentro se stesso. Alcuni chiacchierano amabilmente come se fossero ad una passeggiata della Domenica pomeriggio, altri sbuffano come tori in gabbia in attesa di iniziare a martellare, altri ancora corrono con una faccia completamente da ebete, in piena euforia da corsa (vabeh...facciamo uno, che corre così...:)). Sono felice cavolo, non smetto di guardarmi intorno e di godermi questi fantastici panorami (il tempo adesso è ancora ok). Questi profumi di campagna e di prati inglesi, di pioggia anche quando c`è il Sole, e noi all´inizio di un lungo viaggio su un sentiero bellissimo: momento incredibile!

Dopo circa 11 miglia arriviamo alla prima Aid Station, a Botolph. Numero di gara rilevato, neppure mi fermo. Sto bene, e ho già da tempo dato inizio alla mia strategia alimentare: un´alternanza regolare di gel, shots e wafer, tutto made by Powerbar, a intervalli di circa 30 minuti. Inoltre ho i due handhelds, divisi in solo acqua e isodrink (quest`ultimo di fatto non lo ricaricherò più, preferendo la soluzione del bere solo acqua dopo le prime 3 ore). Ah giusto, a proposito di aid stations: disposte benissimo e nel numero giusto, i volontari sono semplicemente fantastici ed efficientissimi, ad ogni aid station è tutto un "lookin´good man" e "well done!", ai quali rispondo con ringraziamenti continui per il tempo che ci regalano e per la loro assistenza (ringraziare poi con la bocca sempre piena è una cosa da veri gentleman!).

Prime salitone di giornata, il vento adesso si è fatto più intenso e il cielo è nuvoloso. Ovviamente in salita vado di power hiking ma senza esagerare, e in alcuni tratti riesco perfino a corricchiare un po´. Mi sento sempre benissimo, eppure ammetto di essere un po´ "preoccupato": in sostanza penso di star andando "troppo" forte rispetto a quanto pensato e voluto. E il Garmin è lì a dimostrarlo. Sto procedendo circa a 30 secondi al Km più veloce di quanto immaginato, e la paura di imballarmi con il passare delle miglia è lì ben presente. Così decido di rilassarmi ancora di più, di sciogliere spalle e schiena nelle discese e di controllare il bacino e la schiena in salita, senza schiacciarmi troppo in avanti (rischierei altrimenti di compromettere il giusto ritmo di respirazione, un po´come feci al Ticino 2 anni fa). E soprattutto, continuo a godermi i vari incontri con gli altri runner (porca miseria è dura adesso ricordarmi tutti i nomi: Pam e Brian, Jo, James, e chissà chi sto dimenticando adesso): sono sempre belle occasioni per fare conoscenza, scambiare due impressioni sulla giornata, e condividere qualche storia di running.

Così racconto anche un po´la mia di storia: spiego che è la mia prima 50 miglia, e ovviamente la prima volta sul SDW. Racconto però che già da bambino ero venuto da queste parti, e che quando il mio amico Davide mi aveva consigliato di correre questa gara, non ci avevo pensato un minuto, tanto desideravo tornare in questi posti, e avere pure la possibilità di correre questa 50 miglia in memoria di mio papà, grazie al quale ho imparato ad amare l`Inghilterra. E papà oggi corre con me, ne sono sicuro, tante sono le volte che ne avverto la presenza, fosse pure nella pioggia e nel vento che ci accompagna verso Eastbourne.

Siamo adesso intorno al 25esimo miglio. Adesso c´è da correre una leggera discesa di cemento battuto, non il massimo per le mie caviglie. Ma metto giù il testone ed esco da questo passaggio particolarmente duro.

31esimo miglio, momento satori. Sono da qualche parte in cima ad una collina, sta piovendo duro e di traverso, ma non è freddo. C`è pure un filo di nebbiolina. E sto veramente bene. Saluto un paio di escursionisti e mi scappa proprio un "I love this race!"

Si, lo ammetto, mi sento in cima al mondo, ma è una sensazione davvero difficile da spiegare: è come se in un attimo tutti i sacrifici di questi mesi, gli allenamenti, i momenti belli e quelli difficili, tutto quanto si unisse in un singolo momento di beatitudine, di felicità di esserci, come se davvero si potesse trovare il proprio posto nel mondo. Insomma, bello.

Non devo distrarmi troppo però. Tra poco sarà vero leap into the unknown (cit. Hal Koerner): il mio limite è alle 35 miglia, e da lì in poi sarà un viaggio in territori inesplorati, del corpo e della mente.

E a sollevare corpo e mente poi, ci pensa la magica comparsa, alla aid station di Southease (o forse già a quella prima, adesso non ricordo), del miglior cibo che esista per l´ultrarunning: l´anguria e il melone. Il top assoluto, ti mette a posto bocca e stomaco: in combinazione poi con due sorsate di pepsi, davvero ti rimette a nuovo.

Altra salita, adesso le miglia cominciano a farsi sentire: si corre meno e si cammina di più, eppure vedo che continuo a darci bene e convinto. Sono anche contento perché non ho nessun problema di stomaco. La strategia alimentare approntata in lunghe Domeniche in giro per boschi dalle mie parti, sta funzionando alla grande. Bene così. Piedi e gambe ok...insomma, un buon bilancio dopo 40 miglia.

Ora finalmente è pure uscito il Sole, che sensazione! Io la chiamo "magic hour". Quando insomma capisci, per la prima volta, che ce la puoi fare. Siamo a 10 miglia dal traguardo, meno di una mezza maratona in condizioni "normali", ma molto di più se pensi che nelle gambe hai già 7 ore di corsa. Eppure sarà la luce del pomeriggio che è tutta particolare, sarà che adesso ci do veramente bene perché ho voglia di vedere il traguardo e abbracciare Ari che mi aspetta a Eastbourne, fatto sta che mi sento veramente leggero, contento, a posto.

Trigger finale al miglio 48, segnale che ci tocca lasciare il South Downs Way per buttarci nell´ultima discesa verso Eastbourne, e ci si comincia a dar pacche sulle spalle con gli altri runner. Ce l´abbiamo fatta! La discesa la percorro pure benino (io che storicamente sono veramente piantato in discesa, e il resto della giornata non ha fatto eccezione in questo senso) e in un attimo siamo per le viuzze della periferia di Eastbourne.

Fantastica sensazione. Un paio di km di asfalto verso la pista di atletica che vorrà dire traguardo, sono in piena esaltazione mistica, e anche se percepisco un po´di stanchezza, sento che avrei voglia di non fermarmi mai.

L´entrata sulla pista è qualcosa da pelle d`oca, pure adesso che ne sto scrivendo.

Joining the track

Madonna quanto ho sognato e immaginato questo momento. E´veramente il coronamento di tutto.

Giro di pista e finalmente traguardo, in 9h e 35 minuti circa. Baci e abbracci con chiunque mi capiti a tiro in quel momento, e finalmente mi mettono al collo lei, la medaglia di finisher.

Vedo ancora Nicci e James, ai loro abbracci e complimenti non posso che rispondere con dodicimila ringraziamenti per tutti questa giornata.

Ora però devo pensare ad un´altra "emergenza": un minimo di stretching prima di infilarmi nelle docce. So che se non mi distendo un po´, il giorno dopo sarò veramente incricatissimo. 

Tutto ok comunque, dopo pochi minuti anzi sono già fresco e docciato (facciamo solo docciato vah, "fresco" proprio no :)) e pronto ad azzannare il panino con sausage offerto dall´organizzazione. Con Ari poi saliamo infine sullo shuttle bus in direzione Worthing (incredibile: non sono neanche le 8 di sera, ed io che pensavo di arrivare a Eastbourne ben dopo il tramonto).

Finalmente al cottage, ci schiaffiamo tra divano e letto, e crolliamo entrambi in un sonno profondissimo.

No, col cavolo. Ari dorme della grossa, ma io invece continuo a girarmi in preda ad adrenalina pura post corsa, e soprattutto sentendo i muscoli delle gambe bollenti. Ho caldissimo, e credo sia veramente dovuto allo sforzo prodotto per tutto il giorno. Così mi trasferisco direttamente sul divano per non disturbare Ari, e lì finalmente riuscirò a prendere qualche ora di sonno.

Prima di addormentarmi però, mi guardo ancora un po´la medaglia Centurion e la bellissima maglietta finisher. Devo ammetterlo, hanno un sapore tutto particolare, indescrivibile. Ce l´ho fatta: sono, di nuovo, un ultrarunner.

I giorni successivi sono poi passati tranquilli. A parte la Domenica e il Lunedì, quando ho dovuto faticare un po´a cavarmela con le scalinate del castello di Arundel, da Martedì in poi ho cominciato a sentirmi di nuovo a posto e in recupero.

Recovering at The Sisters

Un po´la cucina del luogo e un po´le passeggiate rigeneranti al Billig Camp e a Beachy Head, hanno poi fatto il resto, e così al Mercoledì mi sentivo finalmente di nuovo ok.

E infine al Giovedì, approfittando di una giornata davvero incantevole (ma tutta la settimana siamo stati davvero fortunati con il meteo) abbiamo deciso di farci ancora una corsetta sul tratto di SDW vicino al nostro cottage (tra il 5 e il 10 miglio del percorso di gara). Bellissimo. 

E´stata per me così l`occasione per salutare il South Downs Way. Una pista splendida, panoramica e "logica" nel suo andamento, decisamente uno dei più bei sentieri sui quali abbia corso.

L´ho salutato, certo,ma si è trattato di sicuro di un arrivederci. Perché sul SDW, ci correrò ancora.


See you next SDW!

E adesso testa e gambe verso NDW50 a metà Maggio. Un altra fantastica avventura che mi aspetta. Stavolta forse, pure con un paio di amici in più.

Terzoristoro sempre, comunque e ovunque.

Manu